Il contesto geopolitico della IA tra Stati Uniti e Cina

Nel settembre 2023 il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il suo omologo statunitense Donald Trump, affrontando tra gli altri temi l’intelligenza artificiale (IA). La tecnologia è ormai un campo di battaglia geopolitico dove le due potenze cercano di consolidare le proprie aree d’influenza e imporre standard, nonostante l’incertezza sugli impatti economici e sociali.

Trump ha insistito nel sostituire il termine “intelligenza artificiale” con “superintelligenza”, ritenendolo più appropriato, ma i due leader hanno concordato di avviare un dialogo sullo sviluppo della IA, con una prima riunione prevista per novembre e l’apertura di un canale di comunicazione bilaterale per monitorare incidenti e rischi.

Il clima americano: allarme e richieste di regolamentazione

Negli Stati Uniti il discorso sulla IA ha assunto un tono apocalittico. Il recente hack della piattaforma Hugging Face da parte di un gruppo di agenti IA legati a OpenAI ha acceso gli allarmi. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato il 12 settembre una lettera aperta chiedendo regolamentazioni per “ralentizzare” lo sviluppo, sottolineando la necessità di misure protezionistiche che costringano anche la Cina a frenare.

Sam Altman di OpenAI e Elon Musk di xAI hanno sostenuto il messaggio su X, evidenziando una richiesta dell’intera industria di regolamentazione e protezione contro la concorrenza cinese.

Trump, tuttavia, ha minimizzato la necessità di controlli, dichiarando che “l’unica barriera di cui la IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con alto IQ!) e gli Stati Uniti ne hanno più che abbastanza”, postando sul proprio social il 14 settembre.

Strategie divergenti: USA contro la “corsa” cinese

Jacob Coxon, ex dipendente di OpenAI e Anthropic, avverte che senza una frenata lo sviluppo della IA “potrebbe ucciderci tutti” e invita alla cooperazione con la Cina. Trump, però, ha risposto che preferirebbe non collaborare perché “stiamo già vincendo di gran lunga”.

Juan Vázquez Rojo, economista e autore di El regreso de China, riassume la strategia statunitense: “sviluppare la IA più avanzata, correre molto per essere all’avanguardia”. Invece la Cina, nel suo 15° Piano Quinquennale, punta a un approccio più sfumato: non solo i migliori modelli, ma applicazioni concrete in industria, sanità e istruzione per generare impulso economico.

Xulio Ríos, nel suo libro China: la modernización permanente, sostiene che la IA è parte di un progetto nazionale di modernizzazione. Beijing vuole integrarla nel proprio modello, preservando la direzione strategica dello Stato, stimolando la competizione aziendale, rafforzando la sovranità tecnologica e mantenendo sotto controllo i rischi politici e sociali.

Una IA aperta per il “global south”

La Cina è leader in riconoscimento facciale, ma è nel gennaio 2025 che ha colpito il mondo con DeepSeek R1, un modello di linguaggio a “pesi aperti”. Questo modello è più economico e efficiente rispetto ai concorrenti statunitensi, con performance molto simili.

Sergio Salgado, responsabile comunicazione di XNet, afferma: “La corsa della IA è una gara dove tutti hanno un pulsante che, se premuto, reinizia la gara. Quel pulsante è liberare il codice”. Ricorda che nel 2023 Meta ha rilasciato LLaMA, stimolando una comunità open‑source che ha poi fissato lo standard.

Un documento interno di Google filtrato lo stesso anno, intitolato “No tenemos foso, y OpenAI tampoco”, prevedeva che i modelli open‑source avrebbero rapidamente colmato il divario con quelli proprietari. “Nel 2025 la Cina ha premuto il pulsante a gran scala con DeepSeek R1”.

Secondo Salgado, i giganti monopolistici sognavano di dominare un mercato unico: “Era un business che si poteva dividere tra sei o sette con un prodotto che tutti sarebbero stati obbligati a usare”. Con i modelli a peso aperto, le aziende possono avviare propri server, riducendo la dipendenza da fornitori costosi.

Implicazioni economiche e diplomatiche della IA cinese

Juan Vázquez Rojo osserva che la forza competitiva della Cina risiede nella combinazione di accessibilità, efficienza e apertura del codice. Anche se i modelli non sono i più avanzati, sono “molto buoni, più economici e più efficienti”.

La diplomazia cinese sfrutta questa caratteristica per una strategia “win‑win” verso i paesi del Sud globale. I modelli più economici e aperti facilitano la diffusione, permettendo alle imprese cinesi di collaborare con partner esteri, integrare sistemi locali e consolidare la leadership tecnologica in ampie regioni del mondo.

La presenza della IA nei piani governativi cinesi risale almeno al 2017, con il “Piano di Sviluppo di una IA di Nuova Generazione” che già menzionava l’importanza del codice aperto. Il 14° Piano Quinquennale del 2020 ha ulteriormente rafforzato l’impegno, proponendo “sostegno allo sviluppo delle comunità di codice aperto dedicate alla IA”.

Questa continuità dimostra come la Cina veda la IA non solo come tecnologia, ma come leva strategica per la modernizzazione, la sicurezza nazionale e l’influenza geopolitica.

Prospettive future

Il dibattito su regolamentazione, sicurezza e competizione tra USA e Cina continuerà a evolversi. Mentre gli Stati Uniti puntano a regole più restrittive per contenere la Cina, quest’ultima avanza con una strategia basata su apertura controllata, mirata a consolidare la propria influenza nei mercati emergenti.

Il risultato finale potrebbe essere una biforcazione del panorama globale della IA: da un lato, un ecosistema regolamentato e chiuso guidato dagli USA; dall’altro, una rete più aperta e diffusa, sostenuta da modelli cinesi a peso aperto, che potrebbe rimodellare la competitività tecnologica mondiale nei prossimi decenni.