Il contesto della sovranità digitale in Italia
Nel panorama tecnologico attuale, il dibattito sulla digitalizzazione europea e nazionale impone una riflessione profonda sulla gestione delle risorse e degli investimenti. Durante il convegno dedicato all’ecosistema digitale, organizzato dall’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano, i riflettori si sono accesi sulle infrastrutture fisiche e logiche che sorreggono il mercato cloud italiano.
Dinanzi alla necessità di ottimizzare le risorse e di fare sistema, il confronto tra i principali attori della filiera ha evidenziato come la competitività e l’autonomia del Paese dipendano strettamente dalla solidità della rete, dei data center e dei modelli di calcolo distribuiti.
Oltre la semplice localizzazione dei dati
Affrontare il tema della sovranità digitale significa superare la tradizionale visione incentrata unicamente sulla localizzazione fisica dei dati. In un mercato interconnesso, dove i flussi informatici sono continui, la protezione e il controllo richiedono una visione sistemica. Come sottolineato da Paolo Francesco Zanidi (Retelit), «non esiste un Cloud sovrano senza un’infrastruttura di rete sovrana».
Questa prospettiva sposta l’attenzione dalle singole postazioni di archiviazione all’intero percorso che i dati compiono lungo le infrastrutture di telecomunicazione, evidenziando che la connettività ad alta capacità costituisce il primo e imprescindibile anello di sicurezza per l’intero ecosistema digitale nazionale.
Dal cloud tradizionale all’edge: i nuovi paradigmi di elaborazione
L’avvento dell’intelligenza artificiale e la crescente complessità dei carichi di lavoro impongono un cambiamento radicale nei paradigmi di elaborazione. Come spiegato da Clelia Ghibault (FiberCop), i workload non sono tutti uguali e richiedono risposte differenziate in termini di latenza, sicurezza e resilienza.
Per soddisfare queste esigenze, l’elaborazione deve essere distribuita e portata vicino ai luoghi in cui i dati vengono generati, dando vita a un vero e proprio continuum tra cloud, edge e reti. In questo scenario, la rete cessa di essere un semplice canale di trasporto per diventare parte integrante delle infrastrutture abilitanti.
La trasformazione verso un modello “Edge‑ready”
La strategia industriale prevede la trasformazione delle centrali territoriali e della rete capillare in un modello orientato all’edge. Ghibault afferma: «stiamo trasformando la nostra rete capillare e le centrali sul territorio verso un modello “Edge‑ready”, evolvendo da fornitore di pura connettività a provider di infrastruttura distribuita con oltre 100 nodi Edge pianificati a livello nazionale».
A supporto di questa evoluzione, l’adozione di tecnologie avanzate come la Quantum Key Distribution risulta fondamentale per preparare le infrastrutture all’era del calcolo quantistico e dell’intelligenza artificiale, affiancata dall’utilizzo di soluzioni open source per garantire flessibilità e prevenire vincoli proprietari.
Le tre colonne della sovranità digitale secondo Retelit
La salvaguardia del traffico digitale richiede la disponibilità di nodi fisici e logici saldamente ancorati al territorio europeo. La strategia delineata da Retelit si fonda su tre pilastri interconnessi che ridefiniscono le infrastrutture digitali del Paese.
- Backbone ad altissima capacità: rete di trasporto ottica pronta per i carichi di lavoro AI, nativamente sicura grazie a tecnologie ottiche avanzate.
- Gestione diretta di 38 data center in Italia: strutture nevralgiche per l’ospitalità delle piattaforme cloud, con investimenti superiori a 300 milioni di euro per nuovi poli ad alta capacità sotto giurisdizione italiana ed europea.
- Interconnessioni sicure verso gli hyperscaler globali: backbone privato che collega sedi operative, data center proprietari e cloud pubblici, rispettando le normative comunitarie sulla protezione dei dati.
Sovranità digitale: tre dimensioni chiave
Un tema centrale del dibattito riguarda la reale portata delle iniziative normative europee, come il Cloud and AI Development Act. Secondo Claudio Ricci (TIM Enterprise), la semplice presenza fisica di data center nei confini nazionali non è sufficiente per garantire l’effettiva sovranità.
La disciplina della sovranità digitale si articola su tre dimensioni distinte:
- Sovranità del dato: protezione da accessi non autorizzati o extraterritoriali, indipendentemente dalla localizzazione fisica dei server, contro normative straniere come l’US CLOUD Act.
- Sovranità operativa: gestione, supporto e manutenzione affidati a personale locale, assicurando continuità operativa europea e evitando che un data center nazionale diventi un’ambasciata digitale controllata da remoto.
- Sovranità tecnologica: riduzione della dipendenza dai colossi esteri attraverso collaborazione con hyperscaler per l’innovazione di frontiera, crittografia avanzata e governance locale, con infrastrutture interamente nazionali gestite da TIM Enterprise.
Applicazioni industriali: il caso della microelettronica
L’impatto della domanda di capacità computazionale si riflette direttamente all’interno delle aziende manifatturiere ad alta tecnologia. Dario Cantù (Technoprobe), produttore di probe card per il collaudo dei semiconduttori, descrive un modello architetturale modulare basato sulle esigenze operative.
Il modello prevede:
- Uso del cloud pubblico per workload non critici e collaborazione aziendale.
- Cloud privato per salvaguardia dei dati sensibili e della proprietà intellettuale.
- Soluzioni edge o on‑premises direttamente negli stabilimenti produttivi.
Nelle fabbriche della microelettronica, le analisi metrologiche, radiografiche e i controlli di qualità basati su AI e machine learning richiedono tempi di elaborazione dell’ordine dei millisecondi, rendendo impossibile il trasferimento di enormi volumi di immagini verso l’esterno senza generare colli di bottiglia critici.
Questa flessibilità nell’allocazione delle risorse informatiche risponde a un principio fondamentale per l’industria: la libertà di scelta, sintetizzata nella «capacità di non subire lock‑in tecnologici da singoli vendor di nicchia e di selezionare liberamente la collocazione migliore per ogni tipologia di dato».
Coordinamento e futuro del mercato digitale italiano
La complessità delle sfide legate alla trasformazione digitale richiede un forte coordinamento tra operatori di telecomunicazione, provider di servizi cloud e imprese industriali. Nel corso del confronto è emerso con chiarezza che l’efficace condivisione delle competenze e delle risorse all’interno di una solida filiera rappresenta la direzione obbligata per consolidare il mercato digitale italiano ed europeo.
Solo attraverso una rete backbone sovrana, data center nazionali e interconnessioni sicure, il Paese potrà garantire una crescita sostenibile dell’AI, della produzione avanzata e della sovranità dei dati, rispondendo alle sfide poste dalle normative europee e dalle dinamiche di mercato globali.
