L’Europa punta sui consolidamenti d’impresa per rafforzare la propria space economy, ridurre la dipendenza dalle filiere extraeuropee e competere con i grandi operatori globali. In questo contesto, il progetto Bromo, nato dalla collaborazione tra Airbus, Leonardo e Thales, diventa il banco di prova per un controllo antitrust più attento a innovazione, investimenti e autonomia strategica.

Priorità strategica del consolidamento

Il consolidamento d’impresa è oggi una priorità strategica. L’emersione di campioni europei è considerata una precondizione per il riposizionamento competitivo dell’Europa. In tal senso si esprimono i Rapporti Draghi e Letta, i quali orientano nuove linee guida sul controllo delle concentrazioni fra imprese in fase di adozione, nonché la nuova Strategia dell’UE in materia di start‑up e scale‑up.

Queste politiche chiariscono che nei settori strategici le ragioni della concorrenza devono essere bilanciate con quelle della sicurezza, della difesa e, più in generale, con le priorità della politica industriale. Una concentrazione che consenta di raggiungere la scala minima efficiente non deve essere demonizzata, ma valutata in base all’impatto complessivo e prospettico, tenendo conto degli investimenti e delle scelte programmate in materia di innovazione.

Space economy europea

La nuova space economy non fa eccezione: il mercato dei servizi satellitari e dei beni collegati allo spazio si è molto allargato a livello internazionale. Parallelamente, l’Europa ha riconosciuto l’importanza di perseguire l’autonomia nei settori legati alle infrastrutture strategiche e alla difesa.

L’Unione, dunque, riconosce oggi il bisogno di favorire e non demonizzare i fenomeni concentrativi nello spazio per controbilanciare i giganti d’oltreoceano, sulla base di due constatazioni fondamentali:

    • Come evidenziato nel Report dell’OCSE del 9 settembre “Space Economy at a Glance”, il ruolo della “mano pubblica” si è progressivamente ridimensionato, diventando residuale.
    • Gli investimenti privati sono diventati dominanti, convergendo in comparti specifici.

Dati di mercato e pressione competitiva

Un esempio emblematico è lo sfruttamento dell’orbita: l’88 % dei satelliti lanciati nel 2025 appartiene a operatori privati, contro il 23 % nel 2010. Un singolo operatore, Starlink/SpaceX, rappresenta circa il 60 % di tutti i satelliti attivi in orbita a livello mondiale.

Lo stesso Rapporto dell’OCSE indica che, nel 2025, quattro fornitori – SpaceX, la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), Rocket Lab e Roscosmos – hanno realizzato insieme circa l’82 % di tutti i lanci orbitali globali, in aumento dal 71 % nel 2020.

Strategie di risposta europea

Per consentire all’Europa di guadagnare competitività, è necessario promuovere lo sviluppo di capacità tecnologiche europee attraverso due leve principali:

    • Sostegno finanziario alla ricerca e all’innovazione del settore privato tramite strumenti di bilancio dell’Unione.
    • Realizzazione di partnership strategiche di risorse economiche e tecnologiche complementari.

Iniziative di sostegno pubblico

Già dal 2021 la Commissione europea ha promosso la creazione di un’Alleanza per i Lanciatori Spaziali, con l’obiettivo di garantire all’UE un accesso autonomo allo spazio. Successivamente, l’Europa ha erogato sovvenzioni pari a 5 milioni di euro nel 2025 e ha annunciato un nuovo finanziamento di 20 milioni di euro destinato a migliorare le capacità di lancio europee e a consolidare la leadership nel 2026.

Questi fondi mirano a rafforzare la catena di valore europea, dal design dei satelliti alle infrastrutture di lancio, passando per i sistemi di controllo a terra e le applicazioni di dati.

Il caso Bromo: una joint venture strategica

Nel ottobre 2025 Airbus, Leonardo e Thales hanno firmato un Memorandum d’Intesa per il progetto denominato “Bromo”, finalizzato a unire molte delle rispettive attività spaziali in una joint venture. La ripartizione azionaria prevede:

    • Airbus con il 35 % della nuova società;
    • Leonardo con il 32,5 %;
    • Thales con il 32,5 %.

