Il divario attuale e le sue cause

L’Europa rischia di accumulare un ritardo sempre più difficile da colmare nella corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Oggi dispone di meno del 5 % della capacità di calcolo globale destinata all’AI, contro una quota di circa il 75 % concentrata negli Stati Uniti. Questa sproporzione è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, poiché le esigenze computazionali delle imprese aumentano e gli ostacoli alla costruzione di nuovi data center si moltiplicano.

Lo studio del Centre for European Policy (cep) analizza le condizioni di sviluppo delle infrastrutture digitali in Germania e Finlandia, individuando nella collaborazione tra i due Paesi una possibile risposta al divario tecnologico con le altre grandi economie. Il rapporto mette in luce tre fattori principali:

    • Vincoli energetici: disponibilità di energia a costi competitivi e a basse emissioni è limitata in molte regioni europee.
    • Lungaggini autorizzative: in Germania la costruzione di un data center richiede mediamente 42 mesi, contro i 24 mesi
    • Opposizioni locali: le proteste delle comunità contro l’impatto ambientale e i possibili aumenti dei prezzi dell’elettricità.

Prospettive di crescita e scenari temporali

Secondo Anselm Küsters, direttore scientifico di cep Nordic Countries, «il divario tra la domanda e la capacità disponibile dei data center in Europa potrebbe aumentare da 3 a 14 gigawatt entro il 2030». Il confronto con la Cina evidenzia distanze ancora maggiori: alcuni operatori cinesi riescono a completare infrastrutture da 100 megawatt in meno di dodici mesi.

Questi tempi influiscono direttamente sulla capacità dell’Europa di rispondere alla domanda di potenza computazionale generata dalla diffusione dell’AI. Per le imprese che sviluppano e utilizzano modelli avanzati, la disponibilità di risorse di calcolo è una condizione essenziale per sostenere nuovi progetti e applicazioni.

Il cep propone l’introduzione di scadenze vincolanti per il rilascio delle autorizzazioni e per le connessioni alla rete elettrica, due passaggi determinanti per l’avvio rapido delle infrastrutture.

Vantaggi della Finlandia per l’AI

La Finlandia presenta caratteristiche particolarmente favorevoli allo sviluppo di grandi data center dedicati all’intelligenza artificiale:

    • Disponibilità di energia elettrica a costi competitivi e a basse emissioni.
    • Clima relativamente freddo, che riduce i costi di raffreddamento dei server.
    • Rapidità delle connessioni alla rete elettrica.

Questi fattori consentono al Paese di assumere un ruolo di primo piano nell’addestramento dei grandi modelli linguistici e di altri sistemi di AI ad alta intensità computazionale. Tuttavia, anche in Finlandia la crescita delle richieste di connessione sta aumentando la pressione sui gestori delle reti.

Küsters sottolinea: «Costruire nuove infrastrutture nei luoghi in cui viene prodotta l’energia elettrica, anziché dove viene consumata, consente di ridurre di anni i tempi di connessione alla rete e limita la necessità di realizzare nuove linee elettriche».

Strategia di localizzazione

Lo studio suggerisce di orientare la localizzazione dei data center verso le aree con maggiore disponibilità di energia, assegnando le priorità di connessione in funzione della capacità richiesta e dell’utilizzo previsto per gli impianti.

Divisione europea del lavoro

Per recuperare competitività, il cep propone una divisione europea del lavoro nella realizzazione delle infrastrutture di calcolo, valorizzando le caratteristiche economiche, industriali ed energetiche dei diversi territori:

    • Paesi nordici: ruolo privilegiato nell’addestramento dei grandi modelli di intelligenza artificiale, attività energivora che beneficia di elettricità a basso costo.
    • Germania: sviluppo di capacità computazionali destinate alle applicazioni industriali, sfruttando la solida base manifatturiera e la domanda crescente di soluzioni AI.

In particolare, il rapporto indica l’opportunità di sviluppare infrastrutture vicine ai luoghi di utilizzo nei settori che richiedono bassa latenza e tempi di risposta ridotti. Accordi pluriennali che combinino l’acquisto di energia e la fornitura di servizi di calcolo potrebbero migliorare la sostenibilità economica dei grandi investimenti e creare una maggiore integrazione tra produzione energetica, disponibilità computazionale e domanda industriale.

Opposizioni locali e meccanismi di compensazione

Lo studio esamina le proteste contro la costruzione dei data center in Germania e Finlandia, focalizzandosi sulle ragioni che alimentano la contrarietà delle comunità locali. Le principali preoccupazioni includono:

    • Aumento dei prezzi dell’elettricità per le famiglie.
    • Impatto delle infrastrutture sulle risorse idriche.
    • Distribuzione dei benefici economici generati dagli investimenti.

Le evidenze empiriche disponibili confermano solo parzialmente questi timori; le criticità più rilevanti riguardano la proprietà delle infrastrutture e la distribuzione dei benefici.

Per favorire l’accettazione dei nuovi progetti, il cep indica la necessità di rafforzare i meccanismi di redistribuzione dei benefici economici. Tra gli strumenti proposti figura il sistema tedesco di redistribuzione delle entrate derivanti dalle imposte sulle attività economiche, con l’obiettivo di garantire che una parte del valore prodotto rimanga nei territori ospitanti.

Il rapporto raccomanda inoltre di rendere pubblicamente accessibili gli accordi tra operatori e amministrazioni locali, assicurando maggiore trasparenza sulle condizioni degli investimenti e sulle compensazioni previste.

Coordinamento europeo e prospettive future

Una collaborazione tra Germania e Paesi nordici potrebbe svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo di una capacità di calcolo europea più autonoma, contribuendo alla sovranità digitale. L’integrazione tra disponibilità energetica, infrastrutture per l’addestramento dei modelli e applicazioni industriali favorirebbe la realizzazione di un ecosistema più competitivo, sostenuto da regole comuni a livello comunitario.

La prospettiva richiede anche una maggiore capacità di coordinamento tra le politiche energetiche, industriali e digitali dei Paesi membri, soprattutto per quanto riguarda la programmazione dei nuovi impianti e l’accesso alle reti elettriche.

«L’Europa non può permettersi che il dibattito raggiunga i livelli di polarizzazione emotiva osservati negli Stati Uniti», conclude Küsters. «Una divisione del lavoro tra la capacità di calcolo dei Paesi nordici e la domanda industriale tedesca, inserita in un quadro di standard comuni dell’UE, rappresenterebbe una strada pragmatica verso una maggiore sovranità tecnologica».