Il 10° Forum delle regioni europee delle minoranze, organizzato dalla FUEN a Coira, in Svizzera, ha riunito rappresentanti di minoranze linguistiche, ricercatori e aziende tecnologiche per discutere delle possibilità offerte dall'intelligenza artificiale per preservare e sviluppare le lingue minoritarie.
La diversità linguistica nell'era digitale
In apertura, la presidente della FUEN, Olivia Schubert, ha sottolineato l'importanza di includere la diversità linguistica nelle politiche europee sull'intelligenza artificiale. La FUEN chiede che le lingue minoritarie siano integrate nelle politiche digitali degli Stati e che le comunità partecipino alle decisioni che le riguardano.
Secondo Marius Lukosiunas, rappresentante dell'UNESCO, solo 1.000 delle circa 7.000 lingue parlate nel mondo sono rappresentate su Internet. Martin Bühler, presidente del governo dei Grigioni, ha evidenziato che quando uno strumento digitale funziona meglio in una lingua dominante, incoraggia gli utenti a abbandonare la propria lingua.
Iniziative per la preservazione delle lingue minoritarie
Il romanico sviluppa i propri strumenti digitali
L'organizzazione Lia Rumantscha ha presentato diverse realizzazioni, tra cui ClaviRom, un tastiera Android adattata al romanico, e ALAS, un sistema di traduzione automatica che ha effettuato più di 460.000 traduzioni in 178 giorni. Queste iniziative illustrano il concetto di «sovranità digitale linguistica»: permettere alle comunità di conservare il controllo delle proprie risorse linguistiche e delle tecnologie che le sfruttano.
L'irlandese punta sulle tecnologie vocali
L'Irlanda ha presentato la sua strategia di integrazione della lingua irlandese nei servizi pubblici digitali. Neasa Ní Chiaráin ha esposto i lavori del progetto pubblico ABAIR, dedicato al riconoscimento automatico della parola e alla sintesi vocale in irlandese. La padronanza dei dati linguistici da parte delle comunità è una priorità.
Il ladino entra negli smartphone
Il ladino, lingua romana parlata nelle Dolomiti, beneficia di diverse innovazioni. Samuel Frontull, ricercatore all'università di Innsbruck e all'Istituto ladino, ha presentato Tradutur, un sistema di traduzione automatica, e strumenti di intelligenza artificiale che funzionano direttamente sui dispositivi degli utenti.
Le aziende Lenovo e Motorola hanno partecipato alla localizzazione di oltre 200.000 parole per un'interfaccia di smartphone in ladino. Questa collaborazione ha permesso di sviluppare LiLa, un modello di traduzione automatica open source.
Iniziative in Romania e altrove
In Romania, nel Paese siculo, una squadra sta sviluppando un assistente conversazionale per aiutare i parlanti ungheresi nelle loro pratiche amministrative.
Il contributo delle grandi aziende tecnologiche
Daan van Esch, rappresentante di Google, ha indicato che le tastiere per smartphone dell'azienda supportano circa 900 varietà linguistiche. Ha anche presentato Gemma, una famiglia di modelli di intelligenza artificiale a peso aperto che i ricercatori possono adattare ai propri corpus linguistici. Questo approccio permette di considerare modelli specializzati nelle lingue minoritarie senza dover sviluppare un'intelligenza artificiale completamente da zero.
Il futuro del bretone e altre lingue
Le esperienze presentate in Svizzera risuonano particolarmente in Bretagna. Esistono già diversi strumenti digitali per il bretone, tra cui Anaouder, un sistema di riconoscimento vocale che permette di trascrivere automaticamente registrazioni audio e video.
I grandi modelli di linguaggio aprono altre prospettive: assistenti conversazionali capaci di rispondere in bretone, traduzione contestuale, strumenti pedagogici o ricerca documentaria in corpus bretoni. La sfida riguarda sia la costituzione di corpus di qualità che la considerazione delle mutazioni grammaticali, delle varianti dialettali e la valutazione dei risultati da parte di bretoni competenti.
Il Paese basco sviluppa il proprio modello di linguaggio
I progetti baschi non erano presentati al convegno. Latxa è un grande modello di linguaggio (LLM) sviluppato per il basco dal centro di ricerca HiTZ dell'Università del Paese basco. Adattato da modelli aperti della famiglia Llama (Facebook) e addestrato su un corpus che rappresenta 4,2 miliardi di token (unità di testo utilizzate dai modelli di IA), Latxa non si limita alla traduzione automatica: mira a comprendere istruzioni, produrre testi e dialogare in euskara.
Conclusione
In conclusione del forum, il vicepresidente della FUEN, Sterică Fudulea, ha ricordato il principio: «Niente su di noi senza di noi». L'intelligenza artificiale può accelerare l'uniformizzazione linguistica, ma può anche contribuire a rivitalizzare le lingue minoritarie, a condizione che i loro parlanti partecipino direttamente allo sviluppo delle tecnologie che le riguardano.
