Il contesto elettorale e le principali liste
La Serbia si prepara alle elezioni parlamentari anticipate di domenica 25 ottobre 2026 in un clima di disinformazione e polarizzazione alimentato da una prolungata crisi della rappresentanza. La lista «Aleksandar Vučić – Serbia Unita», sostenuta dal Partito progressista serbo (SNS), sfida fra gli altri la «Lista studentesca – Gli studenti vincono!», nata dalla mobilitazione contro corruzione e impunità dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024.
Vučić, dimessosi dalla presidenza il 27 settembre 2026, punta al ritorno alla guida del governo. La Commissione elettorale registra complessivamente 18 liste, e la competizione risulta fortemente polarizzata, ma non formalmente bipolare.
Il ruolo della lista studentesca
La lista studentesca ha guadagnato visibilità grazie a una protesta popolare scaturita dal disastro di Novi Sad e rappresenta una risposta civica alle accuse di corruzione contro il governo. Il suo programma include riforme del sistema educativo, trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e una politica estera più equilibrata rispetto alle pressioni russe.
Disinformazione: dati e dinamiche
Un monitoraggio di FakeNews Tragač, pubblicato il 21 ottobre 2026 e rilanciato dall’European Digital Media Observatory (EDMO), fotografa una campagna contrassegnata da asimmetria informativa. Tuttavia il dato deve essere interpretato all’interno di un sistema caratterizzato da concentrazione della visibilità mediatica, relazioni opache tra politica e informazione, nonché circolazione transfrontaliera di contenuti.
Tra il 9 settembre e il 21 ottobre 2026 FakeNews Tragač ha identificato e verificato 59 episodi di attività disinformativa: in oltre due terzi il target era la Lista studentesca, nell’8 % il SNS, mentre il 13 % non risultava avere un bersaglio definito. Le narrazioni più ricorrenti riguardano:
- Kosovo e la questione serbo‑kosovara
- Republika Srpska e le tensioni in Bosnia ed Erzegovina
- Sanzioni alla Russia e relazioni con Croazia e Albania
- Candidature, programma studentesco, economia e procedure elettorali
In tale scenario prevalgono false attribuzioni di intenzioni, valori e/o comportamenti, seguite dalla manipolazione di dichiarazioni e dati.
AI‑slope elettorale e contenuti generativi di bassa qualità
Il monitoraggio segnala inoltre la presenza di AI‑slope elettorale, ossia il processo attraverso cui notizie, narrazioni politiche soprattutto nella forma visuale – video, immagini, dichiarazioni e messaggi propagandistici – prodotte o inizialmente diffuse in un altro Paese, vengono successivamente riprese, rilanciate e talvolta rielaborate in bassa risoluzione, con l’obiettivo di saturare il dibattito pubblico nella fase finale della competizione elettorale.
Quindi, la disinformazione si sposta primariamente dai contenuti sociomediali ai profili social, ma una stessa narrazione può essere ripresa e rilanciata successivamente dalle testate giornalistiche più note. Distinguere origine, rilancio, visibilità e impatto diviene indispensabile ai fini dell’attribuzione di un’operazione ostile, attraverso elementi quali provenienza, infrastruttura, temporalità, relazioni fra nodi e, quando disponibili, flussi finanziari.
Ruolo della Russia e dei media filorussi
La presenza di narrazioni favorevoli al Cremlino è documentata da anni, ma ciò non consente di attribuire automaticamente a Mosca ogni falsa informazione emersa nella campagna del 2026. Il monitoraggio EDMO/FakeNews Tragač non dimostra un coordinamento operativo russo delle 59 manipolazioni elettorali. Identifica, invece, contenuti originati e/o veicolati da politici, media e profili social del contesto serbo.
Le ricerche dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD), di Reporters Without Borders (RSF) e del Center for Research on Terrorism and Armed Conflict (CRTA) documentano un ecosistema in cui Sputnik Srbija, RT Balkan e numerosi mediatori locali rendono disponibili cornici narrative filorusse, dove affinità ideologica, amplificazione editoriale e regia esterna appaiono come ipotesi distinte, da valutare attraverso standard probatori diversi.
Strategie russe di influenza
Un briefing del Servizio studi del Parlamento europeo del 2023 descrive l’interesse russo nel rallentare l’integrazione Euro‑Atlantica e nel utilizzare le fratture irrisolte della regione, in particolare Kosovo e Bosnia ed Erzegovina. In tale scenario Mosca ricorre prevalentemente a:
- Amplificazione di narrazioni anti‑UE e anti‑NATO
- Utilizzo di canali media filorussi per veicolare messaggi di dubbio e sfiducia
- Rilancio transfrontaliero di contenuti generati da attori locali
- Riciclaggio informativo tramite testate nazionali
Per spiegare la resilienza di queste narrazioni non basta evocare un potere di persuasione esterno, ma osservare incentivi, selezione e riappropriazione dei messaggi da parte degli attori domestici.
