Il contesto dell’AI Forum e le tematiche chiave

Il 16 ottobre 2026 si è tenuto a Tavagnacco, nell’ambito dell’AI Forum, il Congresso dell’AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico. L’evento ha riunito rappresentanti di imprese digitali, cluster tecnologici, manager e docenti universitari, creando un terreno fertile per una discussione approfondita su “Competenze per il cambiamento. Lavoro, formazione e territori nell’era dell’AI”. Tra gli interventi, spicca la tavola rotonda a cui ha partecipato il presidente di Confartigianato ICT, Fabrizio Peresson.

Il dibattito ha rapidamente focalizzato l’attenzione su una domanda strategica: quali conoscenze e responsabilità sono necessarie affinché l’intelligenza artificiale non resti una mera tecnologia, ma diventi un vero progresso governato e al servizio delle imprese italiane?

Dal semplice utilizzo degli strumenti alla trasformazione dei processi

Peresson ha sostenuto che per le micro e piccole imprese italiane la risposta non può limitarsi alla diffusione di nuovi strumenti digitali. È fondamentale analizzare come questi strumenti trasformino i processi produttivi, il valore dei dati, le professioni e la formazione dei giovani. La sfida principale, secondo il presidente, è mantenere il controllo del futuro aziendale, evitando una dipendenza eccessiva da soluzioni esterne.

In questo contesto, la competenza più decisiva non è più “sapere cosa chiedere alla macchina”, ma comprendere l’intero ecosistema AI: governance dei dati, etica algoritmica, sicurezza e capacità di adattamento continuo. Sebbene il prompt engineering sia oggi al centro dell’attenzione, Peresson avverte che le modalità di interazione con le AI cambieranno rapidamente, rendendo necessaria una formazione più ampia e flessibile.

Il ruolo del prompt engineering

Il prompt engineering, ovvero l’arte di formulare istruzioni efficaci per le intelligenze artificiali, è certamente una competenza utile. Tuttavia, trattarlo come la skill esclusiva dell’era dell’AI rischia di limitare la visione. Gli esperti sottolineano che, oltre a saper scrivere prompt, è indispensabile:

    • Conoscere le architetture dei modelli di intelligenza artificiale;
    • Gestire i flussi di dati in modo sicuro e conforme alle normative;
    • Valutare l’impatto etico e sociale delle soluzioni implementate.

Made in Italy: innovare senza disperdere il valore delle imprese

Un tema ricorrente è la salvaguardia del valore del Made in Italy. L’introduzione di AI deve avvenire in modo da rafforzare le eccellenze artigianali e le competenze locali, non a sostituirle. Peresson ha proposto una serie di azioni concrete:

    • Creare centri di competenza regionali dove le PMI possano sperimentare soluzioni AI personalizzate;
    • Promuovere partnership tra università e imprese per sviluppare curricula orientati al mercato del lavoro digitale;
    • Incentivare l’adozione di standard aperti che garantiscano l’interoperabilità tra sistemi nazionali ed europei.

Queste iniziative mirano a trasformare l’AI in un “motore di crescita” capace di valorizzare la tradizione artigianale, rendendola più competitiva a livello globale.

Formazione e territorio: un approccio integrato

Il presidente ha evidenziato la necessità di una sinergia tra formazione professionale e sviluppo territoriale. Le regioni devono diventare “laboratori di innovazione”, dove giovani talenti possano apprendere competenze digitali avanzate e, contemporaneamente, le imprese locali possano trarre vantaggio da queste nuove risorse.

In particolare, si è sottolineata l’importanza di:

    • Programmi di apprendistato duale che combinino formazione in aula e stage in azienda;
    • Eventi di co‑creazione tra start‑up, università e associazioni di categoria;
    • Fondi regionali dedicati a progetti di digitalizzazione per le PMI.

Il futuro delle competenze AI in Italia

Guardando al medio‑termine, Peresson ha suggerito che le competenze richieste evolveranno verso ruoli più ibridi, che coniughino capacità tecniche, gestionali e creative. Figure come “AI ethicist”, “data steward” e “designer di interfacce conversazionali” saranno sempre più richieste, soprattutto in contesti dove la protezione dei dati e la trasparenza sono prioritarie.

Conclusioni e prospettive

Il dibattito di Tavagnacco ha messo in luce la necessità di un approccio olistico all’intelligenza artificiale, che vada oltre l’adozione di strumenti e si concentri sulla costruzione di capitali umani e culturali adeguati. Peresson ha concluso invitando le istituzioni a tradurre le promesse dell’AI in politiche concrete, sostenendo che solo così sarà possibile innovare mantenendo intatto il valore delle imprese italiane.

Per approfondire il pensiero di Fabrizio Peresson, è disponibile l’intero intervento su LinkedIn, dove il presidente espone in dettaglio le sue proposte per un futuro digitale sostenibile e radicato nel patrimonio del Made in Italy.