Con l’entrata in piena operatività della direttiva NIS2, il sistema produttivo italiano si trova di fronte a una trasformazione profonda: la cybersecurity non può più limitarsi a una serie di iniziative di facciata, ma richiede un modello strutturato, continuo e misurabile. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni di intenti, il livello di maturità reale delle imprese appare ancora disomogeneo. Molti progressi significativi sono stati registrati, ma rimangono numerosi ritardi e fraintendimenti che potrebbero rivelarsi problematici nel breve periodo.

Adozione parziale e progressi disuguali

Le più recenti rilevazioni indicano che circa il 60% delle aziende italiane ha avviato un percorso di adeguamento alla normativa NIS2. Si tratta di un dato incoraggiante, che testimonia una presa di coscienza diffusa riguardo l’importanza della sicurezza informatica e la responsabilità derivata dai nuovi obblighi imposti a livello europeo. Tuttavia, scavando sotto la superficie, emerge una realtà più complessa: in molti casi, le iniziative intraprese restano parziali, non integrate nei processi aziendali o caratterizzate da una mancanza di visione strategica.

In numerosi casi, infatti, le imprese si sono limitate ad avviare progetti preliminari – come l’analisi dei rischi, la definizione delle policy oppure l’introduzione di strumenti tecnologici – senza però completarli o renderli operationalmente attivi. Il risultato è una conformità normativa incompleta in grado di non soddisfare i requisiti richiesti, benché dia l’apparenza di essere sulla strada giusta.

Governance aziendale e rischio cyber

Uno dei nodi principali tocca la governance aziendale. La NIS2 introduce una responsabilità diretta da parte dei vertici manageriali, richiedendo un coinvolgimento attivo dei dirigenti. Purtroppo, si registrano molte lacune in questo ambito: molte aziende non hanno una visione chiara dei requisiti normativi e spesso la cybersecurity continua a essere percepita come un tema tecnico, delegabile esclusivamente al dipartimento IT. Questa mentalità si riverbera pure nella mancanza di un sistema strutturale e continuo per la gestione del rischio.

Molte organizzazioni, infatti, hanno avviato attività di assessment, ma poche dispongono di un sistema continuo, documentabile e conforme alla normativa in essere. Mancano processi consolidati di monitoraggio, di revisione e di miglioramento, che invece sono essenziali per garantire la conformità e soprattutto una resilienza operativa autentica.

Formazione e controllo strutturale

Altrettanto critico è il tema della formazione. Sebbene molte aziende abbiano adottato programmi di training, questi spesso risultano sporadici o carenti rispetto a quanto richiesto. La NIS2 richiede invece un approccio sistematico, coinvolgente non solo il personale tecnico, ma l’intera organizzazione, inclusi i livelli apicali.

Un’ulteriore debolezza emerge nell’assenza di processi di audit e controllo in continuo. Senza una verifica organica, le misure intraprese potrebbero rimanere astratte. Questo aspetto si pone con maggiore urgenza considerando le scadenze imminenti:

    • Da gennaio 2026, obbligatorio per le aziende notificare gli incidenti significativi all’Agenzia per la Sicurezza Cyberspaziale;
    • Entro ottobre 2026, le aziende dovranno provare l’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate.

Le sanzioni e la pressione esterna

Le sanzioni previste sono dure, e il rischio non è solo economico, ma anche reputazionale. Essere considerati fuori norma può danneggiare la credibilità dell’azienda con clienti, partner e stakeholder. Inoltre, l’applicazione delle verifiche, già avviata o in avanzata fase di programmazione, rappresenta una pressione costante.

Differenze tra i settori

Il contesto italiano presenta una visione non uniforme. Le aziende già abituate al rispetto di requisiti rigorosi – come le banche, il comparto finanziario e i fornitori di servizi ICT – mostrano una maturità più avanzata. In contrasto, settori come la pubblica amministrazione, il retail e i servizi locali evidenziano ritardi importanti, sia in termini di cultura della sicurezza che di investimenti concreti.

Dal formale al concreto

Il passaggio da una conformità formale a una gestione operativa reale del rischio cyber rappresenta quindi uno dei punti critici del percorso. Il supporto dei partner specializzati e l’adozione di strumenti tecnologici diventano indispensabili: non si tratta soltanto di assicurarsi il rispetto della normativa, ma di costruire modelli di sicurezza sostenibili nel tempo.

La resilienza operativa e la tecnologia

Le imprese italiane dovranno puntare su un approccio integrato che unisca conformità normativa con resilienza operativa:

    • Prevenzione e protezione preventiva attraverso tecnologie di monitoraggio centralizzato, analisi avanzata dei dati e soluzioni mirate alla gestione delle vulnerabilità;
    • Capacità di rilevare e rispondere agli incidenti in tempi ristretti, obbligando a dotarsi di strumenti dedicati. La normativa NIS2 richiede una notifica entro 24 ore per il primo avviso e 72 ore per la notifica completa, un obiettivo che richiede una capacità di reazione pronta e specialistica;
    • Una protezione estesa a tutta la supply chain. Le aziende non possono limitarsi alla protezione del proprio perimetro, ma devono estendere la vigilanza ai fornitori chiave, identificare vulnerabilità congiunte e garantire livelli minimi comuni di sicurezza lungo l’intera filiera;
    • Infrastrutture moderne: server, cloud, e reti condivise necessitano di strumenti specifici per essere difese in modo efficace.

Cultura della sicurezza e formazione organizzativa

Vincolante per qualsiasi modello di protezione digitale moderna è l’esistenza di una cultura della sicurezza condivisa. La tecnologia da sola non basta: è necessario un cambio radicale negli atteggiamenti del management. La cybersecurity deve essere integrata nelle decisioni strategiche, nei processi di valutazione dei rischi e in ogni fase della catena decisionale.

In questo senso, il supporto esterno non riguarda solo la fornitura di strumenti tecnologici, ma include anche programmi di formazione per il personale, accompagnamento nella costruzione di policy interne, audit periodici e interventi di consulenza mirati alla crescita della consapevolezza organizzativa.