All’interno delle agende strategiche globali, le tecnologie quantistiche si configurano come uno degli sviluppi tecnologici più promettenti per il XXI secolo. Le nuove architetture di calcolo, la comunicazione avanzata e la sensoristica quantistica sono considerate un passo decisivo nel contesto economico, industriale e infrastrutturale. In questo scenario, l’Italia deve cogliere l’opzione strategica di trasformare le risorse legate al Pnrr in una politica industriale stabile che consolidi la leadership europea in questo settore emergente.

Le sfide del ecosistema quantistico europeo

L’ambito delle tecnologie quantistiche è caratterizzato da una crescente concentrazione globale di know-how e una significativa produzione scientifica. Tuttavia, rimane evidente una discontinuità fra la base conoscitiva teorica e la sua applicabilità industriale. L’Europa, nonostante l’elevato livello accademico, si trova a rischiare arretramento tecnologico rispetto a USA e Cina. La scarsa strumentalizzazione del patrimonio scientifico in chiave economica, l’assenza di un mercato interno unito e la frammentazione degli appalti costituiscono criticità rilevanti per la competitività tecnologica.

Le tecnologie Deep Tech: criticità di lungo periodo

    • Tempistiche di sviluppo lunghe, spesso superiori ai dieci anni.
    • Elevato rischio tecnologico e finanziario.
    • Scarso sostegno da parte dei mercati finanziari europei.
    • Frangemento degli appalti pubblici e mancanza di strategia industriale comune.
    • Indisponibilità di componenti critici come criostati, fotonica integrata e sistemi laser.

Le tecnologie Deep Tech rappresentano un settore a bassa tolleranza al rischio economico e finanziario, che necessita di un ambiente di sperimentazione lungo e ben finanziato. L’Europa rischia però di mancare il treno industriale se non adotta un modello di finanziamento più strutturale e integrato.

La Quantum Europe Strategy e l’EU Quantum Act

Nel 2025, la Commissione Europea ha pubblicato la Quantum Europe Strategy, obiettivo strategico volto a posizionare l’UE come leader globale entro il 2030. Tra le principali direttrici del documento, si individuano:

    • Promozione della collaborazione tra gli Stati membri per ricerca, innovazione e formazione.
    • Costruzione di infrastrutture quantistiche interconnesse e accessibili a industria e ricerca.
    • Pubbliche commesse per la creazione di mercati precoci e sostenibili.
    • Integrazione del quantum computing nei piani strategici di Sicurezza e Difesa.
    • Istituzione della European Quantum Skills Academy per la formazione tecnico-scientifica.

Nel 2026 si prevede inoltre l’approvazione legislativa del EU Quantum Act, in analogia al modello del Chips Act. Il regolamento prevede l’istituzione di una Joint Undertaking che coordina finanziamenti e commesse transnazionali, promuovendo una coesione industriale all’interno dell’Unione Europea.

Aspetti chiave della strategia europea:

    • Finanziamento a fondo perduto per linee pilota di produzione dei chip quantistici.
    • Sviluppo di un'infrastruttura per l’Internet quantistico europeo.
    • Monitoraggio delle forniture critiche e controllo degli investimenti stranieri.

Necessità di politiche industriali nazionali

L’Italia, nell’ambito dei piani europei, ha allocato 228,9 milioni di euro solo nell’arco del 2021-2024 per lo sviluppo del quantum (esclusi circa 70 milioni per progetti europei). Un divario considerevole rispetto a Paesi industrialmente leader. Una problematica chiave sta nel carattere temporaneo delle risorse attualmente stanziate, che in larga parte derivano dal PNRR.

Il rischio concreto è l’intermittenza finanziaria, che potrebbe causare l’interruzione degli investimenti al termine del programma (funding cliff). A fronte di questa situazione emergale necessità di strutturare investimenti pubblico-privati stabili e rinnovabili, al fine di mantenere il ritmo innovativo e garantire una posizione chiave nel mercato quantistico globale.

Il ruolo infrastrutturale e la diffusione territoriale

Le risorse PNRR hanno consentito l’avvio del primo quadro operativo nazionale, aggregando competenze, creando infrastrutture di calcolo e supportando progetti di ricerca. L’85% dei fondi è stato assorbito da grandi iniziative: il Partenariato Esteso NQSTI (51%), il Centro Nazionale ICSC (15%) e l’infrastruttura I-PHOQS (13%).

Tuttavia, la distribuzione territoriale si mostra estremamente polarizzata. Solo il 7% delle risorse va a finanziare la ricerca diffusa, rappresentata da progetti tipo PRIN. Questa concentrazione riduce la capillarità del know-how nazionale e limita la creazione di valore in aree periferiche.

Le competenze e le tecnologie strategiche

Un’adeguata formazione tecnico-scientifica è un pilastro fondamentale per l’emersione di un vero ecosistema quantistico avanzato. La European Quantum Skills Academy mira a creare una massa critica di esperti in grado di sostenere sviluppo produttivo e innovazione dirompente.

Focus sull’infrastruttura quantistica

    • Costruzione di centri di ricerca accessibili a livello industriale.
    • Creazione di laboratori congiunti tra aziende e università.
    • Supporto al trasferimento delle capacità quantistiche nel contesto produttivo.
    • Investimenti su criptografia post-quantistica e sicurezza informativa avanzata.

Una infrastruttura robusta permetterà all’Italia di sviluppare un ecosistema di ricerca, industria e innovazione. È essenziale anche lo sviluppo di una cultura aziendale aperta al quantum computing, per integrarlo in settori strategici come energia, logistica, farmaceutica e manifattura.

La strategia italiana: tra PNRR e il Quantum Act

Il piano industriale dovrà integrare un piano per il governo interministeriale e tecnico che coordina gli sviluppi futuri. L’obiettivo non è solo sostenere la scienza, ma consolidare un’economia quantistica avanzata.

Per non rischiare di essere messo da parte nei prossimi anni nell’ambito europeo, l’Italia deve sviluppare: