Larry fa tapis, Clay Magouyrk, CEO Oracle, e Sam Altman sono apparsi nella copertina di una foto di gruppo, ma l’interesse principale è stato su Christophe Negrier, direttore generale di Oracle France e responsabile dell’Europa del Sud. Dopo il suo ritorno da Oracle AI World a Las Vegas, Negrier ha difeso un approccio in cui l’IA deve finalmente dimostrare la sua utilità economica.

L’IA deve ora “rapportare”

« Il POC tutti azimuti, c’era la corsa all’échalote per sapere se ho 1 000 use case, 1 000 POC, 1 500, 100, 700 o 800. È finita ». La frase, seppur ironica, nasconde un dato serio: le aziende hanno sperimentato a sufficienza per capire che l’IA può fare molto, ma ora cercano di misurare i risultati concreti.

Negrier parla di outcome, cioè del risultato ottenuto, e chiede: “che cosa riporta l’investimento?”. Nonostante l’entusiasmo, l’IA agentica rimane poco diffusa a livello industriale. Nei sei paesi che supervisiona – Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Israele – le imprese avanzano a passo lento. Attivare una funzione IA in un software non basta a trasformare l’organizzazione.

Secondo Negrier, la percentuale di clienti SaaS che hanno attivato funzionalità IA nella zona EMEA è passata da meno del 10 % nel primo semestre 2025 a 68 % a maggio 2026. Una crescita spettacolare, ma che non indica né la frequenza d’uso né i guadagni reali.

« Non siamo più qui per bruciare token tutta la giornata », conclude. La dimostrazione è finita; è il momento dei conti.

Oracle apre le porte ai concorrenti

Forse il cambiamento più significativo è l’abbandono della tradizionale chiusura tecnologica di Oracle. L’azienda ora collabora con i concorrenti che ieri considerava avversari.

Oggi Oracle combina:

    • il suo storico ruolo di fornitore di database;
    • le applicazioni di gestione, raggruppate in Fusion Cloud Applications;
    • l’infrastruttura cloud OCI (Oracle Cloud Infrastructure).

Fusion è il “sistema nervoso” dell’impresa: ERP per contabilità e acquisti, HCM per le risorse umane, SCM per produzione e logistica, CX per vendite e customer relationship. Sono software in abbonamento che registrano operazioni e gestiscono processi quotidiani.

Oracle intende collegare agenti IA direttamente a queste applicazioni e ai dati che le alimentano. Un agente che conosce ordini, scorte e regole di gestione può andare oltre il semplice assistente basato su documenti.

Invece di sviluppare un grande modello di linguaggio generico, Oracle preferisce integrare tecnologie esistenti. L’apertura si estende anche all’infrastruttura: le TPU di Google dovranno unirsi a OCI entro il 2027, accanto a GPU NVIDIA e alle capacità di inferenza di Cerebras.

Ancora più sorprendente, Snowflake diventerà un servizio nativo del cloud Oracle. Due concorrenti che scelgono di semplificare la vita dei clienti comuni invece di costringerli a migrare dati.

Questa apertura non risolve questioni di sovranità giuridica o di reversibilità contrattuale, ma offre al DSI una libertà aggiuntiva mai dannosa.

Gli ERP si trasformano: non spariranno, ma cambiano ruolo

Con Fusion Claw, Fusion Companion e le applicazioni agentiche, Oracle vuole passare da un’IA che assiste a una che esegue.

Esempio pratico: in Fusion ERP, un contabile può chiedere a un assistente di trovare una scrittura anomala. Con un’applicazione agentica, il software analizza i conti interessati, individua i riconciliazioni mancanti, prepara le correzioni e sottopone le operazioni sensibili a validazione.

Fusion Claw è il motore di esecuzione: coordina gli agenti e combina il ragionamento con calcoli deterministici quando è necessaria precisione. Fusion Companion è la porta d’accesso: l’utente descrive il risultato desiderato senza conoscere i dettagli delle transazioni.

Altri grandi editori stanno percorrendo vie simili: SAP con Joule, Salesforce con Agentforce e Microsoft con i suoi agenti. Questa convergenza è positiva, poiché si definiscono standard comuni per un’IA d’impresa: dati contestualizzati, diritti di accesso, validazioni e tracciabilità delle operazioni.

Oracle introduce inoltre FSCR, un repository di configurazione di Fusion su GitHub, e AI Success Navigator. Questi strumenti permettono agli agenti di preparare il parametricamento di un ERP, eseguire test e controllare i risultati, spostando l’IA dal semplice utilizzo al deployment.

Questa evoluzione potrà modificare profondamente il lavoro degli integratori, che dovranno gestire non solo la messa in opera ma anche la supervisione di agenti autonomi.

Un clin d’occhio a SAP

Il discorso diventa più intrigante quando si parla di clienti che ancora usano vecchie generazioni di progiceli. Pochi giorni prima, la convention degli utenti SAP era ancora fresca nella mente dei partecipanti.

Un articolo pubblicato lo stesso mattino ricordava i 34 anni di relazioni tra SAP e Oracle, evidenziando che dopo il 31 dicembre 2030 SAP intende limitare drasticamente il supporto ai propri vecchi ERP su basi di dati terze, incluse quelle Oracle, ostacolando la migrazione verso S/4HANA.

Interrogato su clienti Oracle che usano ancora PeopleSoft o E‑Business Suite, Negrier risponde: « Diversamente da altri attori, le grandi applicazioni di Oracle non hanno una data di scadenza ». Il sorriso è evidente. Conosce bene SAP, avendo lavorato lì, e sottolinea: « Nessun cliente si sveglia un mattino senza una buona ragione per cambiare ERP ».

Questa affermazione suggerisce che, nonostante le pressioni di SAP, le soluzioni Oracle rimarranno rilevanti grazie alla nuova capacità di integrare IA e alla strategia di apertura verso altri fornitori.