Secondo STL Partners, la migrazione verso la crittografia post‑quantistica richiede interventi immediati. Gli attacchi “store now, decrypt later” (HNDL) espongono già oggi le informazioni riservate, e il possibile arrivo di sistemi capaci di violare gli attuali algoritmi tra il 2029 e il 2035 accelera la pianificazione degli operatori.
Impatto del quantum computing sulle telecomunicazioni
La diffusione del quantum computing impone alle telecomunicazioni di rivedere i sistemi di protezione delle comunicazioni e delle infrastrutture. Gli attuali algoritmi crittografici, utilizzati per garantire la riservatezza dei dati e l’autenticazione degli utenti, potrebbero diventare vulnerabili quando saranno disponibili computer quantistici sufficientemente potenti.
Per gli operatori il problema riguarda anche i tempi della trasformazione: aggiornare la sicurezza di una rete di telecomunicazioni può richiedere da cinque a dieci anni, o anche di più. È quanto emerge dal rapporto “Quantum‑safe networking: The telecoms journey to quantum safety” di STL Partners, che analizza le implicazioni della tecnologia quantistica per il settore e le principali soluzioni disponibili per proteggere le infrastrutture.
Il Q‑Day e la sua finestra temporale
Secondo la società di analisi, il momento in cui un computer quantistico sarà in grado di compromettere gli algoritmi crittografici oggi più diffusi, indicato come Q‑Day, potrebbe collocarsi tra il 2029 e il 2035. Si tratta di una finestra indicativa, soggetta all’evoluzione della ricerca, che rende particolarmente importante avviare per tempo la pianificazione degli interventi.
Gran parte della sicurezza delle comunicazioni digitali si basa sulla crittografia a chiave pubblica, che utilizza problemi matematici estremamente complessi da risolvere con i computer tradizionali. Algoritmi come RSA, Diffie‑Hellman ed ECDH sono impiegati in numerosi sistemi di autenticazione, cifratura e scambio delle chiavi.
Vulnerabilità dei protocolli attuali
Questi meccanismi proteggono diversi livelli delle infrastrutture di telecomunicazione: dalle connessioni TLS (Transport Layer Security) ai tunnel IPsec, dai certificati digitali alle procedure di autenticazione delle reti 5G, fino ai sistemi di segnalazione e alle reti private virtuali offerte ai clienti aziendali.
Un computer quantistico sufficientemente avanzato potrebbe utilizzare l’algoritmo di Shor per risolvere in tempi relativamente brevi problemi matematici che oggi richiederebbero risorse computazionali proibitive. La conseguenza sarebbe la compromissione di una parte fondamentale dei sistemi di sicurezza utilizzati dagli operatori.
Livelli di esposizione
Il rapporto distingue i diversi livelli di esposizione. La crittografia asimmetrica e le firme digitali rappresentano gli ambiti maggiormente vulnerabili, mentre gli algoritmi simmetrici, come AES, e le funzioni hash risultano esposti in misura inferiore. In particolare, AES‑256 è già considerato resistente alle minacce quantistiche conosciute e alcune organizzazioni lo stanno adottando al posto di AES‑128 come misura precauzionale.
- Harvest Now, Decrypt Later (HNDL): intercettazione e conservazione di comunicazioni cifrate per decifrarle in futuro con computer quantistici.
- Richiede solo la capacità di archiviare grandi volumi di traffico, non la presenza immediata di un computer quantistico.
- Costi di archiviazione in calo rendono l’attacco economicamente accessibile a attori statali dotati di risorse elevate.
Il rischio interessa soprattutto le informazioni che devono mantenere un elevato livello di riservatezza per molti anni, come le comunicazioni governative, le transazioni finanziarie, i dati sanitari, i segreti industriali e le informazioni relative al controllo delle infrastrutture critiche.
Prove e stime sulla potenza quantistica
La National Security Agency (NSA) e il Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitensi hanno già documentato pubblicamente la tipologia di comportamento descritta dal rapporto. Le stime sull’arrivo di computer quantistici capaci di violare i sistemi crittografici attuali continuano a evolvere, anche alla luce dei progressi della ricerca.
STL Partners richiama tre studi indipendenti pubblicati tra maggio 2025 e marzo 2026 che hanno rivisto significativamente il numero di qubit fisici necessari per compromettere RSA‑2048, uno degli algoritmi più utilizzati nella crittografia a chiave pubblica. Le valutazioni precedenti indicavano circa 20 milioni di qubit; le nuove ricerche hanno ridotto la stima a meno di un milione, con alcune architetture che suggeriscono la possibilità di riuscire con appena 100 mila qubit.
