Il dibattito sull’evoluzione generata dagli strumenti digitali assume oggi una prospettiva più sofisticata. Non si tratta più solo di paura per il numero di posti di lavoro persi, ma di comprenderne i nuovi modelli di occupazione, di qualità del lavoro e di come i rapporti di classe vengano riconfigurati in ambito economico e sociale. Al convegno intitolato «Don’t Look Up: ci stiamo preparando al futuro del lavoro?», organizzato dall'Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, Pawel Gmyrek, senior researcher internazionale presso l’International Labour Organization (ILO), ha presentato un'analisi approfondita sull’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sul futuro del lavoro. L’ILO, in collaborazione con le autorità locali e globali, osserva il modo in cui le diverse tecnologie stanno ridefinendo le professioni umane.

Tre modelli dell’impatto AI

Per comprendere l'effetto dell’AI sulle occupazioni, Gmyrek propone di guardare a tre percorsi principali:

    • Automazione sostitutiva: In questo contesto, l’AI sostituisce interamente le attività umane. Un esempio storico è stato il lavoro dei centralinisti telefonici, scomparsi quasi interamente con l’introduzione del telefonino e dell’automazione.
    • Ristrutturazione e ampliamento: La tecnologia non sostituisce ma modifica, aprendo a nuove opportunità. Questo scenario è rappresentato chiaramente dalla figura del cassiere di banca. Mentre si temeva una riduzione a causa dei bancomat, il lavoro si è trasformato verso servizi finanziari specializzati.
    • Co-esistenza con scelta umana: In alcune aree, come il pilota aereo, l’intelligenza artificiale potrebbe sostituire completamente il lavoro umano, ma per questioni etiche, di sicurezza e di accountability, la società ha scelto di mantenere una presenza umana.

Questi modelli, oggi applicabili in diversi ambiti lavorativi, mostrano che l’AI non ha un impatto uniforme su tutti i settori e professioni.

La classificazione dell’automazione

L’ILO utilizza un modello stratificato per classificare la possibilità di automazione di ciascun compito lavorativo. In questo schema, vengono identificati gruppi in base alla facilità di automazione:

    • I compiti amministrativi e burocratici sono tra i primi ad essere automatizzabili.
    • I ruoli che richiedono interazione umana diretta e complessiva, come le guardie carcerarie o i vigili del fuoco, risulteranno meno colpiti.

La ricerca suggerisce che i lavoratori con istruzione terziaria (terziario e lauree) sono i gruppi maggiormente colpiti da entrambi gli effetti dell’automazione e del potenziamento tecnologico.

La classe media a rischio

Un elemento chiave dell’analisi riguarda la fragilità sociale della classe media. L’impatto dell’AI sui lavori mediatori, in settori urbani di reddito elevato, potrebbe condurre a una riduzione del potere economico complessivo di questa classe. Ne conseguirebbe un restringimento che potrebbe portare al collasso sociale simile a una "contrazione della media".

Divario di genere nell’esposizione tecnologica

La distanza tra uomo e donna nell’ambito del mercato del lavoro colpito da questa tecnologia è drammaticamente evidente. Secondo l’ILO, il 41% dell’occupazione femminile è esposto all’impatto dell’AI, contro il 28% di quella maschile. La spiegazione risiede nel tipo di lavoro: le donne sono sovraesposte in mansioni di amministrazione d'ufficio, organizzazione di documenti e attività documentali che l’AI oggi gestisce con facilità.

Generazioni e adattamento

Un altro aspetto importante emerso è la differenza generazionale nell’uso e nell’adattamento all’AI. I lavoratori più giovani entrano nel mercato del lavoro già formati su questi strumenti e tendono ad integrarli naturalmente senza grandi ostacoli. Al contrario, i lavoratori senior possono incontrare maggiori difficoltà nell’aggiornare le competenze, anche se rappresentano una risorsa cruciale in termini di esperienza e senso del contesto aziendale.

Per Gmyrek, è cruciale supportare queste figure attraverso una formazione continua e un riconoscimento istituzionale del loro contributo. L’esperienza umana, anche in presenza di potenti strumenti tecnologici, non è irrilevante. L’AI non è in grado di sostituire in pieno l’intelligenza umana complessa, specialmente quando riguarda giudizi etici, risoluzione di problematiche non previste e interazione empatica.

Qualità vs. quantità del lavoro

Un punto fondamentale sottolineato da Gmyrek è che l’AI non riduce solo i posti di lavoro: modifica la struttura e la qualità del lavoro esistente. L’automazione di compiti esperti come la guida dei tassisti ha permesso l’espansione della forza lavoro, ma ha ridotto il reddito medio di settore.

    • Esempio: Il tassista tradizionale possedeva un know-how unico (conoscenza della città). L’introduzione del GPS ha automatizzato questa capacità, rendendo il settore accessibile a chiunque.
    • Effetto economico: Se prima la paga rifletteva l’abilità, oggi si basa su una competizione di massa, penalizzando il reddito complessivo.

L’importanza del coinvolgimento dei lavoratori

Gmyrek ribadisce che l’introduzione dell’IA non deve avvenire senza consultare i lavoratori. Quando si introduce un sistema tecnologico senza coinvolgere chi vi lavora quotidianamente, vi è il rischio che il sistema risolva problemi inesistenti o addirittura peggiori la situazione, intensificando i carichi e peggiorando la salute professionale.

Le aziende che coinvolgono i dipendenti nel percorso di implementazione di tecnologie innovative, invece, riescono non solo a integrare in modo efficace l’AI, ma riescono anche ad aumentare il valore produttivo e la soddisfazione professionale del personale.

I dati dell’ILO indicano chiaramente che solo i lavoratori che vengono formati e consultati mostrano un’alta adesione e utilizzo continuo dell’AI tecnologica.

Debolezza e potenziale dell’AI

L’intelligenza artificiale può essere divisa in due tipi principali:

    • AI debole: Simula alcune capacità cognitive umane, ma non raggiunge la complessità di un ragionamento empatico, morale o estetico.
    • AI forte: Non ancora realizzata in modo completo, si riferisce a una macchina in grado di riprodurre e integrare pienamente il pensiero umano.

Nel contesto attuale, l’