Il paradosso della distruzione dei dispositivi di archiviazione
Gettare via componenti informatici ancora funzionanti, con una vita media di circa dieci anni, sembra incomprensibile se si considerano i mercati dell’usato e la necessità di ridurre i rifiuti elettronici. Eppure, per molte aziende la decisione di distruggere gli hard disk è quasi automatica.
Secondo Stellar Info, basandosi su dati del Laboratorio Nazionale di Energia Rinnovabile degli Stati Uniti (oggi Laboratorio Nazionale delle Montagne Rocciose), almeno 20 milioni di dischi rigidi vengono distrutti annualmente solo negli USA. Lo stesso fenomeno si ripete in diverse regioni del mondo, sempre guidato da imprese e amministrazioni pubbliche.
Chi decide di distruggere e perché
Giganti della tecnologia come Amazon, Microsoft e Google, così come dipartimenti governativi, banche e agenzie di sicurezza, considerano la distruzione dei supporti di archiviazione la soluzione più rapida per evitare che dati sensibili finiscano nelle mani sbagliate.
Come riportato dal Financial Times, si tratta principalmente di hard disk aziendali provenienti da data center. Dopo circa cinque anni dall’acquisto – quando scadono le garanzie – vengono sostituiti, non perché siano inutilizzabili, ma per garantire continuità operativa e conformità alle normative sulla protezione dei dati.
Le due priorità che guidano questa scelta sono:
- Funzionamento ininterrotto dei sistemi, evitando interruzioni che potrebbero costare milioni;
- Prevenzione della fuga di dati, evitando multe per violazioni di privacy.
Il business della distruzione
Su questa esigenza è nato un vero e proprio mercato. Aziende come Sims Lifecycle Services offrono persino servizi di “destruzione in loco”, così da ridurre al minimo il rischio di smarrimento dei dischi durante il trasporto.
Tuttavia, esperti del settore sottolineano che la distruzione fisica non è sempre la soluzione più efficace. Esistono metodi digitali per cancellare in modo sicuro i dati, aprendo la possibilità di riutilizzare i dispositivi.
Standard internazionali e alternative alla triturazione
Nel 2022 l’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) ha pubblicato lo standard IEEE 2883, che propone tre modalità alternative al tradizionale smash‑and‑burn:
- Sanitizzazione: cancellazione sicura mediante sovrascrittura o degaussing;
- De‑identificazione: rimozione dei metadati collegati al proprietario;
- Purge: una procedura di cancellazione che rende i dati irrecuperabili anche con le tecnologie più avanzate, senza danneggiare fisicamente il disco.
L’IEEE avverte che la semplice triturazione non è più totalmente affidabile: laboratori di ultima generazione possono recuperare dati da frammenti di soli 2 mm del piatto di un disco.
Per questo motivo lo standard suggerisce di utilizzare la triturazione solo dopo aver applicato altri metodi di cancellazione, in modo da garantire una protezione a più livelli.
Il ruolo del NIST
Nel settembre 2025 il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha pubblicato la revisione 2 della guida SP 800‑88, sostituendo quella del 2014. Questa nuova versione è ormai la principale riferimento per le aziende che desiderano certificare il proprio processo di “saneamento” dei supporti.
Alcuni produttori hanno già iniziato a sfruttare queste linee guida. Nel 2024 Seagate ha aperto un negozio su eBay dedicato a unità ricondizionate, cancellate secondo IEEE 2883 e le norme NIST. L’azienda dichiara di aver prolungato la vita di circa 1,19 milioni di hard disk e SSD nel suo FY 2023.
Le grandi aziende e la transizione verso l’economia circolare
Microsoft, nel suo rapporto del 2024, ha dichiarato di aver riutilizzato o riciclato il 90,9 % dei server e dei componenti dei propri data center. Tuttavia, i componenti contenenti dati vengono comunque sottoposti a sanitizzazione o triturazione prima di separare i materiali riciclabili.
Western Digital, in collaborazione con Western Digital e altri partner, ha sperimentato processi per recuperare neodimio e terre rare dai dischi a fine vita, contribuendo a ridurre la dipendenza da materie prime critiche.
Nel gennaio 2026 il CEO di Western Digital, Irving Tan, ha annunciato che l’azienda aveva venduto praticamente tutta la capacità produttiva annuale, con contratti pluriennali fino al 2028, a causa della forte domanda generata dall’intelligenza artificiale.
Impatto sul mercato dei SSD e delle unità ad alta capacità
Il mercato al dettaglio degli SSD è quasi scomparso, non per mancanza di interesse dei consumatori, ma perché la domanda si concentra su grandi forniture per data center e soluzioni AI. Allo stesso tempo, la capacità dei nastri LTO è tornata a crescere, dimostrando che le tecnologie “legacy” trovano ancora spazio in scenari ad alta densità di archiviazione.
Gli esperti prevedono che entro la prossima decade potrebbero diventare comuni hard disk da 50 TB, dimostrando che, nonostante la tendenza alla distruzione, le unità di archiviazione hanno ancora una “guerra” da combattere.
Conclusioni e prospettive future
La distruzione massiva di hard disk ancora funzionanti è radicata in una logica di rischio aziendale e di conformità normativa. Tuttavia, l’avvento di standard più rigorosi, la maggiore disponibilità di soluzioni di cancellazione digitale e la spinta verso l’economia circolare stanno aprendo nuove possibilità.
Se le imprese adotteranno massivamente le pratiche di “purge” e le linee guida NIST, si potrà ridurre drasticamente il volume di rifiuti elettronici, prolungare la vita utile dei dispositivi e recuperare materiali preziosi, senza compromettere la sicurezza dei dati.
Il futuro dipenderà dalla capacità di bilanciare la necessità di protezione delle informazioni con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, un equilibrio che potrebbe trasformare il modo in cui l’intero settore gestisce i propri supporti di archiviazione.
