La prima piegatura: ignoranza e illusione di miliardi di persone
Secondo Karpathy, la comprensione umana delle capacità dell’IA segue un modello a “trapezio cognitivo” a quattro livelli. Il livello più basso, definito “zona di vuoto dell’IA”, comprende circa 6 miliardi di individui – il 75 % della popolazione mondiale – che non hanno mai interagito con un grande modello linguistico (LLM). Per loro l’intelligenza artificiale è solo una voce nei titoli dei giornali o nella fantascienza.
Il secondo livello, chiamato “illusione dell’assistente impacciato”, raccoglie tra 1 e 2 miliardi di persone (circa il 20 % della popolazione). Questi utenti hanno provato occasionalmente versioni gratuite di ChatGPT o di altri chatbot, percependoli come semplici strumenti di ricerca o di prenotazione voli. Karpathy osserva che molti professionisti non tecnici – anche dirigenti d’azienda – si trovano su questo gradino, basando la loro opinione sull’esperienza di versioni obsolete e su video virali di “hallucination” dell’IA.
Questa percezione è alimentata dal “rezenz‑effekt”, ovvero l’influenza di dimostrazioni pubbliche di bassa qualità, come brevi clip su Instagram in cui un modello si blocca su domande banali. Di conseguenza, la maggioranza della popolazione giudica l’IA sulla base di errori di modelli scartati, non riconoscendo il potenziale delle nuove generazioni di agenti avanzati.
Le conseguenze della prima piegatura
- Scarsa consapevolezza: la maggior parte delle persone non riconosce le differenze tra modelli di base e agenti specializzati.
- Diffusione di false credenze: l’idea che l’IA sia solo un “chatbot goffo” ostacola l’adozione di tecnologie più sofisticate.
- Divario di competenze: il divario tra la percezione pubblica e le capacità reali dell’IA si sta ampliando rapidamente.
La seconda piegatura: l’inganno degli agenti per 20 milioni di professionisti
Il terzo livello del modello di Karpathy comprende circa 20 milioni di specialisti (0,2 % della popolazione), principalmente esperti di matematica, programmazione e ricerca. Questi professionisti vivono quello che Karpathy chiama “psicosi IA” o “inganno degli agenti”.
Essi utilizzano i più avanzati modelli di agente, come OpenAI Codex e Claude Code, a pagamento, per compiti di programmazione, risoluzione di problemi matematici e ricerca scientifica. Karpathy racconta la sua esperienza personale: “Fino a poco tempo fa scrivevo codice a mano, digitando ogni comando; oggi, un singolo prompt a un agente avanzato può generare interi progetti, tradurre applicazioni, decompilare binari e persino individuare vulnerabilità zero‑day.”
Il modello Codex, ad esempio, può operare in background per ore, ricostruendo interi repository di codice o identificando falle di sicurezza con precisione chirurgica. Un utente influente ha osservato: “Il livello di ammirazione per l’IA è direttamente proporzionale alla frequenza con cui la si usa per scrivere codice.”
Impatto sulla sicurezza informatica e sulla produttività
- Accelerazione dei progetti: compiti che richiedevano mesi vengono completati in ore.
- Nuove vulnerabilità: gli agenti scoprono e sfruttano zero‑day, creando nuove sfide per la cyber‑security.
- Divario cognitivo: questi 20 milioni percepiscono una crescita verticale della capacità dell’IA, mentre il resto della popolazione resta “sotto la linea”.
La terza piegatura: il “seme della superintelligenza” tra 5 000 insider
Il livello più alto del trapezio è occupato da circa 5 000 individui (0,00006 % della popolazione mondiale). Sono gli “insider” che hanno accesso ai sistemi interni più avanzati delle principali aziende di IA. Per loro, le versioni pubbliche sono solo “anteprime”.
All’interno di laboratori segreti, migliaia di “sciami di agenti” operano autonomamente come un alveare, collaborando per settimane senza intervento umano. Questi sciami sono capaci di:
- Scoprire e sfruttare vulnerabilità zero‑day in tempo reale.
- Condurre esercitazioni pratiche di attacchi e difese cyber.
- Generare nuove scoperte in fisica, chimica e matematica che prima richiedevano anni di ricerca.
Queste attività, una volta riservate a team di esperti di élite, ora sono automatizzate da agenti in grado di apprendere, ottimizzare e auto‑migliorarsi. Karpathy paragona la situazione al Monte Everest: solo 7 500 persone hanno mai raggiunto la vetta, ma gli esperti di IA sono ancora meno numerosi, rendendo il “trapezio cognitivo” quasi “pazzo”.
Rischi e prospettive future
- Concentrazione del potere: poche migliaia di persone controllano la tecnologia più avanzata, creando un potenziale squilibrio geopolitico.
- Accelerazione incontrollata: gli agenti possono evolvere più velocemente della capacità di regolamentazione e di comprensione pubblica.
- Necessità di trasparenza: per ridurre il divario cognitivo, è fondamentale rendere più accessibili le capacità reali dell’IA al grande pubblico.
Conclusioni: colmare il divario cognitivo
Karpathy avverte che la “piegatura cognitiva” attuale sta creando due mondi paralleli: da un lato, la massa che giudica l’IA basandosi su versioni obsolete e su video di errori; dall’altro, una ristretta élite che sfrutta agenti avanzati per rivoluzionare la programmazione, la ricerca e la sicurezza.
Per evitare una frattura permanente, è necessario:
- Educare la popolazione su ciò che le nuove generazioni di agenti possono realmente fare.
- Promuovere l’accesso a modelli più potenti in contesti controllati, per dimostrare il valore pratico senza rischi.
- Stabilire normative internazionali che monitorino l’uso di sciami di agenti autonomi, soprattutto nelle attività di cybersecurity.
Solo così la “verità nascosta” dell’IA potrà essere condivisa, riducendo il divario tra i 2 miliardi di persone ingannate e i 5 000 esperti che già vivono il futuro dell’intelligenza artificiale.
