Negli ultimi giorni, a distanza di alcuni giorni dai casi in Francia, anche nei Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia, Finlandia, Svezia e infine in Italia, si sono registrati diversi attacchi informatici alla catena del freddo nella grande distribuzione.
Chi ha rivendicato gli attacchi e quali sono le modalità operative
I gruppi hacker filorussi NoName057(16) e Z‑Pentest hanno rivendicato gli attacchi contro i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati europei, compresi alcuni punti vendita italiani, come comunicato dal TG1. La rivendicazione è stata accompagnata da un video diffuso sui social network, nel quale i due collettivi sostengono di aver manomesso da remoto gli impianti e di aver provocato malfunzionamenti nella catena del freddo.
Secondo le dichiarazioni dei gruppi, gli aggressori hanno sfruttato le funzioni integrate nei sistemi di controllo, senza ricorrere necessariamente a malware sofisticati, per modificare temperature e parametri operativi. Vengono citate apparecchiature impiegate per la gestione degli impianti frigoriferi, suggerendo che le capacità dei gruppi potrebbero estendersi ad altri settori strategici.
Verifica della responsabilità
La rivendicazione, tuttavia, non equivale a una conferma indipendente della responsabilità. Al momento non è stato dimostrato che tutti gli incidenti registrati nei vari Paesi europei abbiano un’unica regia o siano effettivamente riconducibili ai due collettivi. Le indagini dovranno verificare l’autenticità delle dichiarazioni e ricostruire modalità, obiettivi e portata dell’operazione.
Risposta istituzionale italiana
In Italia Palazzo Chigi, ACN e il comparto intelligence si sono prontamente attivati. Il Governo ha ritenuto opportuno circoscrivere l’allarme, confermando un impatto nazionale limitato a poche unità dotate di apparati obsoleti ed esposti in rete, escludendo rischi sanitari. Questa tempestiva risposta istituzionale definisce il perimetro di una crisi che impone un radicale cambio di paradigma nella valutazione delle minacce cibernetiche globali.
Il vertice del 3 novembre a Palazzo Chigi, presieduto dal Sottosegretario Mantovano e dal Ministro Lollobrigida, con i vertici di ACN e intelligence, ha certificato che i bersagli colpiti sul territorio nazionale risultavano equipaggiati con presidi palesemente obsoleti, caratterizzati da interfacce gestionali esposte direttamente su Internet e da architetture di autenticazione gravemente deficitarie. La maggior parte della filiera ha invece respinto con successo le intrusioni grazie a sistemi aggiornati.
Il bollettino tecnico ACN
Attraverso il bollettino tecnico BL01/261013/CSIRT‑ITA, inizialmente diramato il 13 ottobre in risposta agli eventi francesi e riproposto il 3 novembre a seguito degli incidenti italiani, l’ACN ha delineato le misure urgenti di verifica e mitigazione per gli operatori della distribuzione alimentare e della filiera del freddo.
- Interfacce di amministrazione esposte pubblicamente;
- Credenziali predefinite che hanno consentito l’attivazione remota dei cicli di sbrinamento;
- Alterazione dei parametri operativi.
Le sei macro‑azioni imposte dall’ACN
Per arginare la minaccia, l’ACN prescrive sei macro‑azioni immediate e non derogabili.
1. Censimento e segregazione OT
Viene imposto un censimento rigoroso dell’ecosistema OT (controller, SCADA, HMI, gateway IoT) e la rimozione tassativa di qualsivoglia esposizione diretta su Internet delle interfacce di amministrazione. L’architettura di rete deve prevedere una segregazione logica ineludibile tra gli ambienti IT aziendali e i sistemi OT di controllo fisico, consentendo l’amministrazione remota solo mediante VPN aziendali aggiornate, protette da autenticazione a più fattori (MFA) e mediate da jump host dedicati.
2. Bonifica delle identità digitali
Il CSIRT‑Italia impone una profonda bonifica delle identità digitali: rotazione delle credenziali tecniche, eliminazione degli account di default e adozione del principio del minimo privilegio, distinguendo i profili di sola lettura da quelli abilitati alla modifica dei parametri termici.
3. Verifica dell’integrità dei parametri
Le organizzazioni devono verificare l’integrità dei parametri correnti rispetto alle configurazioni nominali autorizzate, analizzando i file di log degli ultimi novanta giorni per rilevare anomalie (disabilitazione degli allarmi, accessi da sorgenti insolite) e predisporre procedure d’emergenza concordate tra funzioni di sicurezza informatica, impiantisti e responsabili della sicurezza alimentare (HACCP).
4. Isolamento dei dispositivi End‑of‑Life (EOL)
Viene rimarcata l’urgenza di isolare o dismettere i dispositivi EOL, per i quali i produttori non forniscono più aggiornamenti di sicurezza.
5. Aggiornamento della cyber‑hygiene
Le aziende devono adottare pratiche di cyber‑hygiene: patch management regolare, monitoraggio continuo delle vulnerabilità, test di penetrazione periodici e formazione del personale sulle minacce OT.
6. Coordinamento nazionale e reporting
È obbligatorio segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia al CSIRT‑Italia e partecipare a tavoli di lavoro nazionali per condividere best practice e allineare le difese a livello di intero settore della grande distribuzione.
Implicazioni per le infrastrutture critiche e la difesa
La problematica trascende il perimetro della grande distribuzione organizzata, investendo trasversalmente i domini Operational Technology (OT) e Internet of Things (IoT). Si estende a catene di approvvigionamento, comparto sanitario, utilities, infrastrutture critiche e persino installazioni della Difesa. La domanda cruciale per il Sistema Paese è se esista un’adeguata capacità di mappare, quantificare e governare il rischio cyber‑fisico derivante da una dipendenza sistemica da architetture tecnologiche iper‑connesse e intrinsecamente fragili.
L’evidenza empirica di questa asimmetria è iniziata in territorio francese nell’ottobre 2026, quando un’offensiva informatica ha compromesso le architetture di controllo termico di circa settecento complessi commerciali, sovrascrivendo le curve di temperatura e provocando il deperimento massivo delle merci. La stessa fenomenologia si è poi riprodotta in Italia e altri Paesi europei, sebbene con un’incidenza marginale, interessando le infrastrutture di refrigerazione di alcuni punti vendita siciliani gestiti dal gruppo Radenza.
Questi eventi dimostrano che, per generare un impatto sistemico di vasta scala, è spesso sufficiente individuare un singolo componente periferico interconnesso, scarsamente presidiato, replicato serialmente in migliaia di istanze e inserito in un processo operativo essenziale.
Conclusioni e prospettive future
La risposta italiana, sebbene efficace nel contenere i danni immediati, evidenzia una vulnerabilità strutturale che richiede un approccio di resilienza sistemica. È necessario rafforzare la governance della sicurezza OT, promuovere l’adozione di standard di progettazione sicura per i dispositivi IoT e garantire una continuità di aggiornamento firmware anche per apparecchiature legacy.
Solo attraverso una collaborazione stretta tra settore pubblico, industria della grande distribuzione, fornitori di tecnologia e agenzie di intelligence sarà possibile ridurre il rischio di future guerre ibride che sfruttano il freddo come arma digitale.
