Introduzione
L’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle pratiche di studio è ormai una realtà consolidata per studenti delle scuole secondarie e universitari. La ricerca, inizialmente concentrata sulla semplice misurazione dell’adozione, si è evoluta verso quesiti più complessi: come viene usata l’IA, da chi, per quali attività e con quali effetti sull’apprendimento. In questo articolo si analizzano gli studi più recenti, confrontando i risultati ottenuti in contesti diversi e riflettendo sulle implicazioni per il futuro dell’educazione.
Il panorama globale: il Global Student Survey 2025 di Chegg
Chegg, piattaforma statunitense nata nel 2005 presso l’Iowa State University, ha ampliato il proprio portafoglio includendo strumenti basati sull’IA per assistenza personalizzata, proofreading, generazione di bibliografie e molto altro. Il Global Student Survey 2025, condotto da Yonder Consulting, ha intervistato 11.706 studenti universitari di età compresa tra 18 e 21 anni in 15 paesi, dal 1° al 23 ottobre 2024. I dati più rilevanti sono sintetizzati nella seguente lista:
- 80 % degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato la Generative AI (GenAI) per sostenere i propri studi.
- Il 53 % degli utilizzatori teme l’inaccuratezza delle informazioni fornite dall’IA.
- Il 38 % dei non utilizzatori indica l’accuratezza come principale barriera all’adozione.
- 50 % richiede strumenti GenAI progettati specificamente per l’educazione.
- 29 % degli studenti afferma di rivolgersi prima alla GenAI quando incontra una difficoltà, contro il 10 % del 2023.
- Nel 2025 la GenAI supera le risorse online gratuite (24 %), gli amici/pari (15 %), i materiali del corso (14 %) e i docenti/assistenti (8 %).
Il sondaggio evidenzia una trasformazione del “primo interlocutore” dello studente, che ora si rivolge prevalentemente a un agente digitale. Inoltre, il 69 % degli studenti ritiene che l’università dovrebbe fornire direttamente strumenti GenAI, indicando una crescente domanda di integrazione istituzionale.
Studio cinese: produttività a breve termine e regressi negli esami
David Strömberg (Università di Stoccolma), Victor Leie (Università di Hong Kong) e Yanhui Wu (Università di Hong Kong) hanno analizzato 30 mesi di dati relativi a 26.811 studenti cinesi delle classi 7‑12. L’obiettivo era valutare l’adozione progressiva della GenAI e i suoi effetti sulla produttività nei compiti e sull’apprendimento a lungo termine.
I risultati principali sono:
- Circa 80 % degli utenti mostra comportamenti compatibili con la delega dei compiti all’IA, caratterizzati da tempi di completamento molto brevi e punteggi elevati.
- Dopo sei mesi, gli alunni che utilizzavano l’IA hanno registrato un aumento medio del 18 % dei punteggi nei compiti in tutte le materie.
- Il tempo medio per completare un incarico è sceso da 64 minuti a 45 minuti.
- Tuttavia, durante gli esami, gli stessi studenti hanno ottenuto risultati inferiori del 20 % rispetto ai compagni che non avevano ricorso all’IA.
Questi dati suggeriscono che l’IA può migliorare la produttività immediata, ma la delega totale dei compiti può compromettere la capacità di ragionamento autonomo necessaria per le prove valutative.
Rapidissima diffusione negli Stati Uniti: il caso del college statunitense
Zara Contractor e Germán Reyes hanno documentato la rapida adozione della GenAI in un college americano, rilevando che oltre l’80 % degli studenti la utilizza per attività accademiche entro due anni dal lancio di ChatGPT. I ricercatori hanno identificato due modalità di utilizzo:
Augmentation
In questa modalità l’IA è impiegata per potenziare l’apprendimento attraverso spiegazioni, chiarimenti e feedback personalizzati.
Automation
Qui l’IA viene usata per delegare compiti concreti, come la produzione di testi o la risoluzione di problemi senza un coinvolgimento cognitivo diretto dello studente.
Studio sperimentale 2026: effetti immediati e duraturi
Nel luglio 2026 Contractor e Reyes hanno condotto uno studio sperimentale in cui gli studenti universitari dovevano studiare un argomento sconosciuto, con o senza l’aiuto di un chatbot. I risultati chiave includono:
- Gli studenti che hanno utilizzato l’IA hanno ottenuto punteggi più alti nei test immediati, con un incremento medio di 0,27 deviazioni standard.
- Il vantaggio persisteva anche una settimana dopo, quando gli studenti hanno ripetuto il compito senza l’ausilio dell’IA.
- I miglioramenti più duraturi erano osservati negli “augmentation users”, mentre nei “automation users” i benefici tendevano a scomparire una volta rimosso lo strumento.
Questi risultati indicano che l’IA, se usata come supporto cognitivo, può consolidare l’apprendimento, mentre la delega totale può produrre effetti effimeri.
Confronto tra gli studi e le implicazioni per la didattica
Il confronto tra i tre contesti (Cina, USA e Chegg a livello globale) evidenzia una tendenza comune: l’IA migliora le prestazioni immediate ma può compromettere la capacità di affrontare prove più complesse quando lo studente dipende completamente dalla macchina. La differenza principale risiede nella modalità di utilizzo: l’augmented learning favorisce la costruzione di conoscenze profonde, mentre l’automazione porta a una dipendenza che indebolisce le competenze a lungo termine.
Verso una alfabetizzazione digitale: l’AI literacy come risposta
Le evidenze suggeriscono che la questione non è più “se” permettere l’uso dell’IA, ma come insegnare agli studenti a sfruttarla in modo critico e consapevole. L’AI literacy dovrebbe essere introdotta già nella scuola secondaria, includendo:
- Formazione su come valutare l’affidabilità delle risposte generate dall’IA.
- Sviluppo di competenze per combinare il output dell’IA con il ragionamento umano.
- Uso di strumenti GenAI specifici per
