I social media per i minorenni iniziano a essere vietati in diversi Paesi, in risposta sempre crescente alla preoccupazione per il cyberbullismo, la salute mentale e i rischi connessi alla dipendenza. L’Australia è stato il primo Paese a introdurre un divieto per coloro che hanno meno di 16 anni. L’Italia, invece, non riesce a prendere una decisione ufficiale pur avendo iniziato a discutere un’analoga misura nell’ottobre del 2025.
Le restrizioni sui social media si diffondono
Tredici paesi hanno già adottato o stanno prendendo in considerazione un divieto sull’uso dei social media per i minori di 16 anni. L’Australia ha lanciato il divieto nel dicembre del 2025, vietando l’accesso a social popolari come Facebook, Instagram e TikTok per chi ha meno di 16 anni, con multe pesanti per le piattaforme che non rispettano la norma.
In parallelo, diversi Paesi europei ed extraeuropei stanno avanzando sul tema. La Francia ha approvato un divieto per i under 15, sebbene il senato ainda debba ratificarlo. Anche la Turchia ha adottato una misura simile. L’Indonesia ha vietato l’uso dei social per i minorenni a partire da marzo 2026, coinvolgendo piattaforme come YouTube e TikTok.
Chi sta prendendo in considerazione il divieto?
Vari Paesi avanzati, tra cui il Canada e la Spagna, hanno avviato o discusso proposte per vietare l’accesso ai social per i minori. In Canada, per esempio, il disegno di legge prevede il divieto per i under 16, ma necessita ancora dell’approvazione formale.
- La Danimarca sta valutando il divieto per i under 15, con un piano in corso per lo sviluppo di una app di verifica dell’età.
- In Grecia, si attende l’approvazione legale per il divieto a gennaio 2027, che riguarda i under 15.
- La Spagna vuole vietare l’accesso per chi ha meno di 16 anni, con un disegno di legge che punta a rendere i dirigenti piattaforme responsabili del contenuto presente.
La situazione europea
Il dibattito su restrizioni social riguarda anche l’Europa. La Germania ha discusso un emendamento simile per i minori, ma non ha ottenuto un consenso interno. La Polonia e la Slovenia avanzano verso una normativa per limitare l’uso dei social per i under 15. L’Austria ha considerato una soglia minima di 14 anni.
Il Regno Unito sta avviando una consultazione con genitori, esperti e giovani, per decidere sull’applicabilità di questa normativa anche nel Paese. L’obiettivo sembra puntare a vietare l’accesso ai social per i minori di 16 anni, come suggerito dal Parlamento europeo.
Italia: in ritardo rispetto a tanti Paesi avanzati
L’Italia è rimasta indietro rispetto al resto del mondo. Pur essendo partito il disegno di legge 1136, firmato dalla senatrice Lavinia Mennuni con 22 cofirmatari, il testo resta fermo all’ottava commissione del Senato dall’ottobre del 2025. Si tratta di un inerzia che contraste con l’enfasi mondiale del dibattito.
La proposta italiana prevede il divieto di utilizzo per chi ha meno di 15 anni, con l’obbligo di una verifica dell’età tramite un mini-portafoglio nazionale. Inoltre, vengono vietati i contratti stipulati da minori di 15 anni, e la Commissione prevede la possibilità per gli insegnanti e il ministro dell’Istruzione di vietare l’uso in ambito scolastico.
Il governo italiano, invece, sembra concentrato su un progetto di vietare i social per i minorenni, ma non ha ancora mosso passi concreti. Il dibattito rimane bloccato da discussioni su multe ai genitori, una misura che associazioni come il MOIGE hanno definito inaccettabile, poiché i genitori non sono ritenuti responsabili per il comportamento dei figli.
Statistiche e supporto sociale al blocco
Il Rapporto Italia 2026 di Eurispes mostra che il 79% degli Italiani è a favore del divieto per i under 16 sugli social media. L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che circa 100.000 ragazzi tra i 15 e i 18 hanno una forma di dipendenza da social media.
Il Parlamento europeo, infine, è riuscito a ottenere una maggioranza schiacciante a favore di un’età minima di 16 anni per l’accesso ai social. L’iniziativa rientra nel Digital Fairness Act, che potrebbe entrare a far parte della legislazione a metà del 2026.
Un dibattito aperto
Mentre il mondo si muove verso misure restrittive sull’uso dei social media da parte dei minorenni, l’Italia appare ancora indecisa. Pur avendo iniziato a discutere il tema da tempo, il dibattito rimane bloccato da divisioni interne sui dettagli delle norme. Intanto, in Paesi come l’Australia, il blocco è già realtà e si applicano multe concrete alle piattaforme che non rispettano i divieti.
