Donald Trump ha dichiarato guerra alla Digital Services Tax, introducendo la minaccia di applicare dazi del 100% su tutti i beni importati dagli Stati membri dell’Unione Europea che introducono o applicano questa tassa. L'annuncio, riferito da importanti fonti, è arrivato in seguito a una campagna di pressione degli Stati Uniti per considerare la Dst un'imposta schiacciata in particolare su aziende tecnologiche statunitensi come Google, Apple, Meta e Amazon.

La Digital Services Tax, definita come una tassa sui servizi digitali, ha già avuto un’ampia adozione in Europa. In Italia, per esempio, è stata introdotta nel 2025 con un’aliquota del 3% sui ricavi delle aziende che operano nei servizi digitali e generano entrate globali annuali superiori ai 750 milioni di euro. Altri paesi UE che hanno adottato la Dst includono la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Austria.

Un conflitto ormai strutturale

Trump ha ribadito che questa decisione va a colpire un accordo commerciale tra gli Usa e l’Unione Europea siglato a fine luglio 2025. La clausola iniziale di quell’accordo prevede aliquote massime del 15% per la maggior parte delle merci, ma Trump ha chiarito che i nuovi dazi saranno applicabili al di fuori di tale limite, basandosi su sezioni specifiche della legge commerciale statunitense, tra cui la Sezione 301 del Trade Act.

Il Presidente ha espresso preoccupazione che le legislazioni dell’UE, come Digital Markets Act e Digital Services Act, siano state deliberate con lo scopo di creare barriere per le aziende statunitensi. Il governo Usa accusa esplicitamente il contesto dell’UE di introdurre regolamenti che, a suo parere, ostacolano gli interessi economici Usa.

Risposta formale dalla Commissione Europea

Nel tentativo di placare il fronte Usa e proteggere la sovranità legislativa dell’Unione Europea, la Commissione ha ribadito che le misure adottate sono legittime e non discriminatorie. In una dichiarazione ufficiale, un portavoce della Commissione ha sostenuto che la normativa europea mira a garantire l'applicazione equa delle tasse in base all’origine o all’ubicazione delle aziende, e non esclude in alcun modo soggetti di uno specifico paese.

La dichiarazione include anche una chiara minaccia di reazione all’eventuale entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi. La Commissione si è detta pronta a rispondere con misure concrete e rapide per garantire autonomia e protezione ai propri interessi.

I rischi di un commercio in crisi

L’introduzione di dazi del 100% non solo danneggerebbe i prodotti europei nei mercati Usa, ma potrebbe destabilizzare un accordo commerciale già delicato. La Commissione europea ha lavorato intensamente con i governi europei in questi mesi per raggiungere un’intesa, che ha trovato un sostegno concreto all’inizio di giugno 2026. L’accordo, approvato il 16 giugno, seguito da una decisione definitiva il 25 giugno, permetteva a entrambi i blocchi di trovare un equilibrio.

Ad oggi, i negoziatori non hanno discusso esplicitamente il tema della Digital Services Tax come parte degli accordi, anche se l’implementazione di una Dst unica a livello UE resta uno scenario ipotizzabile in futuro. La mancanza di dialogo su questo tema durante i mesi di negoziato ha alimentato l’insicurezza degli investitori e delle imprese interessate.

    • Gli Stati Uniti vedono la Dst come un’arma politica per colpire le Big Tech americane nel mercato globale.
    • L’Unione Europea difende il proprio diritto di regolare il mercato interno e di fissare alleanze fiscali indipendentemente da Paese di provenienza.
    • Il rischio di una guerra commerciale Usa-Europa si alza significativamente con questa escalation.

I punti chiave

Un’analisi di fondo rileva che Trump punta a ribadire la sovranità interna Usa nel settore fiscale, sfruttando la Sezione 301. La risposta dell’UE, invece, è stata chiara: non ritirare o modificare le misure adottate, ma al contrario rafforzarle a difesa della propria autonomia.

Sul piano economico, l’applicazione di dazi del 100% potrebbe colpire in modo rilevante i Paesi membri dell’Unione Europea, che esportano merci verso gli Usa. Paesi come l’Italia, che già applicano una Dst, potrebbero essere tra quelli più fortemente colpiti, con impatto anche sulle industrie tradizionali come l’enogastronomia o l’abbigliamento.

Il confronto tra gli Usa e l’Unione Europea sembra destinato a intensificarsi. Mentre la Digital Services Tax rimane una tassa di interesse economico e fiscale, diventa anche una questione politica che potrebbe influenzare la cooperazione transatlantica nel medio termine. Una soluzione comune richiederà mediazioni molto più articolate per non mettere a rischio la pace commerciale globale.