L’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione promette semplificazione, miglioramento della produttività e riduzione del lavoro ripetitivo, ma presenta una serie di rischi e questioni fondamentali che non possono essere ignorate. Secondo il segretario generale della FLP, la tecnologia può essere sfruttata solo all’interno di un framework regolativo solido, con regole chiare, una forte formazione del personale e un controllo umano rigoroso.
I rischi dell’uso dell’AI nella PA
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa nell’ambiente dei lavori pubblici sono già numerose: preparare bozze di documenti, suggerire risposte a interrogazioni, ottimizzare i flussi operativi. Spesso vengono descritte come strumenti chiave per ottenere efficienza e semplificazione. Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’intelligenza artificiale non è neutrale e non solo velocizza i processi, ma in molti casi ridistribuisce il potere decisionale.
Se non gestita con attenzione, questa innovazione può trasformarsi in un’altra forma di burocrazia, nascosta dietro un’apparente modernità. La governance carente e la mancanza di una visione strategica a livello istituzionale rischiano di produrre sistemi digitali che riproducono inefficienze invece di correggerle.
Governare la tecnologia: chi decide? Chi risponde?
In assenza di un protocollo unico e di un piano nazionale, l’AI viene spesso introdotta in modo disomogeneo da singoli uffici. Questo approccio frammentato genera una digitalizzazione a macchia di leopardo, dove si assiste a un avanzamento irregolare tra le diverse amministrazioni. Quando i reparti adottano strumenti esterni senza una contrattazione condivisa o una formazione completa per il personale, si alimenta una dipendenza tecnologica e un rischio crescente di perdita di controllo sui dati.
La conseguenza immediata è che l’AI, anziché creare efficienza, può diventare uno strumento per trasferire potere da soggetti esperti a sistemi automatizzati poco comprensibili, indebolendo la trasparenza democratica e l’attendibilità dei processi pubblici.
Inefficienze amplificate, competenze perse
I vantaggi dell’AI, per essere veri, richiedono un ristrutturamento approfondito e non la semplice adozione di strumenti digitali. Un esempio comune è l’uso dell’intelligenza artificiale per gestire pratiche e richieste di cittadini, ma in contesti dove l’amministrazione mantiene archivi cartacei o sistemi di dati non interoperabili. In questi casi, il risultato non è semplificazione, ma caos digitalizzato, dove una interfaccia in automatico maschera il problema sottostante.
Senza una cultura del dato e una governance integrata, l’AI rischia di digitalizzare gli sprechi esistenti, non di eliminarli. Questo è un problema non solo organizzativo, ma anche di legittimità democratica, visto che i cittadini iniziano a interagire con algoritmi che non comprendono né controllano direttamente.
I rischi per le competenze professionali
- L’aumento dell’uso di strumenti automatizzati riduce la complessità del lavoro manuale.
- Si perde l’occasioni di apprendimento e di sviluppo critico.
- La dipendenza dagli strumenti limita il giudizio autonomo dei funzionari.
Un effetto collaterale troppo spesso trascurato è l’impoverimento delle competenze del personale. L’AI può liberare i funzionari da mansioni ripetitive, ma non li sostituisce nel pensiero critico e nell’elaborazione di scelte istituzionali. Ecco perché è fondamentale preservare processi di formazione continua, di tutoraggio e di costruzione di comunità di pratica.
Tracciabilità e responsabilità
L’utilizzo dell’AI nelle gestioni di pensioni, prestazioni e servizi sociali introduce problematiche enormi di responsabilità. La tracciabilità degli algoritmi non è un dettaglio tecnico secondario, ma un elemento fondamentale per mantenere la fiducia pubblica. Un sistema opaco o un algoritmo non trasparente non è innovazione né sviluppo, ma asimmetria del potere.
Senza una supervisione umana e una chiara individuazione del responsabile di ogni decisione, il rischio aumenta: una gestione totalmente automatizzata esclude ogni accountability e nasconde dietro di sé scelte che nessuno è disposto a prendersi.
Quali criteri di governare?
- Criteri esplici di utilizzo.
- Formazione mirata sui limiti degli strumenti.
- Tracciabilità del funzionamento dell’AI.
- Verifica sindacale sui processi algoritmici.
- Motivazione chiara di ogni decisione.
Senza questi elementi, la tecnologia rischia di diventare un controllo mascherato in nome della produttività e non uno strumento di sviluppo e semplificazione.
Un problema di governance e visione politica
Il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale ha già identificato come ad alto rischio alcuni sistemi usati nei processi pubblici. Questo implica obblighi di conformità che non possono essere trascurati, né lasciati alle tecnologie senza una guida politica concreta.
Se la PA utilizza l’AI per aumentare produttività, essa potrebbe farlo in due modi: incrementando pressione lavorativa o trasformando i servizi in qualcosa di più accessibile, trasparente e rispondente ai bisogni dei cittadini. La scelta qui non è tecnica, ma politica e richiede una forte governance a livello centrale.
Punti chiave per governare l’innovazione
- Contrattazione nazionale che includa temi di utilizzo dell’intelligenza artificiale.
- Criteri di interazione e valutazione dell’AI da parte dei lavoratori.
- Norme sull’interoperabilità e la gestione dei dati.
- Formazione continua sui limiti e le implicazioni etiche degli strumenti.
- Politiche di responsabilità umana e di controllo.
Il futuro della pubblica amministrazione
Per sfruttare al meglio le potenzialità dell’intelligenza artificiale, l’amministrazione deve abbandonare una visione superficiale dell’innovazione e adottare una strategia chiara fondata su democrazia, trasparenza, semplificazione effettiva, e non digitalizzazione pura.
La riforma deve procedere su diversi fronti: ridefinire i processi, integrare la tecnologia senza perdere le competenze umane e garantire che ogni algoritmo abbia una motivazione giuridica, sociale e istituzionale chiara.
La PA non può permettersi di adottare una tecnologia avanzata in assenza di cultura, strumenti e una governance solida. Solo in questo modo il digit
