22.07.2025

Responsabile della redazione: Stefan Girschner

Tempo di lettura: 3 min

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I recenti dati provenienti dall'“eco Branchenpuls”, un'importante rilevazione periodica sullo stato dell'industria digitale, hanno messo in luce un quadro complesso e, per certi versi, preoccupante riguardo all'adozione degli strumenti di intelligenza artificiale (AI) all'interno delle aziende tedesche. Il rapporto evidenzia un significativo divario geografico, un cosiddetto "gap est-ovest", nell'implementazione di queste tecnologie trasformative. Nelle regioni della Germania orientale, un notevole 48 percento delle imprese dichiara di non utilizzare ancora alcuna forma di AI, una percentuale che si contrappone al più contenuto 28 percento registrato nella parte occidentale del paese. Le barriere principali che ostacolano la diffusione e l'introduzione degli strumenti AI sono state identificate dagli intervistati in tre aree critiche: l'incertezza del quadro giuridico e normativo, le crescenti preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati e dei sistemi, e una palese carenza di know-how specialistico interno alle aziende.

Nonostante l'ormai inconfutabile consapevolezza dell'importanza strategica dell'AI per garantire la competitività futura e la resilienza del sistema economico tedesco, i decisori IT esprimono un'allarmante sfiducia nella preparazione attuale della Germania per quella che è già stata definita la prossima rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Solamente un esiguo dieci percento degli intervistati nel sondaggio “eco Branchenpuls”, condotto dall'istituto di ricerca Civey su incarico di eco – Verband der Internetwirtschaft e.V., ritiene che la Germania sia adeguatamente pronta ad affrontare e capitalizzare i futuri sviluppi dell'AI. Questa percezione negativa si estende ben oltre il singolo settore dell'AI, influenzando anche la valutazione generale della Germania come polo digitale. Un impressionante 72 percento dei decisori IT tedeschi valuta lo stato attuale della trasformazione digitale del paese come scarso o addirittura molto scarso, con un terzo degli intervistati che arriva a conferire un "voto 6", la peggiore valutazione nel sistema scolastico tedesco, a sottolineare la gravità della situazione.

La maggioranza delle aziende utilizza già strumenti di AI

A dispetto delle criticità evidenziate sulla preparazione complessiva, a livello federale circa due terzi delle aziende tedesche hanno già iniziato a integrare e utilizzare tecnologie e applicazioni basate sull'intelligenza artificiale nei loro processi operativi. Questo dato indica una tendenza positiva verso la modernizzazione e l'adozione di soluzioni avanzate. Tuttavia, non tutte le imprese si muovono alla stessa velocità o con la stessa determinazione: un significativo 26,6 percento degli intervistati ha dichiarato apertamente che l'implementazione dell'AI non è nemmeno in programma, rivelando una resistenza o una mancanza di visione strategica in una porzione considerevole del panorama aziendale. È qui che emerge con ancora maggiore chiarezza la netta "forbice digitale" tra la Germania occidentale e quella orientale, un divario che minaccia di acuirsi se non affrontato.

Mentre nella Germania occidentale l'adozione dell'AI è più avanzata, con il 71,2 percento delle aziende che già impiegano attivamente strumenti basati sull'intelligenza artificiale, le regioni orientali mostrano un ritardo preoccupante. Qui, la percentuale di aziende che utilizzano l'AI si attesta intorno al 52 percento, un dato considerevolmente inferiore che evidenzia non solo una disparità nell'accesso o nell'investimento in tecnologie, ma anche potenziali deficit strutturali e una minore predisposizione al cambiamento. Questo divario potrebbe avere ripercussioni significative sulla competitività regionale e nazionale, creando una polarizzazione economica che ostacolerebbe la crescita omogenea e inclusiva.

Oliver Süme, presidente del consiglio di amministrazione di eco – Verband der Internetwirtschaft e.V., ha lanciato un serio monito contro il rischio che questa "forbice digitale" possa ulteriormente allargarsi. Secondo Süme, un tale scenario non farebbe altro che compromettere la posizione della Germania come polo economico innovativo e competitivo a livello globale. «Lo studio mostra che la Germania si sta sviluppando in direzioni divergenti per quanto riguarda l'uso delle tecnologie future», ha affermato Süme, sottolineando una disomogeneità che rallenta il progresso collettivo. Ha poi proseguito: «Mentre le aziende occidentali puntano sempre più sull'AI, nell'est la diffidenza e i deficit strutturali frenano la trasformazione». Le sue parole evidenziano una situazione critica: «Gli strumenti di AI sono la chiave per compensare le perdite di produttività e promuovere la crescita. Se non interveniamo e l'est non recupera rapidamente, rischiamo un'economia digitale a due velocità», un futuro in cui alcune regioni e settori prosperano mentre altri restano indietro, ampliando le disuguaglianze economiche e sociali.

