La sfida della sovranità cognitiva
Chi decide ciò che vediamo? Chi stabilisce quali informazioni meritano la nostra attenzione? E soprattutto: quanto siamo ancora liberi di formarci un giudizio autonomo quando algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale intervengono sempre più profondamente nel modo in cui conosciamo e interpretiamo la realtà?
Queste sono le domande al centro di “Sudditi Digitali – Dialoghi sulla sovranità cognitiva”, il nuovo libro di Stefano Epifani e Mauro Minenna. L'opera affronta l'impatto dell'intelligenza artificiale non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto come questione di libertà, cittadinanza e diritti.
Il punto di partenza è un concetto ancora poco esplorato: la sovranità cognitiva, intesa come la capacità delle persone di comprendere, governare e contestare le logiche attraverso cui dati e istruzioni vengono trasformati in rappresentazioni, raccomandazioni e decisioni. In altri termini, significa non delegare senza controllo ad altri la definizione dei criteri attraverso i quali interpretiamo il mondo e prendiamo decisioni su di esso.
Dialoghi ispirati alla tradizione classica
Per spiegare questi concetti in maniera chiara e convincere il lettore che si tratta di argomenti che interessano la vita quotidiana di ciascuno di noi, gli autori hanno scelto il dialogo, quella forma espositiva usata da Platone per interrogarsi riguardo a verità e giustizia.
Otto personaggi parlano fra di loro di una certa questione (10 questioni in tutto per 10 dialoghi, a cui si aggiunge un confronto conclusivo, che ne fa sintesi) osservando il medesimo problema da prospettive diverse. I nomi dei personaggi arrivano da lontano:
- Dedalo è il tecnico;
- Solone è il giurista;
- Ipazia è la filosofa;
- Filemone e Bauci sono i cittadini, le persone normali come noi lettori;
- Creonte è il politico;
- Trasimaco è la piattaforma;
- Alcibiade, è il sedotto (dalle piattaforme).
La Carta dei Diritti Cognitivi del Cittadino
Alla fine di ciascun dialogo gli autori evidenziano un diritto che emerge dal tema che i personaggi hanno appena affrontato, un diritto cioè non ancora riconosciuto ufficialmente e che invece sarebbe giusto venisse sancito. In questo modo si conduce il lettore, alla fine del libro, verso una “Carta dei Diritti Cognitivi del Cittadino”: 10 diritti pensati per tutelare la capacità di ogni persona di comprendere come essa stessa viene orientata, di mantenere la pluralità dei propri orizzonti cognitivi, di disporre di un’alternativa umana nelle decisioni automatizzate rilevanti e preservare uno spazio mentale privato.
La Carta è presentata come una bozza aperta alla discussione, non come una proposta legislativa definitiva. La trasformazione digitale promette efficienza, conoscenza e nuove possibilità. Ma, senza adeguate garanzie, può anche mettere in discussione diritti costruiti nel corso di secoli.
Una provocazione per il futuro della cittadinanza
“Sudditi Digitali”, che si conclude con una postfazione curata dall’On. Enzo Amich e dal Sen. Lorenzo Basso (Intergruppo Parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica), lancia così una provocazione precisa: nell'era dell'intelligenza artificiale vogliamo essere utenti sempre più guidati dagli algoritmi, oppure cittadini capaci di comprendere, contestare e partecipare alle regole che governano il nostro spazio cognitivo?
Perché la partita non riguarda soltanto il futuro della tecnologia. Riguarda il futuro della cittadinanza.
