L’Italia si colloca in una situazione ambivalente rispetto alla trasformazione digitale. Se da un lato il Paese ha compiuto notevoli progressi in ambiti come la diffusione della rete in fibra ottica, la sanita’ digitale e l’ammodernamento dei servizi pubblici, dall’altro risulta piu’ indietro su fattori chiave come l’adozione dell’Intelligenza Artificiale da parte delle imprese, la dotazione di competenze digitali e il rafforzamento dell’ecosistema start-up tecnologiche.

Queste considerazioni emergono nel dettaglio dal country report elaborato dalla Commissione europea, allegato al rapporto sull’attuazione del programma Ue al 2030 e scaricabile qui. Da un lato il documento sottolinea la traiettoria italiana come coerente con gli obiettivi europei in diversi settori, dall’altro invita a intensificare lo sforzo su quelle aree che continuano a mostrare ritardi rispetto alla media Ue.

I dati del report evidenziano che il 79% degli obiettivi nazionali digitali fissati dall’Italia concorda con quelli della Commissione europea al 2030. Soltanto una decina di indicatori non raggiungono pienamente quanto previsto. Inoltre, l’Italia ha risposto all’82% delle raccomandazioni formulate dalla Commissione nel 2023.

Tra le aree di maggiore successo, emerge la copertura delle reti ad altissima velocita’. Dal 2023 al 2024, il tasso di accesso alle reti ad alta capacita’ in Italia e’ aumentato dal 59,6% al 70,7%. Questo progresso corrisponde a una crescita annua del 18,6%. La penetrazione della fibra ottica fino al locale (Fttc) e’ in forte crescita, con 11 punti percentuali in piu’ rispetto all’anno precedente.

L’Italia si conferma al primo posto in Ue per la copertura 5G, che ammonta al 99,5%, superando la media europea (94,3%). Sebbene questo risultato rappresenti un’eccellenza, la Commissione ricorda che e’ fondamentale garantire l’accesso effettivo ai servizi, specialmente nelle aree depresse. L’interesse del mercato delle telecomunicazioni ruota attorno al collegamento di investimenti, servizio di qualita’ ed sviluppo di applicazioni innovative da parte delle imprese.

Un’altra area di sviluppo rilevante riguarda i servizi digitali pubblici. L’indice per i cittadini sale da 68,3 a 83,6 punti, con una crescita annua del 22,4%. Per quanto riguarda i servizi alle imprese, l’indice passa da 76,3 a 80,9 punti. L’Italia si colloca sopra la media Ue, che e’ fissa a 82,3 punti per i cittadini e a 86,2 punti per i servizi alle imprese. L’applicativo IO, l’identita’ fiscale elettronica, rappresentano strumenti essenziali nell’ambito della trasformazione digitale.

Gli indicatori piu’ forti sono quelli legati alla sanita’ digitale. L’accesso ai fascicoli sanitari elettronici raggiunge 84,1 punti, superando la media europea di 82,7 punti. La crescita e’ di 1,7 punti rispetto al dato precedente. La Commissione ribadisce l’importanza non solo della disponibilita’ dei dati, ma anche della loro interoperabilita’ e utilizzabilita’ nei percorsi curativi.

Un altro capitolo rilevante riguarda l’Intelligenza Artificiale (AI). Nonostante l’Italia abbia registrato una crescita annua dell’adozione da parte delle imprese pari al 62,4% (passando dal 5,1% all’8,2%), il confronto con la media Ue, fissa al 13,5%, rimane problematico. L’obiettivo nazionale al 2030 e’ fissato al 60%, inferiore rispetto al target Ue del 75%.

Il report sollecita l’Italia ad accelerare sull’AI concentrandosi sulle sue potenzialita’ industriali e scientifiche. La Commissione invita ad espandere il ruolo dei centri di eccellenza gia’ esistenti e ad approfittare della infrastruttura di calcolo avanzato esistente. L’AI puo’ offrire vantaggi nella diagnostica per immagini, nella prevenzione e nella gestione di dati complessi, ma per ottenere benefici veri e’ necessario investire in governance, sicurezza dei dati e formazione.

L’Italia presenta una base di aziende interessate all’uso delle tecnologie digitali. Il 70,2% delle Piccole e Medie Imprese dispone di almeno un’esperienza di base con tecnologie digitali. Questo valore, pur essendo inferiore alla media Ue (72,9%), puo’ rappresentare un vantaggio, visto che il target comunitario al 2030 prevede una percentuale di aziende digitalizzate del 90%.

Un’ulteriore elemento critico riguarda la mancanza di competenze specifiche. Il numero di professionisti ICT in Italia e’ insufficiente per alimentare un ecosistema digitale dinamico. L’adozione di tecnologie avanzate come l’AI dipendera’ molto dal rafforzamento della formazione universitaria e della collaborazione tra mondo accademico e aziendale.

Il rapporto sottolinea infine l’importanza del PNRHA Programma Nazionale per la Ricerca e l’Innovazione in Salute e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sebbene queste iniziative siano state utili, gran parte degli stanziamenti iniziali e’ ormai prossima al termine, e la mancanza di un piano successivo potrebbe frenare i progressi fatti finora.

Secondo l’UE, l’Italia deve procedere con maggiore determinazione in settori dove ha gia’ ottenuto risultati positivi, mentre deve compensare i ritardi tecnologici e culturali con un piano straordinario di formazione e di sviluppo