Il contesto geopolitico e le sfide strutturali
La crescente competizione tecnologica tra le grandi potenze, le tensioni commerciali e la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento impongono all’Unione europea una revisione del proprio modello di crescita, storicamente fondato sull’apertura dei mercati e sull’integrazione economica internazionale.
Il Centre for European Policy (CEP), nel rapporto The EU’s Path to Strategic Autonomy – A Mapping of Policy Progress and Gaps, sottolinea che la necessità di assicurarsi l’accesso alle risorse essenziali e di rafforzare la propria posizione nelle tecnologie emergenti richiede un coordinamento più stretto tra politica commerciale, industriale e sicurezza economica.
Il documento è stato redatto da André Wolf, esperto di politica industriale del CEP, nell’ambito di un progetto di ricerca realizzato in collaborazione con l’Università LUISS di Roma e finanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Progressi normativi ma mancanza di risultati concreti
Il giudizio sulle iniziative avviate da Bruxelles è articolato: i progressi sul piano normativo sono significativi, ma manca ancora un indirizzo capace di tradurli in risultati industriali concreti.
«Nel perseguire l’autonomia europea, l’UE rischia di disperdersi in una molteplicità di iniziative politiche. Le future misure di politica economica dovrebbero essere orientate da una visione strategica chiara e coerente», avverte Wolf.
Per decenni, la liberalizzazione degli scambi ha rappresentato uno dei principali fattori di crescita dell’economia mondiale. Dopo la crisi finanziaria del 2008, tuttavia, l’intensità del commercio internazionale ha smesso di seguire la precedente traiettoria espansiva, stabilizzandosi su livelli relativamente costanti.
Fattori strutturali alla base della stagnazione
Alla base di questa evoluzione vi sono fattori strutturali, accentuati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Le controversie tariffarie tra Stati Uniti e Cina, le difficoltà del sistema multilaterale e la diffusione di barriere commerciali non tariffarie hanno modificato le condizioni della concorrenza internazionale.
Un elemento rilevante riguarda il crescente peso delle economie emergenti nella produzione industriale. La quota della Cina sul valore aggiunto manifatturiero mondiale è salita da meno del 10 % nel 2004 al 30 % nel 2022, secondo i dati della Banca mondiale citati nel rapporto.
L’espansione industriale cinese, accompagnata dalla volontà di altri Paesi di occupare segmenti produttivi a maggiore valore aggiunto, ha accentuato la competizione per il controllo delle tecnologie, delle infrastrutture e degli standard internazionali.
La dimensione geopolitica della leadership tecnologica
In questo scenario, la leadership tecnologica assume una rilevanza geopolitica crescente. La capacità di sviluppare soluzioni innovative e influenzare le regole tecniche dei mercati consente alle economie più avanzate di consolidare vantaggi di lungo periodo.
Per l’Europa, il mantenimento di una posizione competitiva dipende quindi anche dalla possibilità di contribuire alla definizione degli standard, valorizzare le proprie capacità di ricerca e innovazione e difendersi da pratiche commerciali distorsive.
Le risposte europee: Open Strategic Autonomy e strategie di sicurezza economica
La risposta europea prende forma nel concetto di Open Strategic Autonomy, introdotto dalla Commissione nel riesame della politica commerciale del 2021. L’impostazione punta a preservare i benefici degli scambi internazionali, rafforzando contemporaneamente la capacità dell’UE di tutelare i propri interessi economici e reagire a comportamenti distorsivi dei partner commerciali.
La strategia europea per la sicurezza economica, presentata nel giugno 2023, ha successivamente ampliato questo orientamento, individuando rischi legati a:
- forniture critiche
- infrastrutture critiche
- dispersione delle conoscenze tecnologiche
- utilizzo delle dipendenze economiche come strumenti di pressione politica
La vulnerabilità delle infrastrutture comprende anche le reti digitali e i collegamenti sottomarini, la cui interruzione può avere conseguenze rilevanti per la continuità delle attività economiche.
Le tre direttrici della risposta della Commissione
La Commissione ha così articolato la propria risposta attorno a tre direttrici:
- Promozione della competitività interna: incentivi alla ricerca, sostegno alla produzione e sviluppo di competenze.
- Protezione dai rischi identificati: misure di screening degli investimenti, regole anti‑coercizione e controlli sulle sovvenzioni straniere.
- Cooperazione con Paesi terzi: accordi strategici per garantire forniture sicure e condividere standard tecnologici.
Il punto critico è conciliare obiettivi che possono entrare in contrasto, dalla tutela della produzione europea alla necessità di mantenere accessibili le importazioni, fino alla salvaguardia delle relazioni commerciali con i partner internazionali.
