Il caso Starshield e le lezioni per l’Europa
Nel 2023 gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni operative al servizio satellitare Starshield, una costellazione di piccoli satelliti destinata a fornire comunicazioni criptate e dati di geolocalizzazione alle forze armate ucraine. La decisione, presa a Washington, ha limitato l’accesso a banda larga e a capacità di comando‑controllo proprio quando Kiev stava intensificando le operazioni contro le forze russe. Il blocco ha dimostrato come la dipendenza da un’infrastruttura controllata da un altro Paese possa trasformarsi in una vulnerabilità strategica, con impatti diretti sulla capacità di difesa di una nazione alleata.
Antonio Pescapè, professore ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni alla Federico II, sottolinea che “la capacità di continuare a operare è decisiva”. Per l’Italia e per l’Unione europea, la lezione è chiara: non è più sufficiente affidarsi a fornitori esterni per servizi critici come la connettività satellitare, la cyber‑difesa o l’elaborazione dei dati di intelligence.
Perché la dipendenza tecnologica è una minaccia
Le vulnerabilità derivano da tre fattori principali:
- Controllo politico: le decisioni di un governo straniero possono influenzare l’accesso a risorse tecnologiche in tempo di crisi.
- Rischio di cyber‑attacchi: infrastrutture centralizzate sono bersagli attraenti per hacker sponsorizzati dallo Stato.
- Perdita di know‑how: affidandosi a fornitori esterni, le competenze nazionali si indeboliscono, rendendo più difficile sviluppare soluzioni autonome.
In un contesto geopolitico caratterizzato da tensioni tra Stati Uniti, Russia e Cina, queste debolezze possono compromettere la capacità di risposta rapida e la resilienza delle forze armate.
Esempi concreti di impatti operativi
Durante le restrizioni a Starshield, le forze ucraine hanno segnalato ritardi nella trasmissione di immagini satellitari e nella coordinazione delle truppe sul campo. Gli operatori sul terreno hanno dovuto ricorrere a canali di comunicazione meno sicuri, aumentando il rischio di intercettazioni. Similmente, nel 2022 la NATO ha evidenziato difficoltà nella condivisione di dati di intelligence tra i Paesi membri a causa di incompatibilità tra le piattaforme di cybersicurezza nazionali.
Strategie per rafforzare la sovranità digitale europea
Per superare queste sfide, Pescapè propone un approccio a tre pilastri:
- Investimenti mirati: destinare almeno il 2 % del PIL all’R&D in tecnologie spaziali, intelligenza artificiale e cyber‑difesa, con fondi dedicati a progetti pilota nazionali.
- Sviluppo di competenze: creare programmi universitari e di formazione continua in ingegneria dei sistemi, data science e sicurezza informatica, favorendo la collaborazione tra università, industria e esercito.
- Alternative ai fornitori esterni: promuovere la creazione di costellazioni satellitari europee (come il progetto Galileo per la navigazione), incentivare startup del settore spaziale e sviluppare piattaforme di cloud souverain.
Un esempio virtuoso è il programma europeo “EU Space Programme” che, nel 2024, ha finanziato la costruzione di 12 satelliti per la sorveglianza ambientale, dimostrando che la cooperazione transnazionale può generare capacità strategiche indipendenti.
Azioni concrete per l’Italia
Il professor Pescapè elenca quattro misure immediate per il Paese:
- Costituire un “Centro nazionale per la sovranità digitale”, responsabile della coordinazione tra Difesa, Ministero dello Sviluppo Economico e università.
- Avviare una partnership pubblico‑privato per la costruzione di una costellazione di micro‑satelliti a basso costo, destinata a comunicazioni militari e civili.
- Introdurre obblighi di “software‑free‑from‑risk” per le forniture IT della pubblica amministrazione, garantendo che i codici siano auditabili e privi di backdoor.
- Creare un fondo di venture capital statale per startup che sviluppano soluzioni di crittografia post‑quantistica e AI affidabile.
Queste iniziative, se attuate con decisione, ridurrebbero la dipendenza da fornitori americani e cinesi, aumentando la resilienza operativa dell’Italia in scenari di conflitto.
Il futuro della difesa digitale europea
La sovranità digitale non è un obiettivo isolato, ma parte integrante di una più ampia strategia di autonomia strategica europea. L’Unione sta già lavorando al “European Defence Fund” e al “Digital Europe Programme”, ma la coerenza tra politiche di difesa, innovazione e regolamentazione rimane debole. Un coordinamento più stretto tra gli Stati membri, con obiettivi condivisi di capacità satellitari e di cyber‑resilienza, è fondamentale per evitare che situazioni come quella di Starshield si ripetano.
In conclusione, la lezione del caso ucraino è chiara: la dipendenza tecnologica può trasformarsi in una vulnerabilità strategica, ma con investimenti mirati, formazione specialistica e sviluppo di alternative autonome l’Italia e l’Europa possono garantire una difesa digitale solida e indipendente.
