Introduzione

Nel mondo dei modelli linguistici, la chiarezza del prompt è spesso la differenza tra una risposta utile e una risposta confusa. Molti utenti, soprattutto su piattaforme social, hanno iniziato a circolare suggerimenti su “sette simboli” magici per migliorare i prompt a ChatGPT. Tuttavia, la documentazione ufficiale di OpenAI non contiene alcuna lista di simboli speciali né comandi nascosti. La realtà è più semplice: OpenAI raccomanda l’uso combinato di Markdown (per titoli e liste) e XML (per delimitare i blocchi di contenuto).

Perché la notizia è ricomparsa il 9 ottobre 2026

Il 9 ottobre 2026 un carosello su Instagram di @alphamoney.it ha promesso di spiegare “7 simboli” per scrivere prompt più chiari a ChatGPT. Le slide mostrano una lista di simboli, ma la loro lettura è possibile solo accedendo alla piattaforma Instagram, quindi il contenuto non è verificabile direttamente. Per questo motivo abbiamo confrontato le affermazioni del carosello con la fonte primaria: la guida ufficiale di OpenAI sulla prompt engineering. La conclusione è che la maggior parte dei simboli citati non appartiene alla documentazione ufficiale.

Cosa dice la documentazione di OpenAI

La pagina ufficiale inizia con la distinzione tra i ruoli dei messaggi: developer e user. Il messaggio developer contiene le istruzioni del programmatore e ha priorità su quello user, che rappresenta l’interazione finale dell’utente. Questa analogia è simile a quella di una funzione in programmazione: il messaggio developer è la definizione della funzione, mentre user sono gli argomenti.

Dopo questa introduzione, OpenAI descrive come strutturare i contenuti dei messaggi usando Markdown e XML:

    • Intestazioni (#) e liste (- o *) per indicare le sezioni e la gerarchia del prompt, migliorando la leggibilità durante la stesura.
    • Tag XML (<tag> … </tag>) per delimitare in modo esplicito l’inizio e la fine di un blocco di contenuto, ad esempio un documento di riferimento.

Un dettaglio poco menzionato dai caroselli è l’uso degli attribute XML, come id="esempio-1". Questi attributi forniscono metadati aggiuntivi e consentono al modello di richiamare un blocco specifico per nome.

Nota di metodo

La lettura è avvenuta il 10 ottobre 2026. Nella versione corrente della pagina “prompt engineering” non compaiono le triple virgolette (""") né il separatore ###. Perciò, nel presente articolo, tali simboli sono trattati come indicazioni di terze parti o di versioni precedenti.

I simboli che contano, uno per uno

1. L’alternativa “#” per le sezioni

Un # all’inizio di una riga apre un intestazione Markdown di livello 1. Per ChatGPT funge da “cartello” che indica: “da qui in poi il tema cambia”. Gli esempi ufficiali di OpenAI mostrano quattro blocchi ricorrenti:

    • # Identity
    • # Instructions
    • # Examples
    • # Context

È possibile creare sottosezioni con ## o ###, ma la guida non ne impone l’uso.

2. Il trattino e l’asterisco per le liste

Le liste puntate (- o *) sono consigliate per esplicitare regole o vincoli che il modello deve rispettare separatamente. Una lista di tre restrizioni è più chiara di una frase lunga con subordinate, consentendo una rapida comprensione anche a distanza di giorni.

3. Tag XML per i limiti di contenuto

Aprire <documento> e chiudere </documento> intorno a un testo incollato segnala al modello dove termina l’istruzione e dove inizia il materiale da elaborare. Nei prompt successivi è possibile fare riferimenti espliciti, ad esempio “riassumi solo il contenuto di <documento>”.

Esempi di tag usati da OpenAI includono:

    • <user_query>
    • <assistant_response>
    • <product_review>

4. Attributi XML per identificare gli esempi

Quando un prompt contiene più esempi, è consigliabile numerarli con un attributo id. Questo permette di dire: “segui il formato dell'esempio 2” senza ambiguità. Il costo in caratteri è minimo, ma il guadagno in chiarezza è significativo.

