I progressi dell'intelligenza artificiale (AI) sono notevoli, ma non tutti i paesi hanno le risorse per sviluppare, regolare o controllare questa tecnologia. L’accelerazione tecnologica mette a rischio le economie emergenti, che rischiano di diventare consumatrici dipendenti con scarsa capacità di influenzare i criteri che governano le tecnologie, come afferma un rapporto delle Nazioni Unite.
L’Organizzazione Onu ha lanciato un allarme: il ritmo dell’innovazione nell’AI è oggi talmente alto che supera la capacità delle nazioni di regolare, gestire e distribuire equamente i vantaggi. Questo squilibrio potrebbe amplificare le disuguaglianze globali. La diffusione di AI in paesi economicamente sviluppati è associata a un miglioramento della produttività e dell’efficienza ma, nei paesi a reddito medio o basso, mancano le infrastrutture, la formazione e le risorse finanziarie per sfruttare appieno il potenziale tecnologico.
Rischi tecnologici e economici
Le tecnologie dell'intelligenza artificiale dipendono fortemente da dati, infrastrutture digitali e capitali, elementi che non sono ugualmente accessibili a tutti. Paesi a basso reddito si trovano in una posizione di svantaggio perché non possono sviluppare la propria AI e non hanno voce in capitolo sugli standard imposti da aziende di grandi potenze tecnologiche. Per esempio, le imprese leader mondiali come Google, Microsoft, e Meta sono responsabili della gran parte dell’innovazione, ma queste imprese operano in contesti regolamentari che non sempre riflettono la diversità di situazioni globali.
Il rischio crescente è che le economie avanzate consolidino ulteriormente il proprio vantaggio tecnologico, mentre i paesi con meno risorse restino sempre più lontani. In assenza di interventi mirati, il divario tra quelle che si definiscono “AI leader” e le altre si potrebbe allargare drammaticamente, con conseguenze economiche che andranno ben oltre la distribuzione di tecnologie.
Che cosa sta accadendo nei paesi con risorse limitate?
Nei paesi con economie fragili mancano spesso i dati strutturati, un prerequisito fondamentale per l’addestramento di molti modelli AI. Inoltre, l’assenza di capacità tecnica locale e la mancanza di un ambiente regolatorio chiaro creano barriere all’applicazione di nuove tecnologie. Il rischio è che l’AI diventi uno strumento che favorisce solo i vincitori del sistema economico globale e allontana i paesi in ritardo.
In contesti dove il mercato del lavoro è fragile e la digitalizzazione è incompleta, si teme un aumento di disoccupazione causato da automazioni non sostenibili e da una riduzione dell’appetibilità del mercato globale verso prodotti e servizi di origine locale non allineati con le tecnologie dominanti.
Che cosa propone l'Onu?
- Cooperazione internazionale: Il rapporto sottolinea l’importanza di un'approccio globale condiviso per governare il futuro dell’AI.
- Accordi multilaterali: L’Onu invita a firmare accordi su dati e tecnologia, come quelli suggeriti in precedenza dal Forum globale per l’AI.
- Governi attivi: Si richiede una maggiore attenzione da parte dei governi per investire in infrastrutture locali, formazione e regolamenti adatti al contesto.
- Ricerca indipendente: Per garantire una visione non distorta, il rapporto propone la creazione di comitati scientifici indipendenti.
L’evento a Ginevra
Per discutere queste problematiche sarà organizzato il primo Global Dialogue on AI Governance a Ginevra il 6 e 7 luglio 2026. L’obiettivo è creare un piano d’azione mirato a garantire un uso equo, sicuro e trasparente dell’AI. Tra i partecipanti ci saranno rappresentanti dei governi, esperti universitari, leader dell’industria e attivisti per i diritti digitali.
Bilancio delle opportunità
Eppure, non mancano gli esempi positivi. Alcuni paesi a reddito medio hanno iniziato a implementare politiche di innovazione nazionale che puntano a sviluppare un ecosistema AI locale, come l’India e, a livello regionale, la Sudafrica. Questi casi mostrano che, se si investe nel giusto modo, anche i paesi emergenti possono sviluppare il proprio ruolo in un futuro governato dall'intelligenza artificiale.
Per il bene dell’umanità, l’AI non può essere un’arma di esclusività economica. La sfida futura è garantire che ogni nazione abbia accesso alla tecnologia con mezzi trasparenti, regolamenti equi e spazio per adattare l’innovazione alle proprie esigenze.
