Le opere per l’estensione della nuova linea metropolitana di Málaga, diretta verso il complesso ospedaliero di Virgen de la Esperanza, hanno rivelato un tesoro archeologico inatteso: una necròpolis romana di dimensioni eccezionali, una delle più grandi e meglio conservate d’Italia.
Scoperta e contesto storico
La sezione di scavo si trova sotto la via Hilera, nel cuore del centro cittadino, e sta riscrivendo la conoscenza che gli storici avevano sull’antica Malaca. Prima del ritrovamento, l’area era considerata parte di terreni riconquistati dal mare durante il periodo islamico, perciò non si sospettava alcuna presenza romana.
Gli scavi hanno documentato finora 984 complessi funerari contenenti più di 1.000 individui, secondo i dati della Consejería de Fomento della Junta de Andalucía. Il sito si estende per circa 400 metri e risale ai secoli II‑IV d.C., periodo in cui Malaca era un importante porto del Mediterraneo.
Fasi precedenti di scavo
Secondo quanto riportato da National Geographic, una prima operazione di salvamento, effettuata nei mesi antecedenti l’estate 2025, aveva portato alla luce circa 15 tombe, con 274 sepolture e oltre 400 corpi. Il conteggio attuale, quindi, è più di tre volte superiore a quello iniziale, e gli archeologi prevedono che il numero continui a crescere.
Caratteristiche delle sepolture
Le tombe, scavate in argilla rossa, sono state successivamente coperte da coltivazioni islamiche e, più tardi, da strati urbani moderni. Esse mostrano una notevole varietà di tipologie:
- marciapiedi di tegole (tegulae) costruiti attorno al corpo;
- coperchi a due falde di tegole;
- fosse semplici;
- ciste rivestite di pietra;
- neonati sepolti all’interno di anfore.
Alcune sepolture si sovrappongono fino a tre livelli, indicando un uso prolungato dello stesso spazio funebre. Inoltre, sono state rinvenute numerose monete provenienti da diverse regioni del Mediterraneo, a testimonianza del ruolo commerciale di Malaca.
Indicazioni culturali e sociali
Il diverso tipo di sepoltura suggerisce variazioni nelle credenze religiose, nei legami familiari e nelle condizioni sociali dei defunti. Un team di archeologi e antropologi sta analizzando i resti per ricostruire l’alimentazione, le malattie e le attività lavorative di queste popolazioni.
Impatto sui lavori del metro
Il tratto interessato si colloca nel primo dei tre segmenti del ramo verso il nuovo ospedale, tra la stazione Guadalmedina e la fine della via Hilera. La lunghezza della superficie di scavo è stata ridotta da 406 a 250 metri lineari, consentendo la prosecuzione dei lavori sulla lastra di copertura del tunnel.
Inizialmente la fase era prevista per il novembre 2026, ma a causa della scoperta sarà posticipata a inizio 2027. Nonostante il ritardo, il consiglio regionale assicura che la data di apertura dell’intera linea non subirà modifiche, poiché i tre tratti vengono costruiti in maniera sequenziale.
Destinazione dei reperti
I resti saranno trasferiti al Museo di Málaga, con le parti più significative esposte in uno spazio dedicato accanto alla stazione di Guadalmedina, che già ospita tracce del quartiere islamico di Attabanim. Il consigliere ha inoltre annunciato che almeno una tomba rappresentativa di ciascuna tipologia sarà conservata nel futuro museo archeologico del metro.
Prospettive future
Il ritrovamento non solo arricchisce il patrimonio storico di Málaga, ma offre anche nuove opportunità di ricerca interdisciplinare. Gli studiosi potranno approfondire le dinamiche di scambio culturale tra Roma e le regioni del Mediterraneo occidentale, così come le trasformazioni urbane della città dall’epoca romana a quella contemporanea.
Nel frattempo, i lavori del metro proseguono con attenzione, integrando la salvaguardia del patrimonio archeologico nella pianificazione urbana, dimostrando come lo sviluppo infrastrutturale possa convivere con la tutela della memoria storica.
