Il CEO di Amazon Web Services, Matt Garman, ha sfidato in maniera diretta le previsioni catastrofiste sull’intelligenza artificiale e sul mercato del lavoro, sostenendo che le preoccupazioni su un massiccio collasso occupazionale risultano esagerate. In un recente episodio del podcast Platformer, Garman ha osservato che metà dei lavori impiegatizi potrebbe cambiare grazie ai progressi dell’AI, ma ha sottolineato un punto essenziale: cambiare non significa necessariamente sparire.
“Wipe out e change sono cose diverse”, ha affermato Garman, distinguendo con precisione tra l'eliminare completamente dei lavori e il semplice modificarli. A supporto della sua posizione, Garman ha citato un parallelismo con l’introduzione di Microsoft Excel negli anni Novanta: quando i fogli di calcolo hanno sostituito i calcoli manuali, i lavoratori non hanno perso il lavoro, ma l’hanno reinterpretato. In quel contesto, hanno appreso a gestire strumenti digitali e hanno continuato a lavorare.
Un’argomentazione economica e un punto contrapposto
Garman ha ribadito che se realmente metà dei lavori dovesse scomparire, l’economia ne risentirebbe in maniera catastrofica. Le economie moderne funzionano in base al flusso di persone che lavorano, guadagnano e spendono. Senza lavoro, il motore economico si arresta.
La sua opinione si contrappona direttamente a quella di Dario Amodei, CEO di Anthropic, che ha espresso una previsione diversa. Secondo Amodei, i lavori entry-level potrebbero essere ridotti del 50% entro i prossimi cinque anni a causa dell’autonomia crescente dell’AI. Questo confronto evidenzia lo spettro di interpretazioni esistenti sull’impatto dell’AI sull’occupazione.
Assunzioni in atto e nuove competenze
Nonostante le preoccupazioni, Amazon ha messo in atto politiche di crescita. Quest’anno, la compagnia punta ad assumere 11.000 stagisti e neolaureati, mentre il numero di sviluppatori software impiegati nel settore ha visto un incremento rispetto a due anni fa. La chiave, spiega Garman, sta sempre di più nella capacità di adattamento e di apprendimento. “AWS sta valutando sempre di più la flessibilità, non solo l’esperienza tecnica specifica”, ha detto.
I progetti di crescita non si limitano all’azienda madre. IBM, ad esempio, ha annunciato un triplicamento delle assunzioni entry-level, dopo aver constatato che affidarsi esclusivamente all’efficienza dell’AI non rappresenta una strategia sostenibile nel lungo periodo. Questi dati suggeriscono un movimento in corso verso nuovi modelli di mercato del lavoro.
Tensioni all’interno del settore
Nel frattempo, ci sono aspetti inquietanti da considerare. Il CEO di Amazon, Andy Jassy, ha confermato che i vantaggi di efficienza derivati dall’AI influiranno sul ridimensionamento di parti della forza lavoro aziendale. Negli ultimi anni sono stati cancellati 14.000 posti, una prova concreta di come l’intelligenza artificiale possa comportare perdite di lavoro a livello di organico.
Nuovi problemi tecnologici
Sul fronte tecnico, invece, sorge una problematica diversa: la qualità. Le startup che sfruttano l’AI per generare codice stanno affrontando il problema del cosiddetto “code slop”. Si tratta di codice che, pur funzionando, è architetturalmente insensato o incoerente, rendendo difficile o impossibile la gestione da parte degli sviluppatori umani.
Il rapporto DORA 2025 di Google ha rilevato che adottare l’AI per lo sviluppo del codice ha portato a una crescita del 90%. Questo è stato associato a un aumento del 9% nel tasso di bug, un aumento del 91% nel tempo necessario per la code review e un incremento del 154% nella dimensione delle pull request.
Un dibattito aperto
La velocità con cui i tool di coding AI stanno generando codice è bilanciata da costi nascosti, in particolare riguardo alla sua manutenzione e alla sua comprensibilità. I guadagni di produttività durante la fase iniziale sono controbilanciati dal lavoro supplementare necessario per revisionare e testare il codice prodotto. La produttività, in questo caso, ha un costo.
Il dibattito sull’esatto impatto dell’AI sull’economia globale e sul mercato del lavoro è destinato a rimanere aperto. C’è chi, come Garman, vede nell’AI uno strumento per la crescita e la trasformazione, e chi invece, come Amodei, percepisce i rischi di destabilizzazione a livello di struttura occupazionale. Tuttavia, si può concludere che il problema non riguardi soltanto la sopravvivenza dei lavori, ma anche quanta velocità ci possiamo permettere e chi sarà in grado di tenere il passo.
