Snap, TikTok e YouTube hanno sottoscritto un accordo extragiudiziale, evitando il processo sulla dipendenza social che inizierà il 12 giugno. Le tre principali piattaforme social sono state accusate dal Breathitt County School District in Kentucky di aver compromesso l’apprendimento degli studenti, influenzato il loro benessere psicologico e spinto le scuole a spendere ingenti somme per il trattamento dei problemi di salute mentale associati all’uso dei loro prodotti.
Dopo la diffusione dell’accordo, il portavoce di Snap ha affermato: “Siamo lieti di essere riusciti a risolvere la questione in modo amichevole.” YouTube, invece, ha sottolineato le misure adottate negli anni per migliorare la sicurezza degli studenti online: “Per oltre un decennio abbiamo costruito YouTube in modo responsabile, collaborando con insegnanti, amministratori e associazioni di genitori per offrire esperienze online più sicure e utili per gli studenti. La questione è stata risolta amichevolmente e il nostro obiettivo rimane quello di creare prodotti adatti all'età e controlli parentali che mantengano questa promessa.”
Un panorama legale complicato
I tribunali statunitensi sono pieni di cause legate al ruolo che le applicazioni social giocano nella vita adolescenziale. Tra i casi più noti, ci sono quelli in corso a Los Angeles, in California, e Santa Fe, in New Mexico. A Los Angeles, una ragazza ha denunciato di aver sviluppato disturbi psicologici — tra cui depressione, ansia e dismorfofobia — come conseguenza del frequente uso di YouTube, Instagram, TikTok e Snapchat.
Nel caso relativo a questa denuncia, Snap e TikTok hanno raggiunto un accordo extragiudiziale. Meta e YouTube, invece, sono andati a processo. Alla fine, entrambi sono stati condannati per negligenza nella progettazione dei loro servizi. Google ha pagato un risarcimento di 4,2 milioni di dollari, mentre Meta ha versato 1,8 milioni di dollari.
Dove stanno le altre denunce?
Il caso del Breathitt County School District è uno dei circa 1.200 presentati da distretti scolastici negli Stati Uniti. Le accuse riguardano l’impatto negativo delle piattaforme social sull’apprendimento, la salute mentale e l’autostima degli studenti. Le giurie, spesso composte da genitori e rappresentanti scolastici, chiedono spesso misure concrete per limitare il fenomeno della dipendenza.
- Ciascuna causa presenta dati specifici sull’aumento del consumo di piattaforme social nei luoghi scolastici;
- Gli esperti di salute mentale coinvolgevano spesso le scuole per valutare l’impatto degli utenti;
- Le giurie esigono risarcimenti non solo economici, ma anche di natura strutturale, come modifiche alle interfacce di utilizzo.
Meta rimane sul banco degli imputati
Meta si distingue per avere rifiutato di sottoscrivere un accordo amichevole e rimarrà quindi nel processo legale che inizierà il 12 giugno. L’azienda continua a negare che le sue piattaforme siano causa di dipendenza, difendendo il design delle interfacce che mirano a rendere l’applicazione “più interattiva” e “più apprezzabile” per i giovani.
Riflessi economici e di immagine
Gli accordi extragiudiziali non solo offrono un sollievo legale immediato alle aziende coinvolte, ma anche una riduzione dell’impatto mediatico. Rispetto a un processo a processo pubblico, dove il giudice e gli esperti potrebbero richiamare ad ampio spettro i danni causati, l’accordo amichevole limita la visibilità e permette di gestire con maggiore discrezione il risarcimento o le misure correttive.
Rimangono aperte molte questioni
La soluzione di Snap e TikTok non risolve però la preoccupazione diffusa per l'impatto che i social hanno sui giovani. Le aziende continuano a lavorare per modificare interfacce, implementare controlli per l’età e rendere chiaro il consenso all’entrata nei contenuti più rischiosi.
La comunità educativa, insoddisfatta del ruolo limitato di alcune aziende, sta esprimendo il proprio malcontento, chiedendo che le tecnologie vengano regolate con maggiore attenzione, soprattutto in contesti dove i ragazzi e le ragazze sono in una fase cruciale di sviluppo. Le scuole, spesso in prima linea, sperimentano nuovi modelli di utilizzo educativo della digitalità, ma chiedono ai fornitori di supportarli con strumenti pensati non per la massimizzazione dell’uso, ma per l’efficacia formativa reale.