Storia recente di manipolazione e risposta istituzionale
Nell’ordinanza dell’8 febbraio 2024 il Parlamento Europeo rilevò che Sputnik Serbia e RT Balkan avevano contribuito alla disinformazione contro esponenti dell’opposizione nel 2023. Il rapporto finale dell’Ombudsman per le elezioni e la democrazia (ODIHR) del 28 febbraio 2024 descrisse una competizione tecnicamente organizzata, ma segnata da vantaggi sistemici del partito di governo, pressione su dipendenti pubblici, abuso di risorse statali e squilibri mediatici.
Il confronto con il 2026 permette di individuare continuità nelle condizioni di produzione e amplificazione delle narrazioni, ma non prova, di per sé, l’esistenza di una singola cabina di regia transnazionale, di un mastermind.
Trend del 2025‑2026
Il monitoraggio CRTA sull’intero 2025 osserva un rafforzamento delle narrazioni anti‑UE nei media serbi e 411 apparizioni televisive in diretta di Vučić nell’anno. Molti contenuti manipolativi risultano prodotti da testate interne, descrivendo uno squilibrio persistente anche quando cambiano le singole tematizzazioni geopolitiche e il tono riservato agli Stati Uniti.
Sputnik Srbija e RT Balkan: profili e funzionamento
Sputnik Srbija diffonde contenuti in serbo dal 2015 come articolazione di un gruppo mediatico finanziato dalla Federazione Russa. RT Balkan, versione in serbo della rete RT, è nata come piattaforma multimediale nel novembre 2022. I due operatori occupano, quindi, una posizione riconoscibile all’interno dell’ecosistema informativo filoruso.
La valutazione del loro ruolo deve tuttavia essere fondata sulla distinzione tra produzione editoriale, distribuzione su piattaforma e ripubblicazione da terzi.
RT Balkan ha avviato la televisione in lingua serba il 27 dicembre 2024 ed è distribuita anche attraverso le reti di Telekom Srbija, grazie a una licenza REM dell’ottobre 2024. La Commissione Europea ha richiamato l’attenzione sia sull’attività di RT Balkan sia sulla carenza della risposta serba alla manipolazione informativa straniera.
Occorre precisare che in Serbia le vulnerabilità sono dovute al fatto che tali servizi operano nel quadro autorizzativo locale; le restrizioni europee sulle emittenti statali russe non equivalgono automaticamente a un divieto applicato dall’ordinamento serbo.
Il riciclaggio informativo
Secondo l’inchiesta RSF del 2024, il meccanismo decisivo è spesso il “riciclaggio informativo”: contenuti inizialmente pubblicati da RT Balkan vengono ripresi, citati e/o riformulati da tabloid e televisioni nazionali, fino a perdere, agli occhi del pubblico, la provenienza originaria. Appare evidente, pertanto, come occorra mappare rispettivamente chi produce, chi rilancia, chi beneficia della diffusione e quali pubblici vengono raggiunti, senza assumere che ogni ripresa sottenda una catena di comando.
Memoria di guerra e strumentalizzazione
Sebbene la disinformazione sia endemica nei Balcani, è importante evidenziare come il fenomeno si sia intensificato già due mesi prima delle elezioni serbe, a fine agosto, quando è morto Ratko Mladić, noto con l’appellativo di “Macellaio di Srebrenica”. Mladić, processato e condannato all’ergastolo per genocidio nel 2017, è stato trasformato in simbolo di martirio da alcune frange nazionaliste.
Le narrazioni che hanno celebrato la sua morte hanno sfruttato immagini emotive, citazioni selezionate e hashtag virali, alimentando una retorica che collega la memoria di guerra al presente contesto politico. Tale strumentalizzazione ha lo scopo di delegittimare gli oppositori, presentare il governo come custode della “verità storica” e rafforzare il sostegno al partito di Vučić.
La combinazione di memoria storica, contenuti generati dall’IA e reti di rilancio transfrontaliere crea un ambiente in cui la verità risulta frammentata e le decisioni degli elettori sono influenzate da una molteplicità di fonti poco trasparenti.
Conclusioni e prospettive
Le elezioni serbe del 2026 rappresentano un caso emblematico di come la disinformazione, alimentata da narrazioni filorusse, da tecnologie di AI e da meccanismi di riciclaggio informativo, possa condizionare il risultato di una competizione democratica. Il monitoraggio di FakeNews Tragač, sebbene non dimostri un coordinamento operativo russo, evidenzia una campagna asimmetrica e mirata soprattutto contro la lista studentesca.
Per contrastare efficacemente questi fenomeni è necessario:
- Potenziare la capacità di fact‑checking indipendente in Serbia
- Rafforzare la trasparenza delle fonti e dei finanziamenti dei media
- Educare il pubblico a riconoscere i segnali di contenuti AI‑generated e di riciclaggio informativo
- Favorire la cooperazione transfrontaliera tra autorità di regolamentazione, piattaforme digitali e organizzazioni della società civile
Solo un approccio integrato potrà garantire che il voto sia guidato da informazioni affidabili e non da manipolazioni che sfruttano la memoria di guerra e le tensioni geopolitiche della regione.
