Il Digital Networks Act (DNA) rappresenta una delle più ambiziose iniziative legislative dell’Unione europea nel settore delle telecomunicazioni. Presentato dalla commissione Industria, Ricerca ed Energia il 20 ottobre, il provvedimento mira a unificare le regole su piattaforme digitali, spettro radio, sicurezza delle reti e diritti dei consumatori in tutti i 27 Stati membri. Il relatore, il deputato polacco Michał Kobosko, lo inquadra come una cornice per un ecosistema integrato in cui rete fissa, cloud, satelliti e servizi di streaming sono parti di un’unica infrastruttura.

Obiettivi principali del Digital Networks Act

Il DNA si propone di:

    • Standardizzare le frequenze assegnate per 5G e future tecnologie, riducendo la frammentazione nazionale.
    • Rafforzare la sicurezza delle reti, imponendo obblighi di notifica e risposta rapida a cyber‑attacchi.
    • Proteggere i consumatori con regole più severe su trasparenza dei contratti, qualità del servizio e rimborso per interruzioni.
    • Regolare le piattaforme digitali garantendo un mercato più equo e limitando pratiche anti‑concorrenziali.

Questi punti sono accompagnati da misure concrete, come la creazione di un “European Connectivity Fund” da 30 miliardi di euro, destinato a sostenere la copertura in aree rurali e a promuovere la diffusione della fibra ottica.

Il nodo irrisolto dello switch‑off del rame

Nonostante le ambiziose previsioni, il DNA lascia in sospeso la decisione sullo spegnimento della rete in rame, un elemento cruciale per l’Italia. Attualmente, il rame è ancora la spina dorsale di molte connessioni in zone montane, rurali e in alcune città di medio‑grado, dove la fibra non è ancora arrivata. L’interruzione prematura della tecnologia VDSL2 potrebbe causare un vuoto di connettività, con ripercussioni su:

    • Le imprese locali che dipendono da linee ADSL per la loro attività.
    • Le famiglie che, senza alternative di fibra o 5G, rimarrebbero senza accesso a internet ad alta velocità.
    • Le scuole e gli ospedali in aree periferiche, dove la continuità del servizio è vitale.

Secondo l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), nel 2023 circa il 30 % delle abitazioni italiane era ancora servito esclusivamente da rete in rame. Un’interruzione rapida senza un piano di migrazione potrebbe aumentare il divario digitale, contraddicendo gli obiettivi del DNA.

Esempi di transizione riuscita in Europa

Paesi come la Svezia e la Finlandia hanno gestito lo switch‑off del rame con programmi di co‑finanziamento pubblico‑privato, garantendo che il 95 % delle abitazioni fosse coperto da fibra entro cinque anni. Queste esperienze mostrano l’importanza di:

    • Definire un calendario di transizione con tappe intermedie.
    • Offrire incentivi fiscali alle operatori che accelerano i lavori di posa della fibra.
    • Creare un “fallback” temporaneo basato su tecnologie 4G/5G Fixed Wireless Access (FWA) per le aree più isolate.

Implicazioni per il mercato italiano

Le grandi telecom come TIM, Vodafone e Fastweb hanno già annunciato piani di espansione della fibra, ma la loro capacità di coprire l’intero territorio dipende da accordi con i comuni e da investimenti significativi. Il DNA, se interpretato come un impulso verso un ecosistema unico, potrebbe favorire nuovi attori:

    • Operatori di rete neutra che forniscono “dark fiber” a servizi cloud.
    • Società di satellite come Starlink, che offrono connettività alternativa nelle aree non coperte.
    • Start‑up specializzate in FWA, che possono colmare il vuoto durante la fase di transizione.

Per le imprese italiane, la sfida sarà adattarsi a un mercato più competitivo, dove la qualità del servizio e la velocità di risposta ai guasti saranno criteri decisivi per la scelta dei fornitori.

Azioni concrete per i decisori politici

Per mitigare i rischi legati al possibile spegnimento del rame, gli esperti propongono:

    • Stabilire un timeline di dismissione con scadenze chiare, ad esempio 2028 per il 50 % delle linee in rame e 2032 per l’intera rete.
    • Creare un fondo di transizione regionale, alimentato da contributi UE e da investimenti privati, destinato a coprire i costi di posa della fibra nelle zone a bassa densità.
    • Introdurre misure di tutela per i consumatori vulnerabili, con tariffe agevolate per il passaggio alla fibra o al FWA.
    • Promuovere la digitalizzazione delle amministrazioni locali, affinché possano gestire autonomamente i progetti di infrastruttura.

Conclusioni

Il Digital Networks Act ha il potenziale per trasformare l’intero panorama delle telecomunicazioni europee, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di affrontare le lacune esistenti, in particolare la questione dello switch‑off del rame in Italia. Un approccio coordinato, che unisca investimenti, regole chiare e protezione dei consumatori, è fondamentale per evitare un “digital divide” e garantire che la transizione verso la fibra e il 5G avvenga in modo inclusivo e sostenibile.