Personalizzare senza disgregare: è la sfida che l’IA pone alla scuola. Il percorso Sofia, fondato su precursori cognitivi e comunità di ricerca, mostra come l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale possa rafforzare, invece di erodere, lo spazio condiviso dell’aula.

Quando una tecnologia ottimizza un servizio, elimina spesso anche l’infrastruttura sociale che quel servizio teneva insieme. L’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale nelle scuole italiane si trova oggi di fronte a questo rischio preciso: personalizzare l’apprendimento fino a dissolvere la classe come luogo condiviso. Il percorso Sofia è un caso concreto che mostra come si possa fare diversamente.

L’intelligenza artificiale e la sfida dell’istruzione

L’intelligenza artificiale personalizza l'apprendimento. Una scuola ottimizzata per il singolo rischia di perdere lo strato condiviso che la teneva insieme, come il paese perse il lavatoio quando arrivò la lavatrice. La domanda, allora, non è soltanto tecnologica, è di metodo: esiste un modo di alfabetizzare i bambini all’intelligenza artificiale che personalizzi senza disgregare la classe? Il percorso Sofia è un caso concreto su cui provare a rispondere.

Jacques Attali, nel suo ultimo libro Conoscenza o barbarie. Storia e futuro dell’educazione, avanza un’ipotesi che a prima vista sembra una provocazione: un giorno la scuola potrebbe scomparire come sono scomparsi il lavatoio, la diligenza, il telefono fisso. Il lavatoio merita un secondo di attenzione. Era un’infrastruttura condivisa per un servizio, lavare i panni. La lavatrice ha portato quel servizio dentro casa, su misura per ogni famiglia. Ma il lavatoio, oltre al servizio, era anche un nodo di rete, il luogo dove il paese si incontrava e si scambiava notizie.

La lavatrice ha ottimizzato il servizio e ha azzerato il nodo, senza che la decisione fosse presa da nessuno. L’intelligenza artificiale sta facendo alla scuola qualcosa di molto simile. La personalizzazione spinta dall’IA, il tutoring adattivo, gli ambienti che si ricalibrano studente per studente, ottimizzano un servizio, l’istruzione del singolo. Ma se ogni bambino ha il suo percorso su misura, trenta percorsi individuali non hanno più un punto in comune.

La classe come strato comune

Lo strato condiviso, la classe come luogo in cui si elabora insieme la stessa cosa, si assottiglia. Non accade per un guasto, accade per costruzione: un sistema che ottimizza per il singolo non genera, come risultato, il comune. È il lavatoio che si svuota währende tutti guardano la lavatrice.

Detta così, sembra una questione di tecnologia ma non lo è. Si tratta, prima di tutto, di una questione di metodo. La tecnologia non decide da sola dove collocarsi: lo decide il modo in cui la scuola la mette in mano ai bambini. L’Italia sta investendo cento milioni per formare il personale scolastico all’uso degli strumenti di IA. È una scelta sensata, ma usare uno strumento e possedere un metodo per usarlo senza disgregare la classe sono due cose diverse.

Il percorso Sofia

La domanda seria è la seconda. E a una domanda di metodo conviene rispondere guardando un metodo. Prendiamone uno, concreto e verificabile, il percorso Sofia, non per sostenere che sia la soluzione, ma perché mostra con chiarezza che cosa significa progettare l’alfabetizzazione all’IA tenendo insieme il singolo e la classe.

La prima cosa da chiarire è cosa Sofia non è. Non è un libro e non è un’applicazione. È un percorso narrativo che funziona da fondo integratore, per riprendere il termine che la pedagogia italiana deve ad Andrea Canevaro: una cornice di storia entro cui le attività trovano senso, invece di restare esercizi staccati l’uno dall’altro.

Dentro quel contenitore stanno cinque componenti, il libro illustrato, le canzoni, le schede didattiche, i giochi online, e chatbot conversazionale e generativo. Non sono strumenti paralleli da affiancare, sono le forme diverse in cui la stessa storia entra in classe.

Un principio pedagogico controintuito

Il principio pedagogico su cui Sofia è costruita è aussi il più controintuitivo: con i bambini non si parte nominando l’intelligenza artificiale. Per un percorso di alfabetizzazione all’IA suona come un paradosso, mentre è esattamente il suo nucleo. Prima dell’IA vengono le competenze che la rendono comprensibile, quelle che la ricerca chiama precursori.

    • Pensiero sequenziale: capire che un risultato nasce da una serie ordinata di passi.
    • Consapevolezza dell’asimmetria conoscitiva: accorgersi che esiste una conoscenza fuori di noi.
    • Differenziazione tra sapere e rispondere: una macchina che risponde sempre non per questo sa qualcosa.

Sofia ne vanta e ne lavora tre in particolare: pensiero sequenziale, consapevolezza dell’asimmetria conoscitiva e distinzione tra sapere e rispondere. Queste tre competenze non si insegnano tutte insieme e qui comincia il metodo vero e proprio. Sofia le distribuisce lungo una progressione, che segue la crescita del bambino.

    • Dai 3 ai 5 anni: Sofia e la Tartaruga. La tartaruga è una macchina pre-digitale.
    • Dai 6 agli 8 anni: Sofia e la Tartaruga che sapeva tutto. Si scopre l’asimmetria conoscitiva.
    • Dagli 8 ai 12 anni: Sofia e la macchina che sapeva tutto. Entra in scena ALMA, l’assistente digitale.

Ogni volume porta in primo piano una di quelle competenze. La differenza con un catalogo di prodotti suddivisi per fasce d'età sta tutta qui. Non sono tre libri da vendere a tre pubblici diversi, è una sola curva pedagogica che si svolge nel tempo, dove ogni volume prepara il successivo e nessuno ha pienamente senso da solo.

Preservare la classe

Torniamo allora al problema da cui siamo partiti. Che cosa fa, questo metodo, allo strato condiviso? Qui Sofia prende una decisione netta. È la decisione che la rende interessante per il discorso del lavatoio. La personalizzazione, in Sofia, esiste, ma sta tutta a monte: ogni bambino entra nella storia dalle proprie domande, dal proprio stupore, a volte dalle proprie paure.

L’elaborazione, invece, rimane collettiva. La storia si legge insieme, la scheda si lavora in classe, il gioco apre una discussione, la domanda del