Il mercato globale delle tecnologie quantistiche

Le tecnologie quantistiche stanno assumendo un peso crescente nelle politiche industriali internazionali. L'aumento dei capitali destinati alle imprese del settore, lo sviluppo delle infrastrutture e l'avvio di sperimentazioni in ambito produttivo delineano un percorso che comincia a collegare la ricerca alle applicazioni. Per l'Italia, che dispone di competenze scientifiche qualificate, la questione centrale riguarda la possibilità di trasformare questi progressi in futura capacità industriale, evitando che il contributo nazionale resti concentrato esclusivamente nella ricerca.

Le stime di mercato e gli investimenti

Secondo le stime del Quantum Technology Monitor 2026 di McKinsey, il mercato globale delle tecnologie quantistiche potrebbe raggiungere 61-96 miliardi di dollari nel 2035, per salire a 119-215 miliardi nel 2040. Il calcolo quantistico rappresenterebbe la componente maggiore, con 43-71 miliardi nel 2035, seguito dalla comunicazione, con 11-15 miliardi, e dalla sensoristica, con 7,1-10,1 miliardi.

Per valutare la progressiva valorizzazione economica del calcolo quantistico è altrettanto utile guardare ai ricavi delle imprese: stimati tra 1,1 e 1,4 miliardi di dollari nel 2025, potrebbero raggiungere 3,2-4,4 miliardi nel 2028.

Un ulteriore segnale dell'accelerazione in corso delle tecnologie quantistiche proviene anche dai finanziamenti alle start-up quantistiche, che nel 2025 hanno raggiunto circa 12,6 miliardi di dollari, contro i 2 miliardi del 2024. Nel 2025, la componente privata rappresenta il 97% del totale, rispetto al 66% dell'anno precedente e comprende fondi, investimenti corporate e operazioni sui mercati dei capitali.

Parallelamente, la distribuzione geografica degli investimenti evidenzia come gli Stati Uniti abbiano attratto circa 8 miliardi di dollari, pari al 64% del totale globale di riferimento, mentre l'UE si colloca intorno a 1,25 miliardi e il Regno Unito a 1,21 miliardi.

La sfida europea e la strategia italiana

Se per gli Stati Uniti il peso dei mercati dei capitali è particolarmente elevato, per l'Europa, la sfida risiede nella capacità di accompagnare le imprese nelle fasi di crescita, quando la sperimentazione deve tradursi in offerta industriale.

Il quadro europeo presenta tuttavia elementi favorevoli che non emergono dalla sola distribuzione dei finanziamenti: il Quantum Innovation Index, che considera il grado di preparazione delle imprese rispetto all'adozione delle tecnologie quantum, attribuisce alle imprese europee punteggi aggregati superiori a quelli del Nord America nei settori dell'energia, dell'automotive e delle scienze della vita.

È in questa direzione che si colloca la Quantum Europe Strategy, presentata il 2 luglio 2025, che affianca alla ricerca il rafforzamento delle infrastrutture, dell'ecosistema industriale e delle competenze. Il percorso verso il Quantum Act europeo pone inoltre al centro la capacità produttiva, le linee pilota e la resilienza delle filiere, mentre l'EuroQCI per le comunicazioni quantistiche e le iniziative EuroHPC per il calcolo quantistico e ibrido possono offrire infrastrutture comuni su cui costruire collaborazioni tra ricerca e industria.

La conoscenza del tema e le iniziative infrastrutturali

Un ulteriore elemento di interesse riguarda la conoscenza del tema. Le elaborazioni I-Com su dati Bytek, basate sui volumi delle ricerche Google associate alle tecnologie quantistiche e normalizzate per 100.000 abitanti, mostrano un divario significativo tra Stati Uniti e Paesi europei considerati. Nel 2025 gli Stati Uniti registrano 5.480 ricerche per 100.000 abitanti, contro le 1.338 della Germania, le 1.140 della Francia, le 1.071 dell'Italia e le 815 della Spagna.

La dinamica italiana è comunque positiva, poiché nella prima metà del 2026 le ricerche aumentano di circa il 29% rispetto allo stesso periodo del 2025. Inoltre, considerando il solo sottoinsieme delle query legate agli investimenti nelle tecnologie quantistiche, nel 2025 l'Italia si colloca dietro la Germania e davanti a Spagna e Francia.

La Strategia italiana per le tecnologie quantistiche dello scorso anno offre un quadro di riferimento per coordinare istituzioni, università, centri di ricerca e imprese. La fotografia delle risorse restituisce tuttavia un ecosistema sostenuto soprattutto dal settore pubblico: tra il 2021 e il 2024 sono stati destinati alla ricerca 228,9 milioni di euro, provenienti per l'86% dal PNRR. Nel biennio 2023-2024, invece, i capitali di venture capital destinati al settore in Italia si sono fermati a 12,5 milioni, segnalando la necessità di ampliare il contributo privato nel Paese.

I progressi infrastrutturali dell'ultimo biennio rappresentano una base concreta. A giugno 2026 sono stati inaugurati a Bologna i sistemi quantistici NOX e SOL nell'infrastruttura del Centro nazionale ICSC. Il primo utilizza tecnologia superconduttiva; il secondo, sviluppato nell'ambito di EuroHPC, si basa su atomi neutri ed è progettato per integrarsi con il supercomputer Leonardo. Il loro valore risiede anche nella possibilità di offrire ambienti condivisi di sperimentazione, riducendo la necessità per le singole imprese di sostenere direttamente i costi dell'hardware.

Sul fronte delle comunicazioni, l'Italian Quantum Backbone dell'INRIM e il progetto QUID collegano lo sviluppo delle infrastrutture nazionali alle attività EuroQCI. A queste iniziative si affiancano sperimentazioni sulle reti commerciali: nell'ottobre 2025 Open Fiber, Cisco e ThinkQuantum hanno sperimentato la coesistenza di traffico dati e distribuzione quantistica delle chiavi su 42 chilometri della rete di Roma; nel febbraio 2026 TIM e Cisco hanno verificato la Quantum Key Distribution (QKD) tra due data center nell'area di Milano su circa 40 chilometri di rete in esercizio.

Le sperimentazioni industriali e le filiere abilitanti

Anche le sperimentazioni industriali mostrano un coinvolgimento crescente. Eniquantic, joint venture costituita da Eni e ITQuanta nel 2024, lavora a soluzioni hardware e software per applicazioni legate all'energia, ai materiali e all'ottimizzazione. Nel settore finanziario, Intesa Sanpaolo e G2Q Computing hanno sviluppato un progetto dimostrativo sull'analisi del rischio di credito, con sperimentazioni anche sul sistema dell'Università Federico II di Napoli.

Accanto a questi casi, meritano attenzione le filiere abilitanti, tra cui fotonica, semiconduttori ed elettronica di controllo. Il progetto di Ephos per chip fotonici su vetro, sostenuto da un aiuto di Stato da 41,5 milioni di euro autorizzato nel 2025, esemplifica il collegamento con capacità produttive utilizzabili anche nel quantum. Sul piano finanziario, la sezione SIMEST per investimenti in IA e quantum computing, operativa da settembre 2026, prevede una riserva di 200 milioni di euro condivisa tra i due ambiti, ampliando così gli strumenti disponibili.

Le evidenze presentate indicano che l'Italia dispone di una base da valorizzare, consolidando al contempo il collegamento tra ricerca, sperimentazione e produzione. Una prima priorità riguarda la continuità finanziaria, che deve essere garantita per sostenere la crescita delle imprese e la loro capacità di competere a livello globale.