Nel panorama dell’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale ha ormai superato il livello sperimentale per affermarsi come strumento operativo quotidiano. Secondo il rapporto “AI at Work 2026” pubblicato da Boston Consulting Group, il 74% dei lavoratori globali ha oggi utilizzato l’intelligenza artificiale in modo regolare nel corso delle proprie attività. In Italia, invece, la percentuale si attesta al 62%, collocando il Paese tra i più lenti ad integrare su larga scala questa tecnologia nel contesto lavorativo.

Un ritardo italiano in un contesto globale

Sebbene l'Italia sia cresciuta del 11%, raddoppiando l’uso dell’AI rispetto agli anni precedenti, il divario con paesi leader rimane evidente. L'India, ad esempio, tocca quota 95%, seguita da India, Brasile e Vietnam. L’Italia non solo si colloca sotto la media mondiale, ma mostra un ritmo di adozione più lento rispetto a paesi europei come Germania, Francia e Spagna. Questo ritardo non è imputabile all’accesso alle tecnologie, quanto a una serie di sfide interne legate all’organizzazione e alla cultura digitale nazionale.

Secondo BCG, il nodo principale non risiede più nell'utilizzo limitato di strumenti AI, ma nel capacità delle imprese di ridefinire i processi esistenti per sfruttare al meglio le potenzialità di questa tecnologia. Molti settori si trovano in una fase di “integrazione passiva”, dove l’AI è usata in modo frammentario o marginale senza un piano strategico chiaro.

Barriere all'integrazione e sprechi potenziali

Uno dei principali ostacoli è il mancato investimento in formazione. Molti lavoratori non hanno le competenze necessarie per utilizzare in maniera avanzata gli strumenti AI. Inoltre, un numero crescente di aziende non riesce a trasformare il tempo risparmiato grazie all’automazione in un incremento di produttività e, di conseguenza, in vantaggi economici concreti. Secondo il rapporto, fino al 40% del potenziale risparmio potrebbe essere sprecato a causa di una gestione inefficiente del processo decisionale.

Nel mercato italiano, il settore finanziario si distingue per l’uso avanzato dell’intelligenza artificiale: chatbot che gestiscono interazioni clienti, algoritmi per il scoring creditizio e strumenti di monitoraggio del rischio. Tuttavia, settori tradizionali come il manifatturiero e i servizi locali avanzano più lentamente, evidenziando una frammentazione che ostacola un approccio unitario.

Tra digital divide e potenziale economico

Nell’ambito del Digital Economy and Society Index (DESI) dell’Unione Europea, l’Italia figura al 12° posto tra i Paesi membri per livello di digitalizzazione. Questo indice include misure di infrastruttura digitale, competenze dei cittadini e livello di attuazione del digitale nel contesto lavorativo. I dati di BCG confermano che la mancanza di una cultura interna digitale è un freno importante per la crescita.

In particolare, la mancanza di interlocutori esterni capaci di offrire soluzioni AI su misura contribuisce a rallentare l’innovazione. Tuttavia, aziende come Leonardo, Enel e Gruppo Unicredit stanno iniziando a costruire centri di eccellenza e collaborazioni con startup tecnologiche locali, segnando una inversione di rotta.

Raccomandazioni per accelerare

Per colmare il divario, il rapporto raccomanda:

    • Investire in competenze: Formare i lavoratori su strumenti e metodi di base di AI, con corsi ad hoc.
    • Costruire un piano di integrazione straordinario: Redurre i processi manuali e automatizzarli con strumenti di AI.
    • Collaborare con istituzioni: Creare laboratori con università e centri di ricerca per la sperimentazione.
    • Creare un hub tecnologico centrato sull’AI: Attrarre investitori e talenti tecnologici per accelerare la diffusione.
    • Promuovere una cultura del cambiamento: Coinvolgere i lavoratori nell'ambito dell’implementazione, non solo come fruitori.

Ridurre il divario italiano sull’AI richiederà tempo e una strategia lungimirante. Tuttavia, gli sforzi fatti in settori avanzati danno speranza: con un mix di cultura tecnologica, formazione continua e governance agile, l’Italia potrebbe trasformare la sua posizione in una leva di crescita per il sistema economico nazionale.