Il 5 giugno scorso è uscita una pronuncia importante del Consiglio di Stato (sentenza n. 4520/2026, V sezione), volta a chiarire il rapporto tra validità del concorso pubblico e utilizzo di piattaforme software esterne non verificate. In questo caso specifico, uno strumento esterno non ha garantito accesso al codice sorgente né documentazione tecnica sufficiente, rendendo la procedura concorsuale illegittima. Questa decisione ha importanti implicazioni sull’uso della tecnologia nell’amministrazione pubblica.

Le Pubbliche Amministrazioni, da anni, tendono a utilizzare piattaforme esterne per gestire i concorsi pubblici. Queste soluzioni, in sintesi, assegnano codici ai partecipanti, gestiscono le prove scritte tramite dispositivi digitali, conservano e mettono a disposizione delle commissioni le risposte, e infine deanonimizzano le prove una volta corrette. Tuttavia, questa pratica richiede una serie di garanzie tecnico-giuridiche spesso trascurate.

Gli Elementi Necessari per la Validità del Sistema

Gli elementi essenziali, per garantire trasparenza e legittimità, sono: anonimato, tracciabilità delle operazioni, accesso al codice sorgente del software utilizzato e disponibilità di una documentazione tecnica chiara a disposizione dell’Amministrazione. Questi requisiti sono richiesti espressamente dal Codice dell’Amministrazione Digitale e dalle Linee Guida dell’Agenzia per l'Italia Digitale (AGID).

Nel caso esaminato, l’Agenzia per l’Italia Digitale, organismo che per vocazione avrebbe dovuto conoscerne bene le regole, ha utilizzato una piattaforma esterna per gestire un concorso per dirigenti. Un candidato, non ritenuto idoneo, ha chiesto di visionare le tracce della prova. Ha scoperto che la piattaforma aveva generato un file non bloccabile, non firmato digitalmente e privo di marca temporale. Inoltre, il nome del candidato era incluso in chiaro e non era stato possibile effettuare un confronto diretto con il file che lui stesso aveva consegnato.

Il ricorrente ha quindi presentato ricorso al TAR Lazio, sostenendo che la piattaforma non rispettasse i standard richiesti in tema di documentazione informatica e di garanzia di anonimato delle prove. Il TAR rifiutò il ricorso, considerando che il ricorrente non avesse superato la prova scritta e quindi non avesse interesse legittimo a contestare i procedimenti concorsuali. In sostanza, una decisione di non decidere.

Il Raddoppio nel Consiglio di Stato

Il ricorso è stato però riconsiderato in appello, e il Consiglio di Stato lo ha accolto completamente annullando il concorso. L’esito è significativo per diversi motivi. L’Amministrazione, nonostante avesse la responsabilità di dimostrare la conformità della piattaforma alle norme vigenti, non ha mai fornito il codice e la documentazione del sistema utilizzato, adducendo come alibi il fatto che fosse gestito esternamente.

La sentenza ha chiarito che “l’indisponibilità attuale di tale codice impedisce una ricostruzione della regolarità della procedura concorsuale ed un effettivo scrutinio in sede giurisdizionale”. E’ inutile quindi richiamare la responsabilità di un soggetto esterno, se l’Amministrazione non riesce a fornire i documenti tecnici necessari. L’esternalizzazione non è un alibi legittimo per il mancato rispetto delle normative vigenti.

I Candidati Devono Avere Accesso

La sentenza sottolinea come la conformità ai requisiti tecnico-giuridici debba essere provata dallo Stato, non dal ricorrente. Qualsiasi candidato ha diritto a chiedere accesso al codice sorgente o alla documentazione tecnica relativa alla piattaforma utilizzata e, mancando tale accesso, può legittimamente chiedere l’annullamento del concorso, indipendentemente dal risultato.

Se invece un candidato chiede l’accesso e lo ottiene, è suo onere dimostrare, attraverso perizie tecniche o analisi forensi, la non conformità della piattaforma. Questo bilancio è importante per garantire l’effettiva trasparenza e la legittimità del procedimento concorsuale.

Criticità e Nuova Regolamentazione

La sentenza si collega ad un dibattito già avanzato nella giurisprudenza. Ad esempio, la sentenza n. 4929/2025 del Consiglio di Stato ha stabilito che l’utilizzo di algoritmi nell’ambito amministrativo, incluso l’uso di sistemi di intelligenza artificiale, deve rispettare i principi di conoscibilità, comprensibilità e non esclusività della decisione algoritmo.

Un’altra importante sentenza, n. 4857/2025, ha indicato che, in sede di bandi di gara pubblica, debbono essere privilegiati sistemi open source o comunque tali da garantire la trasparenza del codice sorgente utilizzato e la possibilità di analisi forensi. L’Amministrazione, inoltre, deve garantire l’accesso al set di dati utilizzato per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale.

Inoltre, ieri Palazzo Chigi ha annunciato che il decreto attuativo della Legge sull’Intelligenza Artificiale include norme che garantiscono l’accesso alla documentazione tecnica dei sistemi, rendendo pienamente conforme alle sentenze giuridiche citate.

Implicazioni Generali

La sentenza del 5 giugno ha stabilito un punto di svolta per l’uso della tecnologia nelle Amministrazioni pubbliche. Le istituzioni non possono limitarsi a esternalizzare i procedimenti digitali senza assumersi la piena responsabilità e il controllo tecnico-giuridico. Gli strumenti digitali, per poter svolgere la loro funzione, devono essere trasparenti, verificabili, comprensibili per chi ne subisca gli effetti.

Ripetiamo con forza che ogni Amministrazione pubblica, prima di affidarsi a un servizio esterno per un concorso pubblico, deve garantire che esista un codice sorgente disponibile e una tracciabilità completa di tutte le operazioni. In mancanza di queste garanzie, l’intera procedura può essere annullata. Non si può parlare di trasparenza se i dati di fondo rimangono coperti da un “muro digitale”.

In conclusione

Il caso illustrato serve da esempio chiaramente indicativo e, per chi opera nel settore della digital governance, presenta una notevole utilità per comprendere i limiti del trasferimento di funzioni critiche ad entità esterne. La tecnologia, per quanto avanzata, non può mascherare l’incapacità o la negligenza dell’Amministrazione di rispettare le norme vigenti.

Il Consiglio di Stato ribadisce con forza che, in tema di trasparenza, la tecnologia serve l’uomo e non è mai un ostacolo da superare per arrivare alla legalità. Ogni candidato ha diritto a un concorso che non