Creare una app che “faccia tutto” in tre mesi sembra un’impresa irrealizzabile, soprattutto in un contesto delicato come il settore sanitario pubblico. Ma il racconto professionale di un ingegnere che da anni opera nel campo delle tecnologie innovative per l’Assessorato alla Salute offre un’immersione diretta nell’ambiente complesso in cui si muove una squadra IT, tra protocolli di sicurezza, requisiti operativi e una crescente pressione a rendere tutto “smart”.
La storia parte da un’Azienda Ospedaliero-Universitaria, dove i bisogni della gestione quotidiana spesso si scontrano con l’ambizione di trasformare radicalmente i sistemi di lavoro, rendendoli interconnessi, digitali e accessibili per il personale e i pazienti. L’ingegnere, che definisce sé stesso come un "boomer con tanta voglia di innovare," ha dovuto negoziare non solo con i vincoli tecnici, ma anche con il pregiudizio che in molti amministratori pubblici nutrono verso il digitale: “è un po’ più complesso, no?”, è una frase che sente spesso.
La comunicazione difficile tra “tecnico” e “non tecnico”
Uno dei punti centrali del progetto riguarda la comunicazione. Spesso i tecnici, con la loro lingua specifica piena di acronimi e concetti astratti, finiscono per parlare un linguaggio incomprensibile a chi deve utilizzare gli strumenti di cui si parla. Ecco che si genera un muro invisibile, ma molto reale, tra sviluppatori e utilizzatori finali. A volte il problema non è la tecnica in sé, ma la mancanza di un’interfaccia comunicativa chiara e diretta.
Per esempio, quando si discute di API, database relazionali o di sistemi di autenticazione centralizzati, gli stakeholder non tecnici non sempre percepiscono l’importanza di quei processi. Eppure, sono proprio quei meccanismi ad assicurare la privacy e la coerenza delle informazioni. Un’infrastruttura mal progettata può generare non solo ritardi tecnologici, ma anche rischi per la sicurezza e la conformità alle normative vigenti.
La pressione dell’illusione della semplicità
Uno degli aspetti più interessanti emersi nel percorso di sviluppo dell’app è l’illusione che “tutto dev’essere semplice”. Nella cultura pubblica e privata, spesso si tende a pensare che il digitale abbia una sua logica intuitiva, che chiunque possa usarlo senza bisogno di istruzioni o di formazione. E invece l’esperienza insegna che la complessità è inarrestabile: ogni funzione aggiunta, ogni livello di personalizzazione, ogni richiesta di integrarsi con sistemi diversi porta con sé un aumento della complessità complessiva.
Un esempio concreto nel progetto è stato lo sviluppo dei bottoni colorati, che all’apparenza sembravano semplici e facilmente gestibili. In realtà, ogni bottone doveva essere pensato e posizionato in base a criteri di ergonomia, accessibilità e coerenza con le linee guida ministeriali. Si è scoperto presto che l’aspetto estetico non era secondario, ma parte integrante dell’esperienza di interazione con l’app.
Le lezioni imparate e il cammino da percorrere
Ispirato da questa esperienza, l’autore presenta alcune considerazioni concrete. Prima di tutto, l’esigenza di una cultura tecnica diffusa non solo tra gli esperti, ma anche tra i decisori: chi non comprende la complessità non può né valutare, né governare la tecnologia. In secondo luogo, una maggiore trasparenza nei tempi e nelle aspettative. Un’app che “dovrebbe fare tutto entro e non oltre” tre mesi, in ambienti regolamentati come la sanità pubblica, è un obiettivo non raggiungibile se non con un’organizzazione precisa e con un piano dettagliato.
Infine, una riflessione importante riguarda l’educazione al digitale. La pubblica amministrazione, che spesso si trova a lavorare con tecnologie obsolete e con risorse umane non all’altezza dei tempi, non può permettersi il lusso dell’inerzia. Bisogna investire non solo sui progetti, ma anche sulle persone, formandole, coinvolgendole e coinvolgendo i tecnici in un ruolo di consulenza e guida costante.
Lezioni concrete per chi lavora nel digitale
- Non parlare in gergo tecnico: chiarisci le parole e rendi semplice il concetto, anche se il meccanismo tecnico dietro è complesso.
- Separa tecnica e umano: non sempre la tecnologia è la risposta. A volte serve un aggiornamento di procedure, o di cultura.
- Oggi non c’è una app che fa tutto: il digitale richiede tempi e progetti diversificati, non può essere semplificato in “sviluppi e basta”.
- Formazione continua
