Il caso Like Company vs. Google
Il martedì scorso Google ha subito un duro colpo quando il consigliere più alto dell’Unione Europea, l’Avvocato Generale Maciej Szpunar, ha espresso un parere a sostegno della denuncia presentata da Like Company, operatore ungherese di siti web, contro il chatbot di intelligenza artificiale Gemini. La denuncia accusa Google di utilizzare articoli protetti da diritto d’autore senza fornire una compensazione adeguata agli editori.
Il contenzioso mette in evidenza le crescenti tensioni tra editori e grandi piattaforme online riguardo all’uso delle notizie da parte dei chatbot IA, che spesso sostituiscono i risultati tradizionali dei motori di ricerca, riducendo così il traffico verso i siti dei media.
Le argomentazioni dell’Avvocato Generale
Secondo Szpunar, “quando un chatbot basato su un modello di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) recupera una pubblicazione web di un editore, la riutilizza per generare una risposta e la fornisce all’utente, il diritto dell’editore può essere violato in determinate circostanze”.
Il parere specifica due scenari in cui le risposte di Gemini rientrerebbero nel diritto di riproduzione degli editori:
- Il chatbot accede a pubblicazioni eludendo illegalmente paywall o altre barriere tecniche;
- Il chatbot riutilizza “la forma di espressione della pubblicazione in modo riconoscibile”.
È importante notare che il diritto d’autore non tutela i “semplici fatti” riportati dalle notizie, ma solo la “forma specifica di espressione” di tali fatti.
Eccezione per la formazione dei modelli IA
Szpunar ha inoltre chiarito che l’uso di materiale protetto da diritto d’autore per addestrare i LLM è “liberamente consentito sotto l’eccezione di mining di testo e dati”. Questa disposizione permette alle aziende di utilizzare grandi quantità di testo pubblico per sviluppare capacità linguistiche senza violare la legge.
Possibili conseguenze per Google
Una sentenza sfavorevole a Google potrebbe obbligare il gigante tecnologico a pagare tariffe per l’utilizzo dei contenuti editoriali, fornendo così un “salvavita” a media online come Like Company, che hanno registrato una diminuzione del traffico a causa dei riassunti generati da IA.
Il tribunale, che segue le opinioni non vincolanti dei suoi consiglieri, emetterà la decisione definitiva nei prossimi mesi, ma il semplice parere dell’avvocato generale è già stato interpretato come un segnale di possibile cambiamento nella normativa europea sul diritto d’autore e l’intelligenza artificiale.
La risposta di Google
Un portavoce di Google ha dichiarato: “Le eccezioni della legislazione europea sul mining di testo e dati sono vitali per la competitività dell’Europa e lo sviluppo dell’IA, e riconosciamo il parere dell’Avvocato Generale che conferma che la normativa UE permette l’addestramento dell’IA su informazioni pubbliche.”
Il portavoce ha inoltre sottolineato che “Gemini apprende modelli linguistici per creare risultati originali anziché replicare contenuti, supportato da ampi controlli degli editori che offrono ai titolari dei diritti una scelta chiara e la possibilità di optare per l’esclusione.”
Implicazioni più ampie per il settore
Il caso evidenzia una più ampia lotta tra i media tradizionali e le piattaforme digitali, dove le richieste di compensazione per l’uso di contenuti stanno aumentando in tutta l’Unione Europea. Le autorità antitrust hanno già ricevuto numerose denunce sia a livello UE che nazionale.
Se la decisione finale confermerà il parere di Szpunar, potremmo assistere a una revisione delle pratiche di aggregazione dei contenuti da parte dei motori di ricerca e dei chatbot, con potenziali impatti su:
- Le politiche di paywall e le barriere tecniche di accesso ai contenuti;
- Gli accordi di licenza tra editori e piattaforme IA;
- Il modello di business dei media online, che potrebbe vedere un ritorno di traffico e ricavi.
In conclusione, la disputa tra Like Company e Google rappresenta un punto cruciale nella definizione del futuro del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale, con possibili ripercussioni su tutta l’ecosistema digitale europeo.
