La riduzione della dipendenza tecnologica da attori stranieri è destinata a restare uno dei temi centrali della politica dell’Europa (e delle relazioni transatlantiche) nei prossimi anni. Lo scrive il Cepa in un’analisi dedicata alla sovranità digitale.

Il pacchetto per la sovranità digitale

La Commissione europea ha lanciato un ampio pacchetto di misure per la sovranità il cui obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dell’Europa dai fornitori tecnologici stranieri, in particolare statunitensi e cinesi. Secondo il Cepa, il nuovo pacchetto prevede diverse iniziative concrete, segno di un cambiamento politico profondo.

Ma è anche evidente che non bastano le misure normative per garantire il percorso verso l’autonomia tecnologica. Il Cepa riconosce l’importanza e l’utilità di queste misure, ma evidenzia che esiste una serie di ostacoli e rischi che devono essere valutati con attenzione.

Le iniziative della strategia europea

La strategia dell’Ue per la sovranità tecnologica include misure giudicate efficaci come:

    • Riservare i contratti critici di cloud computing pubblico ai fornitori europei
    • Utilizzare i fondi pubblici per sostenere la costruzione di una fabbrica europea di semiconduttori avanzati
    • Promuovere modelli di intelligenza artificiale open source, considerati più controllabili dagli utenti rispetto alle piattaforme proprietarie sviluppate all’estero

Che contesto mondiale

Questa svolta politica si lega a un contesto mondiale fortemente mutato. Da un lato c’è la crescente diffidenza verso gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump; dall’altro pesa il timore per la potenza economica e industriale della Cina.

La Cina, ad esempio, domina il mercato delle materie prime critiche, mentre gli Stati Uniti controllano gran parte dell’ecosistema cloud e software mondiale. La dipendenza è particolarmente evidente nel cloud computing.

Amazon, Microsoft e Google controllano circa il 70% del mercato cloud europeo, una concentrazione che alimenta le preoccupazioni di Bruxelles riguardo alla possibilità di pressioni politiche o restrizioni provenienti da governi stranieri.

Ostacoli significativi

Solo pochi anni fa molti Stati membri Ue hanno respinto le proposte francesi per introdurre requisiti di sovranità nei contratti cloud. La situazione è cambiata dopo un episodio che ha avuto ampia risonanza politica.

Microsoft, sotto pressioni dell’amministrazione statunitense, ha bloccato gli account di posta elettronica dei membri della Corte Penale Internazionale. In seguito a quell’episodio, la Corte ha deciso di abbandonare Microsoft adottando Open Desk, una soluzione europea open source. L’episodio è diventato un simbolo della vulnerabilità europea rispetto ai fornitori extraeuropei.

Gli ostacoli economici

D’altro lato, bisogna considerare che sostituire l’intera infrastruttura tecnologica straniera con alternative europee potrebbe costare tra i 3.000 e i 5.000 miliardi di euro, senza alcuna certezza di successo, riferisce il Cepa in base a studi recenti.

Alcuni segmenti strategici, come i semiconduttori per l’intelligenza artificiale, sono oggi dominati completamente da produttori americani. Un altro punto critico riguarda la stessa definizione di “sovranità digitale”, un concetto estremamente ampio e interpretato in modi diversi.

Per alcuni significa sostituire i prodotti americani e cinesi con equivalenti europei. Per altri indica soprattutto la necessità di garantire sicurezza delle forniture, resilienza e maggiore competitività economica.

Competitività economica a rischio

L’altra grande motivazione che sostiene il progetto europeo sulla sovranità riguarda la competitività economica. Il Cepa richiama il rapporto sulla competitività elaborato da Mario Draghi, secondo il quale il reddito disponibile pro capite statunitense è ormai quasi il doppio di quello europeo.

La causa principale individuata dall’ex presidente della Bce sarebbe il ritardo tecnologico accumulato dall’Europa negli ultimi decenni. Negli ultimi vent’anni la produttività delle aziende tecnologiche quotate negli Stati Uniti è cresciuta di circa il 40%, mentre quella delle aziende tecnologiche quotate nell’Unione Europea è rimasta sostanzialmente stagnante.

Obiettivi concreti

La Commissione Europea spera quindi che il nuovo pacchetto favorisca la sostituzione progressiva di prodotti e servizi americani con alternative europee. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha dichiarato che Bruxelles ha identificato cento servizi digitali per i quali si stanno cercando equivalenti europei. La stessa Commissione intende sperimentare internamente laptop equipaggiati con sistemi operativi alternativi rispetto alle piattaforme dominanti.

Critiche e opposizioni

Come prevedibile, le organizzazioni dell’industria americana hanno criticato il pacchetto europeo sulla sovranità sostenendo che limitare l’accesso ai fornitori internazionali ridurrà la qualità delle tecnologie disponibili per imprese e pubbliche amministrazioni dell’Europa.

Secondo questa visione, l’ecosistema digitale europeo potrebbe prosperare soltanto mantenendo accesso alle infrastrutture globali di cloud e Ai. Sul fronte opposto, alcuni sostenitori dell’autonomia europea lamentano una posizione eccessivamente “morbida” da parte dell’Ue, che non prevede vere clausole “Buy European”, e giudicano troppo modesti gli investimenti pubblici previsti per l’industria dell’intelligenza artificiale.

Un nodo di negoziati

Durante una discussione parlamentare, l’eurodeputata Aura Salla ha sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto affermare in modo più esplicito che gli Stati Uniti non possono più essere considerati un partner pienamente affidabile per il settore pubblico europeo.

Il pacchetto dovrà affrontare un intenso processo negoziale. Il Parlamento europeo potrebbe irrigidirne alcuni aspetti, mentre il Consiglio potrebbe attenuarli. In questo modo, si cercherà un equilibrio tra le diverse visioni in campo.

Il Chips Act 2.0

Nel nuovo pacchetto europeo per la sovranità digitale c’è uno specifico capitolo dedicato ai semiconduttori. Il punto centrale è la proposta di un “Chips Act 2.0” che prevede la costruzione, con forte sostegno pubblico, di una fabbrica europea dedicata alla produzione di chip avanzati per l’intelligenza artificiale.

Il Cepa considera questa strategia rischiosa e sostiene che sarebbe più efficace valorizzare i punti di forza già esistenti dell’ecosistema europeo dei semiconduttori, invece di