La storia della vita sulla Terra è stata, per troppo tempo, raccontata come una serie di eventi cataclismatici, in cui le biodiversità marine venivano “spazzate” in maniera rapida e devastante. La nuova ricerca, presentata a Denver dalla paleontologa Shuzhong Shen, sfida questa visione tradizionale. Utilizzando un modello di intelligenza artificiale chiamato OneStrata, il team ha analizzato quasi quattro milioni di fossili per dimostrare che almeno tre delle cinque grandi estinzioni di massa – Devonic‑tardio, Triassico‑fine e Cretaceo‑fine – sono stati in realtà declivi lenti e diffusi, e non colpi improvvisi.
OneStrata: il cervello artificiale che legge le rocce
Il modello OneStrata è ispirato ai modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM), i quali riconoscono pattern nei testi e prevedono la parola successiva. Analogamente, OneStrata apprende pattern nei dati stratigrafici, come quali specie coesistono in un determinato strato, la loro sovrapposizione e le date di laboratorio, per prevedere l’età di ogni fossile.
Il cuore del lavoro è la banca dati globale OneStratigraphy, costruita in oltre vent'anni da Shen e colleghi. Essa comprende 31.044 sezioni estratigrafiche, 183.514 specie e 2.845.815 registri fossili, oltre a 449 datazioni di alta precisione ottenute tramite ID‑TIMS, che riducono l’errore a pochi milioni di anni.
Perché i metodi tradizionali falliscono
Le tecniche classiche ordinano i fossili confrontando migliaia di combinazioni possibili, un processo computazionalmente proibitivo quando si superano le 10.000 specie. OneStrata invece “impara” i pattern statistici e li usa per prevedere la posizione temporale di ogni esemplare, gestendo così milioni di dati senza saturare le risorse informatiche.
Risultati che cambiano la narrativa delle estinzioni di massa
La ricostruzione di OneStrata ha messo in luce più di 110.000 specie marine distribuite su 540 milioni di anni, con una risoluzione di 1.000 anni. Tale dettaglio è ineguagliabile rispetto ai metodi tradizionali, i quali operano su intervalli di milioni di anni.
Il modello ha confermato che solo Due estinzioni di massa sono colpi brutali: la fine dell’Ordovicico e la fine del Permico. Le altre tre, invece, mostrano declivi “deboli o diffusi” che si estendono su milioni o decine di milioni di anni. Shen ha chiarito che ciò non esclude l’esistenza di estinzioni di massa, ma suggerisce un “ricambio” in cui le specie scomparse vengono sostituite da altre diverse.
Altri insight sorprendenti
- Le fasi di alta biodiversità non sono immuni agli eventi di estinzione, contrariamente a quanto proposto da ricerche precedenti.
- La diversità delle specie non è semplicemente “casuale” ma segue schemi predicibili basati su relazioni estratigrafiche.
- Il modello suggerisce la possibilità di una “Tierra digitale predictiva”, una piattaforma che integra dati paleontologici, estratigrafici, geocronologici ed ambientali per studiare la coevoluzione a lungo termine tra vita e ambiente.
Reazioni della comunità scientifica
Non tutti i paleontologi hanno accolto i risultati con entusiasmo. Erin Saupe, Oxford, ha espresso cautela, avvertendo che i cambiamenti nella biodiversità potrebbero riflettere bias nei dati sottostanti. Matthew Clapham, UC Santa Cruz, ha riconosciuto l’importanza del lavoro, ma ha suggerito che potrebbero esserci ulteriori passi da compiere prima di considerarlo rivoluzionario.
Il futuro della stratigrafia
Il creatore di OneStrata, Douglas Erwin, ha ribadito che la stratigrafia non sta scomparendo ma si sta evolvendo. Il nuovo approccio libererà i geologi da compiti ripetitivi, permettendo loro di affrontare domande più complesse sulla storia della Terra.
Conclusioni
OneStrata non è solo uno strumento per analizzare la biodiversità: è una nuova infrastruttura digitale che punta a creare una “Tierra digitale predictiva”. Con una precisione temporale di 1.000 anni su 540 milioni, il modello offre un nuovo modo di interpretare gli eventi di estinzione e di comprendere le dinamiche a lungo termine della vita sulla Terra.
