Il nuovo piano di Virgin Media O2: risparmi, tagli e ruolo dell’AI

Il gruppo britannico Virgin Media O2, nato nel 2021 dalla fusione tra Virgin Media e O2 e controllato da Liberty Global e Telefónica, ha comunicato il 3 novembre 2024 un ambizioso programma di riorganizzazione. L’obiettivo è ottenere risparmi annualizzati per circa 800 milioni di sterline entro il 2029, di cui 400 milioni già nel 2027.

Secondo il comunicato ufficiale, circa 300 milioni di sterline dei risparmi derivano dalla riduzione dei costi del personale, pari a circa il 30 % della spesa complessiva per il lavoro nei prossimi due anni. Il dato riguarda i costi e non implica una diminuzione del 30 % del numero di dipendenti.

Le stime della stampa britannica indicano che i tagli potrebbero riguardare circa 4 000 posti, cioè un quarto della forza lavoro, stimata intorno ai 16 000 dipendenti. Si tratta di una valutazione giornalistica, non di un obiettivo confermato dall’azienda.

Le funzioni più a rischio sono quelle non direttamente a contatto con i clienti, comprese le strutture amministrative e manageriali. Il piano prevede la riduzione dei livelli gerarchici, l’eliminazione delle duplicazioni e un maggiore ricorso a strumenti digitali e all’intelligenza artificiale per velocizzare i processi decisionali e aumentare la produttività.

Automazione dell’assistenza clienti

L’AI sarà impiegata anche nell’assistenza ai clienti, con sistemi automatizzati per gestire richieste e problemi tecnici relativi ai servizi di connettività. L’obiettivo è ridurre i costi operativi, migliorare i tempi di risposta e concentrare il lavoro umano su attività più complesse.

Rivalutazione degli investimenti infrastrutturali

Parallelamente all’automazione, Virgin Media O2 intende rivedere la propria strategia infrastrutturale, interrompendo ulteriori programmi di aggiornamento della fibra oltre gli impegni già assunti e concentrando gli investimenti su iniziative con ritorni economici più immediati. La decisione risponde a un mercato britannico altamente competitivo, alla pressione di nuovi operatori di rete e a un consistente indebitamento.

L’amministratore delegato Lutz Schüler ha definito le decisioni “difficili ma necessarie”, sottolineando che le condizioni di mercato, il quadro regolatorio e i cambiamenti tecnologici non consentono di continuare a operare secondo i modelli del passato. L’AI, quindi, non è l’unica causa della ristrutturazione, ma è una delle leve per rendere sostenibile una struttura di costi considerata eccessiva.

Altri operatori in prima linea: BT, Proximus e Telstra

Il caso Virgin Media O2 si inserisce in una tendenza più ampia che coinvolge i principali operatori globali.

BT Group (Regno Unito)

    • Nel 2023 BT ha annunciato un programma di riduzione della forza lavoro complessiva, comprendente dipendenti e collaboratori esterni, fino a 55 000 posizioni entro il 2030.
    • Inizialmente il piano era legato alla conclusione di importanti investimenti infrastrutturali, alla digitalizzazione e alla semplificazione dei processi.
    • Nel giugno 2025 l’amministratrice delegata Allison Kirkby ha indicato che i progressi dell’AI avrebbero potuto consentire una riduzione degli organici anche superiore a quella prevista.
    • Nel 2026 BT ha rafforzato gli obiettivi di efficientamento, puntando a risparmi strutturali più consistenti.
    • L’AI è già utilizzata nello sviluppo software, nell’automazione dei test, nella modernizzazione dei sistemi legacy e nelle attività di assistenza.
    • L’Annual Report 2026 segnala che migliaia di ingegneri impiegano quotidianamente strumenti di sviluppo assistiti dall’AI per ridurre le attività ripetitive e concentrarsi su interventi di maggiore valore.
    • Non tutti i 55 000 posti sono attribuibili all’AI: una parte significativa della riduzione dipende dalla trasformazione delle reti e dal ridimensionamento delle attività tradizionali.