Strumenti chiave: Chips Act, Industrial Accelerator Act e screening degli investimenti
Il Chips Act costituisce uno dei principali esempi del nuovo orientamento della politica industriale europea. La normativa punta a raddoppiare la quota dell’UE nel mercato mondiale dei semiconduttori, portandola al 20 % entro il 2030, e mira a mobilitare oltre 43 miliardi di euro di investimenti destinati all’innovazione e alla capacità manifatturiera.
L’intervento comprende:
- sostegno alla ricerca di base e applicata;
- sviluppo di nuovi impianti di produzione;
- un sistema di monitoraggio per individuare tempestivamente possibili carenze nelle forniture.
Accanto agli incentivi per la produzione, Bruxelles ha rafforzato gli strumenti di difesa commerciale, tra cui:
- regolamento contro la coercizione economica da parte di Paesi terzi;
- controlli sugli investimenti esteri;
- disciplina sulle sovvenzioni straniere che possono alterare la concorrenza nel mercato interno.
Il controllo delle acquisizioni assume particolare rilievo nei comparti caratterizzati da un’elevata intensità tecnologica. La revisione del quadro europeo sullo screening degli investimenti diretti, esaminata nel rapporto, prevede un maggiore coordinamento tra Stati membri, con particolare attenzione a intelligenza artificiale, semiconduttori, tecnologie quantistiche e infrastrutture critiche.
Industrial Accelerator Act e criteri di localizzazione
La proposta di Industrial Accelerator Act introduce criteri più stringenti per gli investimenti in alcune attività produttive, includendo condizioni relative a:
- presenza locale;
- occupazione;
- ricerca e sviluppo.
La scelta di applicare vincoli agli operatori esteri richiede però attenzione ai possibili effetti sulla concorrenza e sulla disponibilità di risorse finanziarie, soprattutto per le industrie che hanno bisogno di espandere rapidamente la propria capacità produttiva.
Ostacoli energetici e di materie prime: il nodo della transizione
Uno dei principali ostacoli alla competitività europea riguarda l’accesso a energia pulita a prezzi sostenibili. L’elettrificazione dei processi produttivi e la diffusione delle fonti rinnovabili richiedono interventi consistenti nelle reti, negli accumuli e nei sistemi di gestione dell’energia.
La crescita della produzione da fonti intermittenti, come solare ed eolico, comporta nuove esigenze di coordinamento tra domanda e offerta. I costi di adeguamento delle infrastrutture e la volatilità dei prezzi possono ridurre la convenienza economica dell’elettrificazione industriale.
Tra le priorità indicate figurano:
- ammodernamento delle reti elettriche;
- maggiore armonizzazione delle regole nazionali;
- revisione dei meccanismi di sostegno per le imprese esposte a costi energetici elevati.
Un problema analogo interessa le materie prime critiche, indispensabili per batterie, semiconduttori e numerose tecnologie della transizione energetica.
Il Critical Raw Materials Act ha introdotto obiettivi europei per estrazione, trasformazione e riciclo, accompagnati da procedure agevolate per i progetti considerati strategici.
Tuttavia, il quadro normativo lascia aperte alcune difficoltà: le attività estrattive sono esposte a tempi di autorizzazione lunghi, a opposizioni locali e a standard ambientali stringenti, che possono ritardare l’avvio di nuove miniere o impianti di lavorazione.
Il ruolo degli investimenti privati
In tutti questi settori, gli investimenti privati rappresentano la chiave per una maggiore autonomia europea. Senza capitale privato, le iniziative pubbliche rischiano di rimanere a secco, soprattutto in ambiti ad alto contenuto di rischio come la costruzione di fabbriche di semiconduttori o lo sviluppo di filiere di materie prime critiche.
Il rapporto del CEP sottolinea che le politiche di supporto devono creare un ambiente prevedibile, riducendo incertezza normativa e garantendo protezioni adeguate contro pratiche commerciali sleali.
Conclusioni: verso una strategia integrata o un percorso frammentato?
La sfida per l’Unione europea è duplice: da un lato, deve consolidare una visione strategica condivisa che traduca le ambiziose normative in risultati tangibili; dall’altro, deve superare gli ostacoli operativi legati a energia, materie prime e capitale.
Se l’UE riuscirà a coordinare le sue politiche commerciali, industriali e di sicurezza economica, potrà trasformare le iniziative attuali in una vera Open Strategic Autonomy, capace di garantire competitività senza rinunciare ai benefici del commercio globale.
Altrimenti, la frammentazione delle iniziative rischierà di inceppare la corsa alla sovranità tecnologica, lasciando l’Europa vulnerabile alle pressioni esterne e a una perdita di leadership nei settori chiave della quarta rivoluzione industriale.