5. Triple virgolette, backticks e “###”

Versioni precedenti della guida di OpenAI citavano le triple virgolette ("""), i backticks (```) e il separatore ### come possibili delimitatori. Nella documentazione attuale questi elementi non compaiono, sebbene alcune guide non ufficiali li promuovano. È probabile che funzionino come “marker”, ma non sono “prescritti” da OpenAI. Un carosello che li presenta come comandi ufficiali diffonde un’informazione errata.

Riepilogo simboli vs. documentazione

SimboloScopoPresente nella documentazione ufficiale?
#Intestazione di sezioneSì (solo una “#”)
- o *Lista di regoleSì
<tag></tag>Delimitazione contenutoSì (con attributi per metadati)
"""Encapsulare testoNo (solo versioni precedenti)
###Separatore di blocchiNo (indicazione di terzi)

Struttura consigliata di un prompt

OpenAI suggerisce di organizzare i messaggi developer in quattro blocchi, di solito in quest’ordine, pur riconoscendo che la sequenza ottimale può variare a seconda del modello:

    • Identity: descrive lo scopo dell’assistente e lo stile di comunicazione.
    • Instructions: elenca regole operative, cosa fare e cosa evitare.
    • Examples: mostra input e output desiderati, spesso con attributi id.
    • Context: fornisce i dati variabili da elaborare, tipicamente posizionati alla fine per sfruttare la cache dei prompt e ridurre costi e latenza.

L’ordine è particolarmente utile per chi utilizza solo l’interfaccia di chat, poiché consente di creare una “template” riutilizzabile dove basta sostituire l’ultimo blocco.

Esempio pratico: riepilogo di un verbale

Identity

Sei un assistente che prepara riassunti di verbali per la segreteria di un municipio.

Instructions

  • Riassumi il testo contenuto in <verbale> in non più di cinque punti.
  • Usa un linguaggio chiaro, senza introdurre informazioni non presenti.
  • Se manca la data, scrivi “data non indicata”.

Examples

<verbale id="esempio-1">

Seduta del 12 marzo. Approvata la variante del piano traffico, tre voti contrari.

</verbale>

<riassunto id="esempio-1">

  • Data: 12 marzo
  • Variante del piano traffico approvata (tre voti contrari)
</riassunto>

Context

<verbale>

[incolla qui il testo completo]

</verbale>

Nel caso non si necessiti della sezione Examples, è possibile ometterla senza influire sul funzionamento.

Markdown vs. XML: quale scegliere?

OpenAI non impone una scelta netta e, anzi, suggerisce una combinazione dei due. Nei prompt di sistema utilizzati da OpenAI stessa si trovano prevalentemente Markdown, mentre le linee guida della community indicano l’uso di entrambi. La differenza chiave è strutturale:

    • Un intestazione Markdown indica dove inizia una sezione, ma non dove termina.
    • Un tag XML ha un’apertura e una chiusura esplicita, eliminando ambiguità, soprattutto con documenti lunghi o più documenti concatenati.

Per prompt brevi la distinzione è minima; per prompt complessi, contenenti più documenti, le tag XML risultano più affidabili.

Conclusioni

Le voci popolari su “sette simboli magici” sono in gran parte frutto di interpretazioni errate o di versioni obsolete della documentazione di OpenAI. L’unico set di strumenti riconosciuti ufficialmente è quello composto da Markdown (intestazioni e liste) e XML (tag con eventuali attributi). Questi elementi non solo migliorano la leggibilità dei prompt, ma consentono di definire chiaramente i confini tra istruzioni e dati, riducendo l’ambiguità per il modello.

Per chi desidera sperimentare, basta aprire ChatGPT con un account OpenAI e testare gli esempi sopra riportati. La guida di riferimento è pubblica e non richiede registrazione aggiuntiva. Con un po’ di pratica, combinare Markdown e XML diventerà una seconda natura, rendendo i prompt più efficienti, più economici e, soprattutto, più comprensibili sia per l’utente che per il modello.