Numerose barriere all'utilizzo dell'AI

Il sondaggio ha approfondito le ragioni di questa lentezza nell'adozione dell'AI, rivelando un ventaglio di sfide significative che le aziende devono superare per integrare pienamente queste tecnologie. Tra tutte le barriere identificate, la regolamentazione dell'AI emerge come l'area che richiede l'intervento più urgente e una maggiore chiarezza. Un impressionante 41 percento delle aziende ha indicato l'incertezza legale come il principale ostacolo all'introduzione di strumenti innovativi basati sull'intelligenza artificiale. Questa percentuale, la più alta tra tutte le problematiche citate, sottolinea la necessità impellente di un quadro normativo stabile, prevedibile e ben definito che possa guidare le imprese anziché frenarle nell'innovazione.

Oltre all'ambiguità del contesto giuridico, i decisori IT hanno menzionato altre barriere sostanziali che rallentano l'adozione e lo sviluppo dell'AI. Le preoccupazioni relative alla sicurezza rappresentano un ostacolo significativo per il 40 percento degli intervistati. Questo dato riflette una crescente consapevolezza dei rischi intrinseci legati alla gestione di grandi volumi di dati, alla protezione della privacy e all'integrità dei sistemi AI, che spesso operano con algoritmi complessi e possono essere vulnerabili a minacce cyber. La mancanza di know-how specialistico all'interno delle aziende è stata indicata dal 30 percento dei partecipanti al sondaggio, evidenziando una carenza critica di competenze necessarie per sviluppare, implementare, gestire e ottimizzare efficacemente le soluzioni AI. Infine, la mancanza di modelli di business chiari e di aree di applicazione concrete è stata percepita come una barriera dal 28 percento delle aziende, suggerendo che molte imprese faticano ancora a identificare come l'AI possa generare un valore tangibile e un ritorno sull'investimento significativo per le loro specifiche operazioni.

Oliver Süme ha ribadito con forza l'importanza di affrontare queste incertezze normative, in particolare per quanto concerne l'AI Act europeo e le sue implicazioni nazionali. «Nella regolamentazione dell'AI non è ancora chiaro in molti punti dove si stia effettivamente andando. Linee guida e standard non sono ancora stati sviluppati e la legge nazionale di attuazione per l'AI Act non è ancora disponibile», ha spiegato Süme. Questa mancanza di una direzione chiara e di strumenti normativi concreti crea un clima di incertezza che può avere conseguenze deleterie. Le aziende, di fronte a un futuro normativo nebuloso, potrebbero essere indotte a posticipare o addirittura ad abbandonare gli investimenti necessari nelle tecnologie AI, compromettendo così la loro competitività e quella dell'intera economia tedesca.

Con un appello incisivo, Süme ha sollecitato un'azione rapida e decisa per risolvere queste criticità, affermando che è fondamentale per evitare che la Germania perda terreno prezioso rispetto a giganti tecnologici come Cina e Stati Uniti. «Ora sono necessarie una rapida standardizzazione, definizioni chiare e uno stretto coordinamento tra l'AI Act e le regolamentazioni esistenti, al fine di evitare doppioni e incertezze», ha dichiarato. Solo attraverso un approccio coeso e ben orchestrato, ha sostenuto, «la Germania potrà realizzare le sue ambizioni di diventare un polo leader nell'AI». In un'ottica più pragmatica e per garantire un'implementazione più fluida ed efficace delle normative, Süme ha suggerito un'alternativa audace: «prendere in considerazione la possibilità di posticipare l'applicazione dell'AI Act o di parti di esso fino a quando non saranno disponibili gli standard corrispondenti». Questa proposta mira a scongiurare un'applicazione affrettata che potrebbe generare più problemi che soluzioni, garantendo che le normative siano fondate su basi solide e praticabili.

Metodologia del sondaggio

Il sondaggio “eco Branchenpuls”, commissionato da eco e.V., è stato condotto online dall'istituto di ricerca Civey in un periodo compreso tra il 25 giugno e l'11 luglio 2025. Hanno partecipato circa 500 decisori IT provenienti da diverse realtà aziendali. I risultati ottenuti sono da considerarsi rappresentativi, in virtù delle quotazioni e delle ponderazioni applicate durante l'analisi dei dati, e presentano un errore statistico del 9,2 percento per quanto riguarda il risultato complessivo. Questa metodologia garantisce un'elevata affidabilità dei dati e delle conclusioni tratte.

Chi è eco - Verband der Internetwirtschaft e.V.

Fondata nel 1995, eco - Verband der Internetwirtschaft e.V. (Associazione dell'industria internet) è un'organizzazione leader che ha contribuito in modo significativo a plasmare lo sviluppo di internet e dell'economia digitale in Germania. L'associazione si impegna attivamente nella promozione di nuove tecnologie, nella creazione di quadri normativi favorevoli all'innovazione e nella rappresentanza degli interessi dei suoi membri nei confronti delle istituzioni politiche e negli organismi internazionali. Attraverso il suo operato, eco e.V. svolge un ruolo cruciale nel guidare e sostenere la trasformazione digitale del paese.