L'adozione dell’intelligenza artificiale (AI) in azienda non dipende più soltanto dalla disponibilità della tecnologia, bensì da una serie di fattori legati a processi operativi, ruoli e competenze. Lo studio “Where AI breaks–or breaks through” lanciato a livello globale da IBM mette in luce una visione contrastata da parte delle aziende. Da un lato i dirigenti parlano di grandi potenzialità, mentre i dipendenti spesso si trovano di fronte a una situazione di adottabilità limitata. Questo ha portato all’emergere di un vero e proprio divario tra strategie di alto livello e l’esperienza quotidiana dei lavoratori.

La tecnologia è a portata di mano, il cambiamento no

Secondo Silvia Peschiera, Mobile Practice Leader e IBM Garage Experience Leader per IBM Italy, “nel 2026 l'AI sarà estremamente facile da ottenere e alla portata di tutti“. L’AI è ormai accessibile, ma si registra un ritardo nella completa trasformazione operativa che essa richiede. L’elemento chiave non sta solamente nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui quest’ultima viene integrata nei modelli operativi delle aziende. Questo aspetto riguarda sia il personale che gli stessi processi aziendali.

Investire in strumenti non basta

Sebbene molte aziende continuino a investire in licenze, strumenti e piattaforme di AI, il lavoro più complesso da completare riguarda la riduzione del divario esistente tra la visione strategica e il mondo concreto del lavoro. Questo richiama all’attenzione sul fatto che, per realizzare un impatto concreto attraverso l’AI, siano fondamentali interventi su organizzazione, formazione e ridefinizione dei compiti.

I vantaggi dell’AI dipendono da una corretta adozione

Per sfruttare al massimo l’AI, le aziende devono concentrarsi su un piano chiaro di implementazione. Questo include l’adattamento dei flussi di lavoro, il supporto alle persone e l’aggiornamento dei competenze. Senza queste misure preventive, anche le tecnologie più avanzate non produrranno benefici tangibili. Secondo IBM, la collaborazione tra le persone e l’AI non è solo possibile, ma richiede una preparazione adeguata di tutti i soggetti coinvolti.

Best practice per un’adozione efficace

L’adoption della tecnologia in azienda richiede una serie di strategie precise. Ecco alcune best practice suggerite dagli esperti di IBM:

    • Definire chiaramente l'obiettivo: è essenziale iniziare con una visione chiara sui benefici che l’AI deve apportare e su come essa può influenzare in maniera positiva i diversi processi aziendali.
    • Involgere il personale fin dall’inizio: coinvolgere il personale nei processi decisionali riguardo l’implementazione tecnologica permette di ridurre la resistenza e migliorare l'accettazione di nuovi strumenti.
    • Educare e formare continuamente: i team devono essere supportati da un piano costante di formazione, in modo da prepararli all’uso attivo dell’AI nella loro quotidianità lavorativa.
    • Creare spazi sperimentali e iterativi: l’AI richiede un approccio sperimentale, con la possibilità di testare, imparare, e modificare i processi in base ai risultati.
    • Rivedere gli indicatori del successo: è importante ridefinire l’idea tradizionale di successo aziendale, introducendo nuovi KPI legati all’introduzione dell’AI.
    • Analizzare l’organizzazione e i processi: è fondamentale effettuare un'analisi critica dei processi esistenti per individuare quelli che possono essere arricchiti o automatizzati attraverso l’utilizzo dell’AI.
    • Costruire una cultura di crescita e collaborazione: l’uso dell’AI deve essere accompagnato da un cambiamento culturale che promuove il lavoro insieme tra uomo e macchina.

Un futuro che richiede visione e azione

L’evoluzione dell’AI nella sfera aziendale non è semplice né immediata. Tuttavia, grazie alla corretta combinazione di tecnologia, cultura, formazione e preparazione organizzativa, essa potrà offrire vantaggi considerevoli. IBM sottolinea il fatto che il vero passo avanti non risiede nei singoli strumenti tecnologici, ma nella capacità delle aziende di integrarli in modo mirato e profondo. L’AI non sostituisce le persone, ma ne arricchisce il lavoro e apre nuove opportunità per l’innovazione.