Meta ha investito miliardi di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nell’espansione di centri dati per supportarla. Ma ora, l’azienda sembra pronta a sfruttare quelle stesse infrastrutture in modo più direttamente redditizio.

Mercoledì, Bloomberg ha riferito che Meta sta elaborando piani per avviare una business dedicata all’infrastruttura cloud, vendendo accesso a potenza computazionale e modelli AI. Qesta mossa pone Meta direttamente nella competizione con i principali fornitori di servizi cloud come Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure.

La decisione di vendere capacità di calcolo in eccesso di Meta segue quella di SpaceX, che attraverso xAI ha annunciato piani simili. A inizio maggio, SpaceX ha firmato un accordo con Anthropic per acquistare tutta la potenza di calcolo del data center Colossus 1. Dopo, SpaceX ha firmato ulteriori contratti con Google e Reflection AI. La mossa di Meta indica un segnale forte che i vincitori della corsa al computing AI potrebbero non essere quelli che forniscono i modelli e i servizi migliori, ma coloro che possiedono i centri dati.

Sarebbe comunque condizionata alla continuazione della domanda di capacità di calcolo e al mantenimento del loro valore. Alcuni critici hanno espresso preoccupazione per il fatto che la corsa a costruire infrastrutture AI stia creando una bolla estremamente dipendente da chip che deprezzano velocemente.

Altri hanno sollevato domande riguardo alla capacità delle aziende AI di generare abbastanza entrate per giustificare investimenti miliardari. Questi dubbi non hanno però arrestato Meta nel proseguire i suoi pesanti investimenti in infrastruttura AI. Fine al primo trimestre, Meta aveva dichiarato un impegno per spendere 182,9 miliardi di dollari per infrastrutture AI nei prossimi anni, tra i quali svariati progetti importanti in Louisiana e Ohio.

Il progetto Ohio, che Mark Zuckerberg aveva definito grande quanto Manhattan, dovrebbe entrare in funzione entro l'anno in corso. A differenza di Google e OpenAI, Meta non ha rilevante domanda esterna per i propri modelli e servizi di AI. Meta non distacca i ricavi da Meta AI né da Llama, il suo modello AI open-weight, nei propri rendiconti. Gli esecutivi hanno comunque accentuato in pubblico l’uso dell’intelligenza artificiale all'interno dell’azienda stessa. Questo potrebbe indicare che gli sforzi AI di Meta non rappresentino ancora fonti di reddito autonome di importanza considerevole.

Per ottenere un ritorno sugli investimenti considerevoli, Meta potrebbe copiare il modello di business di CoreWeave e vendere accesso al “calcolo grezzo”, come riporta Bloomberg. Bloomberg ha anche riferito che Meta esamina la possibilità di seguire l’esempio di AWS e offrire accesso ai propri modelli AI, inclusi i modelli chiusi recentemente lanciati, come Muse Spark, ospitati sulla propria infrastruttura AI.

Il nuovo business sarà parte di un iniziativa chiamata Meta Compute, diretta da Santosh Janardhan, responsabile infrastruttura, Daniel Gross, leader di Meta Superintelligence Labs, e Dina Powell McCormick, presidente. Questo report conferma l’affermazione di Zuckerberg nei mesi scorsi secondo cui un business di calcolo per l’AI era “sicuramente in discussione” come modo per ottenere un ritorno sugli investimenti massicci per implementare una strategia AI “superintelligente”. TechCrunch ha provato a contattare Meta per commenti, ma non è stato immediatamente fornito risposta.