Oggi molte persone si lamentano del tempo perso sui social, ma la prima forma di distrazione digitale risale a molto prima dell’era di Facebook e dei video di gattini. Il vero precursore è stato il Solitario di Windows, considerato dall’azienda stessa l’applicazione più usata al mondo.

Origini e contesto storico

Il Solitario arrivò in Windows 3.0 nel 1990, una versione che, sebbene non fosse la prima con interfaccia grafica, introdusse numerose novità e fu la prima a ottenere una popolarità globale. È importante precisare che il termine “solitario” indica tutti i giochi di carte giocabili da soli, con l’obiettivo di ordinare le carte secondo regole precise. Microsoft scelse la variante Klondike per la sua versione.

All’epoca, avere un gioco gratuito integrato nel sistema operativo era considerato un vero lusso. Tuttavia, l’inclusione del Solitario (e, in Windows 3.1, del MineSweeper) aveva uno scopo ben preciso: insegnare agli utenti a maneggiare il nuovo sistema operativo con facilità.

Le interfacce grafiche e il mouse

Negli anni ’80 erano già presenti interfacce grafiche, grazie ai primi Mac basati sulle ricerche del laboratorio Xerox PARC, ma il loro prezzo elevato limitava la diffusione. Per la maggior parte delle persone, operazioni come il clic, il clic destro o il trascinamento di oggetti erano ancora sconosciute. Microsoft colse l’occasione per far familiarizzare gli utenti con queste azioni: il Solitario insegnava il drag‑and‑drop (spostare le carte nei mazzi) mentre il MineSweeper affinava la precisione del mouse e l’uso dei due pulsanti.

Libby Duzan, allora responsabile prodotto per l’intrattenimento, dichiarò al Washington Post: “Microsoft inserì il Solitario per rassicurare chi si sentiva intimidito dal sistema operativo. Diede qualcosa di familiare e divertente, insegnando al contempo l’uso del mouse”.

Chi ha creato il gioco?

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il Solitario non fu sviluppato da un team di esperti di giochi, ma da un becario. Wes Cherry, tirocinante in Microsoft nel summer 1988, scrisse il gioco per Windows 2.1 per uso personale, ispirandosi a una versione Mac simile. Dopo averlo caricato su un server interno usato per “hackerare” Windows e condividere esempi di API, un project manager lo scoprì e decise di includerlo nella prossima release.

Cherry fu costretto a rimuovere una curiosa boss key, una combinazione di tasti pensata per nascondere il gioco con codice C casuale quando il capo passava vicino. Microsoft rifiutò l’inclusione di questa funzione, temendo che potesse aumentare la dipendenza.

“Era chiaro fin dal primo momento che non sarei stato pagato, ma avrei ricevuto un IBM XT per sistemare bug”, racconta Cherry. Oggi gestisce una piccola azienda di produzione di sidra sull’isola di Vashon, vicino a Seattle.

Il design della carta

Un’altra figura chiave nella storia del Solitario è Susan Kare, famosa designer grafica di Apple. Kare progettò la prima mazzo di carte per il Solitario di Windows, portando la sua esperienza nella creazione di icone e font (Chicago, Geneva, Monaco) dei primi Mac. Il suo contributo dimostra come l’estetica di un gioco possa influenzare l’adozione di un’interfaccia.

Da strumento didattico a fenomeno di procrastinazione

Il Solitario divenne rapidamente un’ossessione per milioni di utenti, la prima forma di procrastinazione davanti al computer. La sua capacità di intrattenere mentre si imparava a usare il mouse spinse molte aziende a prendere misure drastiche.

    • Frank Burns, intervistato dal Washington Post, ricordò che gli uffici furono riorganizzati per far sì che la parte posteriore dei monitor fosse rivolta al muro, impedendo al capo di vedere il gioco.
    • Dennis Pyles, proprietario di un negozio di computer, raccontò di clienti che celebravano “2000 punti al Solitario” dopo aver installato sistemi informatici per una centrale di depurazione.
    • Nel 2006, l’allora sindaco di New York, Michael Bloomberg, licenziò un funzionario dopo averlo colto a giocare al Solitario durante una visita in ufficio.
    • Nel 1995, la dottoressa Maressa Hecht Orzack aprì in Massachusetts la prima clinica per “addetti a Internet”, spinta dalla sua stessa dipendenza dal Solitario.

Bill Gates, secondo le voci di corridoio, era un grande fan del MineSweeper. Quando il gioco divenne troppo coinvolgente, lo rimosse dal suo computer di lavoro, continuando a giocarne sul laptop del presidente Microsoft, Mike Hallman.

Il ruolo della cultura aziendale

Microsoft ha sempre mantenuto un equilibrio delicato tra produttività e intrattenimento. L’inserimento di giochi gratuiti mirava a ridurre la curva di apprendimento del sistema, ma la mancanza di una “boss key” ha permesso al Solitario di diventare un vero e proprio test di resistenza per i dipendenti.

Impatto a lungo termine e curiosità

Il Solitario è ancora presente in tutte le versioni di Windows, anche se con varianti e miglioramenti grafici. Alcuni dati recenti indicano che più di 2 miliardi di partite sono state giocate da utenti di tutto il mondo, confermando il suo status di applicazione più usata di Microsoft.

Alcune curiosità:

    • Nel 1994, un programmatore creò un’interfaccia “temporanea” per Windows, che ancora oggi è citata come esempio di design minimalista.
    • Nel 1987, un sistema operativo giapponese tentò di diventare il “Windows asiatico”, ma il progetto si concluse con il lancio di una versione per Nintendo Switch.
    • Nel 2016, Wes Cherry ha raccontato la sua storia in un thread su Reddit, rivelando dettagli inediti sulla fase di hacking interno di Windows.

Il Solitario ha dimostrato che un semplice gioco di carte può avere un impatto culturale enorme, trasformandosi da strumento didattico a icona di procrastinazione, influenzando politiche aziendali, normative e persino la salute mentale dei lavoratori.

Conclusioni

La vicenda del Solitario di Windows è un esempio emblematico di come un prodotto nato per semplificare l’apprendimento possa evolversi in un fenomeno sociale. Dalla sua concezione da parte di un giovane tirocinante, passando per il design di una leggenda di Apple, fino alle storie di licenziamenti e cliniche per dipendenza, il gioco rimane una testimonianza della capacità della tecnologia di plasmare abitudini e culture lavorative.