Il 5 ottobre scorso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presentato una domanda di registrazione presso l’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale) per un marchio sonoro che contiene la frase “Io sono Giorgia Meloni” pronunciata due volte. Si tratta di una delle poche richieste di questo tipo a livello europeo e ha subito generato un acceso dibattito sulla possibilità di proteggere una voce umana mediante strumenti di proprietà intellettuale tradizionali.
Il quadro giuridico dei marchi sonori
Il marchio sonoro è definito come “un segno costituito da suoni, musicali o non, che può distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre”. La normativa europea (Regolamento UE 2023/1115) prevede che un suono sia registrabile se è distintivo, non descrittivo e non generico. Tuttavia, la legge non consente di monopolizzare “una voce umana” in sé; il diritto si limita al pattern sonoro specifico registrato.
Come funziona la registrazione di “Io sono Giorgia Meloni”
La domanda comprende un file audio di circa tre secondi, in cui la presidente pronuncia la frase due volte con la stessa intonazione e ritmo. Il deposito richiede la classificazione del marchio nella classe 35 (servizi di pubblicità) e nella classe 41 (servizi di intrattenimento). Se accettato, il titolare potrà opporsi a qualsiasi uso non autorizzato di quel preciso segmento audio in contesti commerciali, inclusi spot pubblicitari o campagne politiche che sfruttino la frase.
Deepfake: il nuovo pericolo per le figure pubbliche
Negli ultimi tre anni, la diffusione di video e audio falsi basati su intelligenza artificiale è aumentata del 250 % secondo un rapporto del 2024 di Deeptrace. I deepfake consentono di sovrapporre la voce di una persona a dichiarazioni mai pronunciate, creando scenari di fake news, manipolazione elettorale e danni reputazionali. Per una figura come la presidente del Consiglio, la capacità di “sentire” la propria voce in contesti falsi può tradursi in perdita di credibilità e conseguenze politiche.
Esempi concreti di abuso della voce
- 2019 – “Il futuro dei trasporti”: un video con la voce di una celebre attrice italiana fu usato da un’azienda di auto a noleggio per promuovere un modello di auto elettrica, senza autorizzazione.
- 2022 – “Campagna sanitaria”: un deepfake della voce di un noto medico fu impiegato in un messaggio pubblicitario per un integratore non testato, generando una causa per violazione del diritto all’immagine.
- 2023 – “Scandalo politico”: un video manipolato mostrava la voce di un leader di opposizione mentre pronunciava un commento offensivo verso una minoranza; il video si diffuse su piattaforme social per oltre 12 milioni di visualizzazioni.
Strategie di protezione per i soggetti pubblici
Oltre al marchio sonoro, le istituzioni possono adottare un mix di misure legali e tecniche:
- Registrare la voce come sound recording ai sensi del diritto d’autore, garantendo un livello di tutela più ampio rispetto al solo marchio.
- Utilizzare servizi di watermarking audio che inseriscono segnali invisibili nel file per tracciare usi non autorizzati.
- Implementare sistemi di verifica basati su intelligenza artificiale (es. DeepFake Detection) per monitorare la rete e segnalare contenuti sospetti.
- Stipulare clausole contrattuali con piattaforme social che prevedono la rimozione rapida di contenuti falsi.
- Educare il pubblico tramite campagne di alfabetizzazione mediatica, mostrando esempi di deepfake e spiegando come verificarne l’autenticità.
Prospettive future e dibattito normativo
Il caso di Meloni potrebbe fungere da precursore per una più ampia regolamentazione della protezione delle voci. Alcuni esperti propongono la creazione di un “diritto di voce” a livello europeo, che consentirebbe ai titolari di opporsi a qualsiasi uso non autorizzato della propria voce, indipendentemente dal contesto commerciale. Altri avvertono che una tutela troppo estensiva potrebbe limitare la libertà di espressione e la creatività artistica, soprattutto nel campo della parodia e del satirico.
Conclusioni e raccomandazioni pratiche
Il marchio sonoro “Io sono Giorgia Meloni” non impedirà ai deepfake di riprodurre la voce della presidente, ma rappresenta un ulteriore strumento di difesa legale, soprattutto contro usi commerciali fraudolenti. Per massimizzare la protezione, è consigliabile integrare la registrazione del marchio con:
- Un deposito di copyright sulla registrazione vocale completa.
- L’adozione di tecnologie di tracciamento e rilevamento dei deepfake.
- Una strategia di comunicazione rapida per smentire falsi contenuti.
- Collaborazione con autorità di regolamentazione e piattaforme online per definire protocolli di rimozione.
In sintesi, la tutela della voce si sta evolvendo in risposta a tecnologie sempre più sofisticate. Il caso di Meloni dimostra che, pur non offrendo una protezione assoluta, il marchio sonoro può contribuire a creare un deterrente legale e a rafforzare la capacità di risposta contro i pericoli dei deepfake.
