Il settore pubblico italiano, in particolare l’amministrazione locale, vive un momento di intensa trasformazione digitale. Dopo anni di sforzi per avvicinare le istituzioni all’utilizzo di tecnologie moderne, oggi possiamo parlare di un significativo incremento nella maturità digitale. Tuttavia, questa crescita porta con sé nuove sfide: la capacità di misurare non solo il raggiungimento degli obiettivi stabiliti, ma soprattutto la qualità e l’efficacia dei servizi offerti ai cittadini.

Limiti dei benchmark

I benchmark digitali tradizionali sono strumenti utili per misurare progressi complessivi, ma quando quasi tutti raggiungono i punteggi massimi — come avviene in diversi indicatori per i Comuni — diventano strumenti inutili per evidenziare i veri problemi. Ad esempio, se il 94% dei Comuni ottiene un risultato simile in termini di presenza online, non si riesce più a capire chi effettivamente sta investendo meglio, in termini di accessibilità, usabilità e innovazione.

Questo limite è visibile in molti Comuni che hanno completato la presenza digitale di base ma non sono riusciti a fornire un servizio realmente efficace. Molti portali comunali sono ancora poco intuitivi, mancano di funzionalità fondamentali e non interagiscono con altre piattaforme. Questo rende il risultato dei benchmark non solo poco significativo, ma addirittura pericoloso, in quanto sembra dare un’impressione di maturità digitale che non corrisponde a realtà.

La sfida post-PNRR

Con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) e il suo finanziamento per la trasformazione digitale, l’amministrazione pubblica ha acquisito gli strumenti per fare il passo successivo. Ora, però, l’obiettivo non è più digitizzare per digitizzare, ma rendere digitale in senso pieno, trasversale e utile.

Questo significa che la qualità dei servizi deve diventare il nuovo benchmark, con metriche che valutano:

    • L’effettivo utilizzo da parte dei cittadini;
    • La soddisfazione e l’efficienza riferite agli utenti;
    • L’interoperabilità tra i diversi strumenti digitali dell’amministrazione pubblica.

Il ruolo di dati e AI

Un aspetto chiave del futuro della digitalizzazione dei Comuni è l’uso razionale dei dati. L’analisi di dati provenienti da servizi comunali, gestione di emergenze, o accessi a informazioni locali può fornire indicazioni su dove concentrare innovazioni, ottimizzare risorse e migliorare la vita quotidiana dei cittadini.

Ma i Comuni non possono fare questo da soli. L’introduzione dell’intelligenza artificiale può aiutare ad automatizzare procedure, prevedere esigenze e supportare scelte di governo basate su dati reali. Ad esempio, in alcuni territori si sperimenta già con chatbot per fornire informazioni in tempo reale, o sistemi predittività sulle richieste servizi sociali.

Sostenibilità organizzativa

Oltre alla tecnologia, la vera sostenibilità del cambio di rotta passa attraverso la capacità del Comune di gestire internamente le nuove competenze. È un aspetto spesso trascurato, ma fondamentale: servirebbero corsi di formazione costanti, cultura digitale nelle amministrazioni e modelli di lavoro interdisciplinari.

Molti Comuni, infatti, affrontano l’innovazione con strumenti esterni, ma senza un team interno abituato a gestire tecnologie moderne, difficilmente potranno mantenere e adattare i nuovi servizi. Per questo è cruciale investire in organizzazione, governance e responsabilità digitale.

Un modello virtuoso

Esempi come il Comune di Cagliari, che ha integrato servizi online con l’utilizzo di open data e AI in modo trasversale, mostrano che è possibile. L’accesso ai servizi è stato migliorato, il rapporto con i cittadini rafforzato e le risorse utilizzate in maniera più intelligente.

Un passo in avanti verso la piena digitalizzazione non significa solo migliorare tecnologia: significa ridefinire interamente i rapporti tra l’amministrazione e il cittadino. Un rapporto costruito su fiducia, trasparenza, usabilità e risultati concreti.

Conclusione

La digitalizzazione dei Comuni è in crescita, ma il successo non si misura solo in numeri. Si misura negli obiettivi raggiunti per la persona. E per arrivarci, i benchmark devono guardare oltre la semplice presenza online. Solo così i Comuni possono diventare veramente digitali e utili per cittadini e aziende.