Gli attuali processori quantistici rimangono ancora diversi ordini di grandezza al di sotto anche di quest’ultima soglia, ma la progressiva riduzione delle risorse computazionali stimate ha comunque modificato le valutazioni sui tempi di preparazione. Google, per esempio, ha fissato al 2029 il proprio obiettivo interno per completare la migrazione post‑quantistica delle infrastrutture aziendali, anticipando la pianificazione degli interventi.
Conseguenze per le telco
Secondo STL Partners, la durata dei programmi di aggiornamento delle reti rappresenta un fattore determinante: anche considerando le previsioni più prudenti sull’arrivo del Q‑Day, gli operatori che non hanno ancora avviato la pianificazione della migrazione rischiano di essere già in ritardo.
Strategie di difesa: PQC e QKD
Per proteggere le telecomunicazioni dalla minaccia quantistica, STL Partners individua due principali approcci tecnologici: Post‑Quantum Cryptography (PQC) e Quantum Key Distribution (QKD).
Post‑Quantum Cryptography (PQC) si basa su algoritmi matematici progettati per resistere agli attacchi dei computer quantistici, pur continuando a funzionare sulle infrastrutture informatiche tradizionali. Il suo principale vantaggio è la possibilità di introdurre nuovi meccanismi di sicurezza tramite aggiornamenti software e firmware, senza richiedere la sostituzione degli apparati fisici. Questa caratteristica spiega perché la PQC sia considerata dalla maggior parte dei governi e dei fornitori tecnologici la soluzione di riferimento nel breve periodo.
Quantum Key Distribution (QKD) adotta un approccio differente: utilizza le proprietà della fisica quantistica per distribuire chiavi crittografiche attraverso fotoni trasmessi su collegamenti in fibra ottica o nello spazio libero. Un eventuale tentativo di intercettazione altera gli stati quantistici, permettendo di rilevare l’interferenza. Il principale limite riguarda la necessità di infrastrutture dedicate, come trasmettitori e ricevitori specializzati e, sulle lunghe distanze, nodi intermedi fidati. Questi requisiti comportano costi più elevati e maggiori difficoltà di estensione su larga scala rispetto alla crittografia post‑quantistica.
L’analisi conclude che la QKD può rappresentare un livello aggiuntivo di protezione, complementare agli algoritmi post‑quantistici, anziché una loro completa sostituzione.
Standardizzazione e roadmap
Un ruolo centrale nella transizione è svolto dalla standardizzazione degli algoritmi crittografici resistenti ai computer quantistici. Il National Institute of Standards and Technology (NIST) statunitense ha già approvato standard che costituiscono un riferimento per lo sviluppo dei sistemi di sicurezza di nuova generazione. Tra questi figura ML‑KEM, un meccanismo post‑quantistico a chiave pubblica basato su problemi di reticolati, ormai considerato pronto per l’implementazione.
Le telco dovranno quindi allineare le proprie architetture di rete ai nuovi standard, aggiornare i certificati digitali, i protocolli TLS e IPsec, e garantire la compatibilità delle soluzioni 5G con le chiavi post‑quantistiche. Parallelamente, potranno valutare l’integrazione di link QKD nelle backbone più sensibili, dove la protezione aggiuntiva giustifica i costi.
Conclusioni e raccomandazioni operative
Il quadro delineato da STL Partners indica che la sfida quantistica è già concreta e che i tempi di risposta sono stretti. Le telecomunicazioni, essendo l’infrastruttura di base per l’economia digitale, devono adottare una strategia a più livelli:
- Avvio immediato di assessment di vulnerabilità su tutti i sistemi che utilizzano crittografia asimmetrica.
- Definizione di una roadmap di migrazione che preveda l’adozione progressiva di algoritmi PQC certificati dal NIST entro il 2029‑2030.
- Pilot testing di soluzioni QKD su segmenti critici della rete, per valutare costi operativi e benefici di sicurezza.
- Implementazione di politiche di conservazione dei dati che limitino la quantità di traffico archiviato per attacchi HNDL, includendo crittografia a chiave simmetrica forte (AES‑256) per i dati a lungo termine.
- Formazione del personale e collaborazione con enti di standardizzazione per garantire una transizione fluida e conforme alle normative emergenti.
Solo con un approccio coordinato, che combini aggiornamenti software, investimenti in hardware quantistico e partecipazione attiva alla definizione degli standard, le telecomunicazioni potranno mantenere la fiducia dei clienti e la sicurezza delle comunicazioni in un futuro dominato dal quantum computing.
