Il contesto della disputa tra New York Times e OpenAI

Alla fine del 2023 il quotidiano americano New York Times ha denunciato OpenAI e Microsoft, sostenendo che i loro modelli di intelligenza artificiale fossero stati addestrati utilizzando articoli del giornale senza autorizzazione né compenso. La denuncia si è focalizzata anche sul fatto che ChatGPT, nelle risposte fornite agli utenti, mostrasse versioni complete di articoli protetti da paywall, consentendo letture gratuite e bypassando l’abbonamento.

OpenAI e Microsoft, d’altra parte, hanno difeso la loro pratica citando la dottrina del fair use, affermando che l’uso dei contenuti per l’addestramento rientra in un utilizzo legittimo e trasformativo. La questione è giunta in tribunale, dove una decisione potrà stabilire un precedente importante per l’intero ecosistema digitale.

Le preoccupazioni della Wikimedia Foundation

La Wikimedia Foundation, responsabile di Wikipedia e di altri progetti di conoscenza libera, ha redatto un documento legale, l’amicus brief, per avvertire il giudice delle possibili ripercussioni di una sentenza estrema. La fondazione non prende posizione a favore di nessuna delle parti, ma sottolinea che una decisione errata potrebbe avere due effetti opposti ma ugualmente dannosi.

Le due possibili derive di una sentenza

Una pronuncia che adotti una interpretazione troppo restrittiva del fair use rischierebbe di ostacolare l’innovazione tecnologica. In tal caso, progetti open source come Wikipedia perderebbero l’accesso a strumenti AI che migliorano la gestione dei contenuti, la traduzione automatica e la rilevazione di vandalismo.

Al contrario, una decisione che accetti un fair use indiscriminato potrebbe favorire un web più chiuso. Se i modelli AI potessero riprodurre integralmente articoli dietro paywall, la conoscenza online si indebolirebbe, poiché le fonti gratuite verrebbero soppiantate da versioni a pagamento, riducendo la disponibilità di materiale secondario per i lettori.

La proposta della Wikimedia per un equilibrio

La fondazione suggerisce una soluzione intermedia: l’uso dei contenuti protetti per l’addestramento dovrebbe essere considerato lecito solo se il risultato è nuovo e distinto rispetto alla fonte originale. In altre parole, i modelli devono generare risposte sintetiche o basate su conoscenze aggregate, non riprodurre testuali estratti.

Se un chatbot risponde a una query fornendo una copia quasi integrale di un articolo, non si tratta più di fair use. In tal caso, le aziende devono rispettare le licenze d’autore, citare la fonte originale e, nel caso di Wikipedia, conformarsi alla licenza Creative Commons CC BY‑SA 4.0.

Reazioni di OpenAI e altri soggetti

Quasi nello stesso momento della pubblicazione del documento della Wikimedia, OpenAI ha elencato i propri amicus brief, includendo quello del governo degli Stati Uniti. Questo dimostra l’interesse di molteplici attori a influenzare la decisione del tribunale, evidenziando l’importanza strategica della questione per il futuro dell’AI e del diritto d’autore.

Nel frattempo, il dibattito pubblico si è intensificato, con editori, ricercatori e organizzazioni della società civile che chiedono una normativa più chiara che bilanci protezione dei diritti d’autore e innovazione tecnologica.

    • Per i giornali: garantire compensi equi per l’uso dei contenuti.
    • Per le piattaforme AI: adottare filtri che impediscano la riproduzione integrale di testi protetti.
    • Per gli utenti: mantenere l’accesso gratuito a informazioni affidabili senza violare licenze.

Prospettive future per il web aperto

Il risultato della causa potrebbe definire il confine tra condivisione responsabile e appropriazione indebita. Una decisione equilibrata consentirebbe a progetti come Wikipedia di continuare a beneficiare di AI avanzate senza compromettere la trasparenza e l’accessibilità della conoscenza.

In attesa del verdetto, la Wikimedia Foundation invita legislatori, editori e sviluppatori a collaborare per creare linee guida condivise, garantendo che l’IA rimanga uno strumento al servizio del pubblico e non un mezzo per erodere il patrimonio informativo collettivo.