L’articolo 17 del Codice dell’Amministrazione Digitale, già nel 2018, prevedeva che il responsabile della transizione digitale fosse dotato di competenze tecnologiche, informatiche giuridiche e manageriali, rispondendo direttamente all’organo di vertice politico. In pratica, però, la maggior parte degli enti ha interpretato “transizione digitale” come sinonimo di “informatica” e ha affidato il ruolo a chi gestiva i PC, oppure a figure di comodo come il sindaco, il segretario o il ragioniere dell’ufficio tecnico.
Da una sola figura a un organismo distribuito
Otto anni dopo la delibera di giunta dell’autunno 2018, lo stesso responsabile si trova a ricoprire molteplici cappelli: è il responsabile ICT, il referente per l’interoperabilità e la PDND, il punto di riferimento per la sicurezza informatica, il project manager dei progetti PNRR in rendicontazione, l’esperto di innovazione nel PIAO e, più recentemente, colui che deve valutare l’uso di ChatGPT. In inglese suonerebbe come ICT manager, CISO, CAIO, interoperability officer, innovation manager; in italiano, è semplicemente “la persona a cui si gira tutto quello che ha un cavo o un algoritmo”.
Il problema è che, parallelamente, questa figura continua a chiudere il bilancio (l’ottavo cappello). La domanda inevitabile è: chi dovrebbe davvero fare l’RTD nel 2026?
Le indicazioni di AgID
AgID, con il Piano Triennale 2024‑2026 e l’aggiornamento 2026, ha dedicato spazio al Responsabile e all’Ufficio per la Transizione Digitale, inserendo l’intelligenza artificiale tra le competenze tecnologiche e giuridiche del profilo di e‑leadership. La direzione è chiara, ma la realtà organizzativa degli enti è rimasta legata a norme obsolete o addirittura peggiorata.
Quali profili possono ricoprire il ruolo?
Di seguito una panoramica dei candidati più comuni, con vantaggi e limiti.
- Il sindaco: risponde a se stesso, quindi la separazione tra indirizzo politico e gestione scompare. È un ottimo committente, ma rischia di rendere la transizione legata alla durata del mandato.
- Il segretario: autorevole, con solida competenza giuridica e visione d’insieme dell’ente. Può essere un ottimo sponsor e componente del tavolo RTD, ma spesso lavora in convenzione su più enti, con tempo frammentato.
- Il responsabile ICT: conosce infrastruttura, applicativi e fornitori. Il rischio è il tecnocentrismo, con poca capacità di influenzare processi di aree non dipendenti dal CED.
- Il project manager PNRR: sa pianificare, monitorare e rendicontare. Senza leva organizzativa e dimestichezza normativa, diventa solo un coordinatore di scadenze.
- Il responsabile dei processi (process manager): combina processi, costi, organizzazione e tecnologia. Tuttavia, nei comuni è quasi inesistente, e le carriere pubbliche non attraggono questo profilo.
- Il profilo ideale “cross‑funzionale”: combina tutte le competenze richieste, ma senza inquadramento contrattuale, budget e prospettive di carriera rimane un ideale irrealizzabile.
Rileggendo il casting emerge una cosa: nessun profilo vince da solo. L’articolo 17 non parla solo di un responsabile, ma di un ufficio.
L’Ufficio per la Transizione Digitale (UTD)
Un UTD ben costruito riunisce al tavolo:
- RTD (direttore d’orchestra)
- Segretario
- Responsabili di area (processi, finanze, risorse umane)
- Referente ICT e sicurezza
- Referente dati e privacy in raccordo con il DPO
- Referente IA
- Eventuali competenze esterne (consorzi, società in‑house, fornitori)
L’RTD, in questo schema, non suona tutti gli strumenti, ma legge la partitura e decide chi entra e quando. I cappelli non spariscono, ma vengono distribuiti con deleghe formali: chi è referente per la sicurezza, chi per l’interoperabilità, chi per l’IA. La programmazione trova la sua sede naturale nel PIAO, non in una cartella condivisa.
Strumenti e vincoli normativi
AgID ha messo a disposizione un vademecum per la nomina dell’RTD e la costituzione dell’UTD. Lo strumento esiste, ma spesso manca la decisione di usarlo come leva organizzativa anziché come semplice modulo da compilare.
La Legge 132/2025 richiede alle amministrazioni misure tecniche, organizzative e formative per un uso responsabile dell’IA, senza nuovi oneri. Questo rafforza l’esigenza di un ufficio dotato di risorse e di una funzione di direzione riconosciuta e adeguatamente retribuita.
Conclusioni
Non esiste una risposta unica, ma una risposta su misura per ogni ente. Il nome sulla delibera (segretario, ingegnere, responsabile ICT o figura nuova) conta meno dell’ufficio che gli costruiamo intorno. La vera domanda per i sindaci e le giunte è: siamo disposti a investire su questa funzione, o continueremo a nominare il primo disponibile e a constatare che la transizione non decolla?