L’obiettivo è competere sul mercato globale entro il 2027, creando un campione europeo nel mercato satellitare, capace di tenere il passo con i concorrenti dei Paesi terzi e di sostenere la crescita economica europea.

Valutazione antitrust e SIEC

La joint venture è stata notificata, come previsto dalla regolamentazione europea, con sospensione dell’operazione. Spetta ora alla Commissione europea valutare l’impatto concorrenziale usando il criterio del Significant Impediment to Effective Competition (SIEC), verificando se l’operazione possa ostacolare significativamente la concorrenza effettiva nel mercato interno, in particolare attraverso la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante.

Fino a poco tempo fa le considerazioni di politica industriale e di autonomia strategica avevano un peso limitato nelle analisi antitrust. Oggi, però, si sta delineando un nuovo orientamento sia a livello UE (ad esempio nelle linee guida orizzontali sulla sostenibilità e nel Regolamento sulle sovvenzioni estere) sia nelle prassi nazionali, volto a riconoscere le “efficienze fuori mercato” che includono benefici collettivi e obiettivi politici più ampi quali tutela ambientale, innovazione e sviluppo economico.

Tre profili di modernizzazione dell’assessment

Secondo gli esperti, l’approccio antitrust può essere modernizzato sotto tre distinti profili:

    • Valorizzare gli indici non di breve periodo: considerare l’impatto di ogni operazione sulla qualità dell’offerta, sulla propensione all’innovazione dell’impresa post‑merger e su mercati limitrofi nel medio periodo.
    • Integrare l’innovazione nella valutazione: includere asset immateriali come portafogli di R&S, brevetti, progetti in corso, spese programmate e investimenti strategici attesi, usando il parametro del “sufficient level of likelihood” per misurare l’impatto sull’inventiva dell’impresa post‑merger.
    • Qualificare le efficienze come elemento integrante: valutare positivamente le efficienze prevedibili e significative, anche se non immediate, evitando di richiedere certezza assoluta, dato che i processi innovativi sono per natura incerti.

Metodi di valutazione dinamica

Quando i vantaggi di un’operazione non sono immediatamente tangibili, è necessario ricorrere a un approccio dinamico e a metodi quantitativi avanzati. Gli elementi probatori includono:

    • Dati storici di spesa in R&S;
    • Piani operativi post‑merger;
    • Aumento e qualità dei brevetti registrati o attesi;
    • Raggiungimento di milestone tecnologiche;
    • Riduzione dei costi unitari per prodotto.

Strumenti di analisi del rischio e dell’incertezza permettono di valutare la trasferibilità delle efficienze in termini di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

Evitare presunzioni negative

È fondamentale resistere alla tentazione di introdurre presunzioni strutturali negative che, alleggerendo le autorità di concorrenza, graverebbero eccessivamente le imprese interessate sotto il profilo probatorio. Tali presunzioni devono essere supportate da case‑study intersettoriali affidabili e solidi, per garantire che la valutazione sia equilibrata e basata su evidenze concrete.

Prospettive future per la space economy europea

Se la Commissione riconoscerà che il progetto Bromo non ostacola la concorrenza ma al contrario genera innovazione, efficienze di scala e capacità strategiche, potrà aprire la strada a ulteriori consolidamenti mirati. Questo consentirebbe all’Europa di:

    • Ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei per lanci e servizi satellitari;
    • Creare una base industriale capace di sostenere la difesa e le infrastrutture critiche;
    • Attirare investimenti privati complementari grazie a una maggiore certezza normativa.

In conclusione, la strategia di consolidamento rappresenta una risposta pragmatica alle dinamiche di mercato dominato da pochi attori globali. Il caso Bromo, sotto la lente attenta dell’autorità antitrust, potrebbe diventare il modello di riferimento per future operazioni di fusione nel settore spaziale europeo, contribuendo a una space economy più autonoma, innovativa e competitiva a livello globale.