Proximus (Belgio)

    • Nel febbraio 2026 Proximus ha annunciato l’intenzione di ridurre di circa 1 200 unità il personale interno entro il 2030, passando da circa 7 900 a 6 700 addetti.
    • La strategia combina automazione, digitalizzazione e contenimento dei costi.
    • La riduzione avverrà principalmente attraverso il turnover naturale: circa 800 pensionamenti sono previsti, con la sostituzione solo di una parte delle uscite nelle funzioni non commerciali.
    • Proximus ha inoltre dichiarato di voler sostenere l’occupabilità a lungo termine dei dipendenti tramite programmi mirati di reskilling e upskilling, cioè riqualificazione verso nuove mansioni e aggiornamento delle competenze esistenti.
    • Durante il Capital Markets Day 2026 è stata esplicitata una “riduzione controllata degli organici” accompagnata da una “riqualificazione professionale”, rappresentando uno dei casi più chiari di integrazione tra trasformazione tecnologica e gestione del capitale umano.

Telstra (Australia)

    • Nel febbraio 2026 Telstra ha prospettato la soppressione di circa 650 posizioni attraverso due interventi distinti.
    • Il primo riguarda 209 posti nella joint venture dedicata a dati e intelligenza artificiale costituita con Accenture, avviata nel 2025 per accelerare la modernizzazione tecnologica.
    • Il secondo interessa circa 442 ruoli nelle attività enterprise e consumer, nell’ambito di una riorganizzazione che prevede il trasferimento di alcune funzioni al gruppo indiano Infosys.
    • La joint venture con Accenture è stata concepita per potenziare l’impiego dell’AI; la successiva riorganizzazione ha previsto la soppressione di mansioni non più necessarie e il trasferimento di parte delle attività a partner esterni, riducendo i costi operativi.

La sfida del reskilling: perché l’efficienza non basta

Le grandi società di consulenza, tra cui EY e PwC, avvertono che la sola automazione non garantisce una crescita sostenibile. Senza investimenti in reskilling e nella definizione di nuovi modelli di business, le telecom rischiano di creare un divario di competenze che può compromettere la competitività a lungo termine.

Le principali raccomandazioni degli esperti includono:

    • Programmi di formazione continua per tutti i livelli, con focus su data analytics, machine learning e gestione di piattaforme digitali.
    • Partnership con università e istituti tecnici per creare percorsi di apprendimento su misura.
    • Incentivi per la mobilità interna, favorendo il passaggio di dipendenti da ruoli tradizionali a posizioni più tecnologiche.
    • Misurazione dell’impatto dei programmi di upskilling attraverso KPI specifici (tasso di completamento, inserimento in nuovi ruoli, produttività).
    • Cultura aziendale orientata all’innovazione, con leadership che promuove il cambiamento e la sperimentazione.

Solo combinando riduzione dei costi, automazione intelligente e una solida strategia di sviluppo delle competenze, le telco potranno trasformare la pressione sui margini in opportunità di crescita.

Prospettive future: un settore in trasformazione

Il panorama delle telecomunicazioni sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L’intelligenza artificiale, sebbene sia un catalizzatore di efficienza, non è l’unico fattore determinante. Le aziende devono affrontare sfide legate a:

    • La concorrenza di nuovi operatori di rete, spesso più agili e focalizzati su servizi basati su cloud.
    • La regolamentazione, che può influenzare gli investimenti in infrastrutture e l’adozione di nuove tecnologie.
    • Il peso del debito, che limita la capacità di investire in innovazione senza compromettere la solidità finanziaria.

In questo contesto, le telecom che sapranno bilanciare efficienza operativa, investimenti mirati e sviluppo del capitale umano avranno maggiori probabilità di emergere come leader di mercato nei prossimi cinque anni.