In molti comuni italiani, il Responsabile della Transizione Digitale (RTD) entra in scena solo quando le decisioni strategiche sono ormai state prese. Il digitale, in questo scenario, spesso diventa un mero adempimento o una questione tecnica di supporto, anziché un elemento centrale per lo sviluppo e l’evoluzione delle amministrazioni locali. Questa prassi non solo non valorizza il ruolo fondamentale dell’RTD, ma rischia di consegnare il futuro digitale del comune direttamente nelle mani degli enti esterni.
Immaginate una tipica riunione del comune. È una mattina di giovedì, in una sala meeting affollata da dirigenti di varie aree. Il tema? La riorganizzazione dello sportello unico per le imprese. Tavolo lungo, caffè caldo, slide con confronti di processi vecchi e nuovi. Si discute, si propone, si decide. Due ore di lavoro intenso. Eppure, dietro a quella stanza piena di competenze, manca un elemento fondamentale: il Responsabile della Transizione Digitale.
Senza il coinvolgimento precoce del RTD in processi decisionali del genere, il comune si priva della possibilità di progettare una digitalizzazione realmente integrata. La tecnologia non può essere ridotta a un supporto tecnico, come la fornitura di un software o l’installazione di un server. Essa va vista come un motore che può plasmare nuovi modi di lavorare, di relazionarsi, di fornire servizi, di costruire cultura e di co-progettare insieme ai cittadini.
Le conseguenze di una mancata integrazione
Quando l’RTD non è al tavolo della decisione da subito, la tendenza comune è quella di affidare a terzi la definizione di soluzioni digitali “chiavi in mano”, con il rischio di dipendenza tecnologica. Molti fornitori esterni si presentano come esperti, sì, ma in realtà sono solamente venditori di prodotti pre-costituiti, che non tengono conto delle specificità del territorio comunitario né delle reali esigenze dei servizi locali.
Ad esempio, un comune che decide di digitalizzare lo sportello per l’urbanistica senza un piano di trasformazione digitale coordinato potrebbe finire per installare un sistema digitale che non risolve realmente i problemi, ma che ha solo il vantaggio di non dover pagare gli istruttori che si siedono dietro a pile di carta. Questo tipo di interventi, per quanto positivi, sono spesso superficiali o fuorvianti. Senza un’analisi profonda, si rischia di digitalizzare l’inadeguazione, non l’efficienza.
Il ruolo strategico del Responsabile della Transizione Digitale
Il RTD, per sua natura, è una figura chiave nella governance digitale. Ha un ruolo di collegamento tra tecnologia e organizzazione dell’ente, può anticipare problemi, valutare rischi digitali, proporre innovazioni realmente sostenibili. Il suo coinvolgimento precoce non è solo un vantaggio, ma una necessità.
- La sua presenza in fase iniziale garantisce una visione completa, non solo sui problemi tecnici ma anche sulla cultura digitale interna.
- Permette di allineare il piano strategico del comune con gli obiettivi del Piano nazionale per la digitalizzazione.
- Riduce il rischio di fallimenti progettuali legati a una sconnessione tra le aspettative e i mezzi tecnologici disponibili.
- Offre la possibilità di adottare un approccio agile e sperimentale.
- Favorisce l’acquisizione di abilità digitale diffusa negli operatori.
Quali sono le soluzioni concrete?
Per risolvere il problema, è fondamentale ridefinire la cultura organizzativa e operativa all’interno delle PA, a partire da un piano che veda il RTD non solo come risorsa tecnica, ma come leader di transizione. Ecco alcune proposte azionabili:
1. Cambiamo le regole organizzative
Inserire l’RTD come membro obbligatorio nei tavoli decisionali per ogni progetto che abbia a che fare col digitale o che ne preveda l’integrazione. Questo non deve essere una mera formale inclusione, ma una partecipazione attiva, con potere di veto o di proposta.
2. Formazione mirata per il RTD
Investire in corsi di formazione che amplino le sue competenze non solo tecnologiche, ma anche di gestione change, di comunicazione interfunzionale e di leadership digitale. In molti casi, l’RTD è in possesso di una buona conoscenza tecnica, ma non sempre sa far funzionare la squadra.
3. Creare un piano digitale comunitario
Un piano comune, condiviso con il territorio e con il RTD al centro, che abbia obiettivi verificabili, budget reale e un cronoprogramma. Questo non solo dà concretezza al processo, ma aumenta la consapevolezza interna e la propensione a cambiare.
4. Coinvolgere i cittadini
L’approccio non può essere solo interno all’ente. Coinvolgere i cittadini attraverso strumenti di comunicazione, sondaggi online, partecipazione attiva nei comitati di controllo. La tecnologia deve servire l’utente, non solo il funzionario.
In sintesi, trasformare il processo decisionale di un comune senza coinvolgere il Responsibility Tecnologico Digitale come leader non è solo inefficace; è un rischio concreto per l’efficacia del progetto digitale. Il RTD non è un tecnico, non è uno sviluppatore, non è un consulente a contratto. È una figura centrale per costruire una PA che non solo risponde alle evoluzioni digitali, ma le anticipa.
