L’Italia prepara la strategia sull’intelligenza artificiale nel lavoro, ponendo l’accento su dati accessibili, algoritmi trasparenti e valutazioni capaci di misurare assunzioni, nuove competenze e cambiamenti reali nelle piccole imprese.

Il ruolo dell’Osservatorio italiano

Il 5 novembre, a Palazzo Wedekind a Roma, l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro ha presentato il proprio Piano integrato delle attività. Entro la fine di novembre saranno consegnati al Comitato di indirizzo, presieduto dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, tre documenti fondamentali: la Strategia sull’uso dell’AI nel lavoro, il Rapporto annuale sugli impatti e l’aggiornamento delle Linee guida per imprese e lavoratori.

L’Osservatorio è previsto dall’articolo 12 della legge 132 del 2025, la legge italiana sull’intelligenza artificiale, ed è stato istituito con il decreto ministeriale 173 del 15 dicembre 2022. Tre elementi chiave sono stati presentati:

    • Cruscotti di monitoraggio costruiti con l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) e con Sviluppo Lavoro Italia, la società in‑house del Ministero.
    • Una piattaforma di raccolta delle conoscenze chiamata SIO (https://sio.lavoro.gov.it/).
    • I servizi digitali già offerti dal Ministero a cittadini e imprese.

Governance e partecipazione

La governance è ampia: il Comitato di indirizzo riunisce 21 componenti, tra cui ISTAT, INPS, INAPP, l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Agenzia per l’Italia digitale, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il CNEL. Inoltre operano quattro comitati tecnico‑scientifici (strategia, monitoraggio dell’impatto, tutele dei lavoratori, piccole imprese e autoimpiego), una Commissione etica presieduta da Paolo Benanti e una Consulta con 29 organizzazioni datoriali e sindacali.

Questa struttura, basata su una legge e sulla partecipazione formale delle parti sociali, differisce dai modelli esteri, che spesso si fondano su iniziative ministeriali o partnership pubblico‑private.

Metodologia di misurazione dell’impatto AI

L’indicatore dell’INAPP scompone ogni professione nelle attività che la compongono e stima quanto l’AI possa replicarle o affiancarle, misurando così un’esposizione potenziale e non l’adozione effettiva. I nuovi strumenti incrociano questi dati con gli annunci di lavoro, l’offerta formativa e, grazie a Sviluppo Lavoro Italia, con le assunzioni e cessazioni registrate nelle comunicazioni obbligatorie.

Un caso emblematico riguarda gli analisti di sistema: nel 2025 gli annunci per questa figura in Italia sono stati 6.145, di cui 1.396 richiedevano almeno una competenza legata all’AI. Il dato indica un cambiamento di contenuto del mestiere pur mantenendo la domanda di lavoro.

La piattaforma SIO

Accanto ai cruscotti, SIO – Sistema intelligente dell’Osservatorio – offre attualmente:

    • Una chat pubblica di base.
    • Uno strumento per consultazioni condotte in forma di conversazione.
    • Un archivio documentale.

Nel novembre 2026 partirà la prima consultazione esterna, seguita a dicembre da un ambiente riservato agli esperti. L’obiettivo a lungo termine è creare un modello digitale del mercato del lavoro italiano per confrontare scenari futuri.

Confronto internazionale

In Germania, il KI‑Observatorium (https://www.ki-observatorium.de/) è attivo dal 2020 all’interno del laboratorio interno del Ministero federale del lavoro, la Denkfabrik Digitale Arbeitsgesellschaft. Il modello tedesco utilizza l’indicatore dell’IAB, l’istituto di ricerca dell’Agenzia federale per il lavoro, attraverso il Job‑Futuromat (https://job-futuromat.iab.de/) rilanciato nel 2026.

Il Job‑Futuromat mostra per ogni professione quante attività sarebbero tecnicamente automatizzabili, con lo stato della tecnologia aggiornato al 2022. I risultati indicano che nelle regioni e nelle professioni più esposte è necessario potenziare la formazione e le politiche economiche mirate, più che temere una perdita massiccia di posti.

Il Regno Unito ha creato a gennaio 2026 un’unità interministeriale su AI e futuro del lavoro, con tre filoni: ricerca, analisi delle politiche e coordinamento tra i ministeri. A giugno 2026 è stato presentato l’AI Economics Institute, che collabora con LinkedIn per l’accesso a dati privati.

Negli Stati Uniti, il piano d’azione federale sull’AI del luglio 2025 ha affidato al Dipartimento del lavoro un centro di ricerca per analisi ricorrenti e scenari. A giugno 2026 il centro era ancora in fase di preparazione.

Rete europea di collaborazione

La Francia ha lanciato una rete AI al vertice di Parigi nel febbraio 2025. L’11 febbraio 2026 a Parigi, la ministra Calderone ha presentato l’esperienza italiana accanto a Germania, Regno Unito, Brasile e il laboratorio francese LaborIA.

A livello europeo, il Cedefop (Centro dell’Unione per lo sviluppo della formazione professionale) analizza dal 2018 gli annunci di lavoro online di tutti gli Stati membri con lo strumento Skills‑OVATE (https://www.cedefop.europa.eu/tools/skills-intelligence/skills-online-job-advertisements), fornendo un benchmark per confrontare il cruscotto italiano.

Punti di forza e criticità dell’Italia

Rispetto ai modelli esteri, l’Italia presenta tre tratti distintivi:

    • Una base legislativa solida (legge 132/2025).
    • Una governance che coinvolge le parti sociali, citata come esempio di dialogo sociale nel compendio G7.
    • L’uso di dati amministrativi pubblici integrati con una piattaforma AI per raccogliere contributi esperti.

Questi elementi non compaiono nei materiali degli altri organismi analizzati, dove prevalgono partnership con soggetti privati o dipartimenti di ricerca più circoscritti.

Confronto sui servizi alle persone

In Francia, l’ente pubblico France Travail ha investito 15 milioni di euro in AI nel 2025, dopo 93 milioni tra il 2017 e il 2024. I principali strumenti sono:

    • ChatFT, che assiste i consulenti nella scrittura.
    • ChatFT Écoute, che sintetizza i colloqui.
    • MatchFT, che abbina candidati e offerte, basato sui modelli della società francese Mistral.

Le tensioni in Francia includono la necessità di ridurre 515 posti equivalenti a tempo pieno nel 2026 su un organico di 54.000, con i sindacati preoccupati che l’AI acceleri i tagli, e la questione della trasparenza: a luglio 2026 l’associazione La Quadrature du Net ha divulgato un algoritmo interno di valutazione dei disoccupati, mentre France Travail non ha fornito documenti richiesti dalla commissione per l’accesso agli atti.

Prospettive per l’Italia

Misurare come l’intelligenza artificiale cambia il lavoro è solo il primo passo. La sfida più complessa resta trasformare i dati in politiche efficaci, capaci di accompagnare lavoratori e imprese nella trasformazione.

Con i primi strumenti dell’Osservatorio italiano e la Strategia nazionale in arrivo, il confronto con le esperienze europee diventa un banco di prova: non conta soltanto quali tecnologie vengono adottate, ma quanto sono trasparenti, quali risultati producono e se aiutano davvero le organizzazioni a cambiare.

Il prossimo futuro vedrà l’Osservatorio ampliare le consultazioni esterne, affinare i cruscotti di monitoraggio e consolidare la collaborazione con le parti sociali, al fine di garantire che l’adozione dell’AI nel lavoro italiano sia equa, sostenibile e realmente al servizio della crescita economica e della tutela dei lavoratori.