La Commissione europea ha presentato recentemente un ambito pacchetto denominato “Strategie per la sovranità tecnologica”, finalizzato a rafforzare l’autonomia e la resilienza tecnologica dell’Unione Europea in settori chiave come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, il cloud, l’open source e l’energia digitale. L’obiettivo principale è ridurre la dipendenza dal dominio tecnologico estero, soprattutto statunitense e cinese, salvaguardando al contempo dati, infrastrutture e sicurezza digitale.
Il mercato europeo dei chip, ad esempio, dipende per circa l’85% dagli approvvigionamenti esteri, principalmente da aziende statunitensi e asiatiche. Questa concentrazione ha rappresentato un rischio evidente durante la pandemia, quando catene di fornitura globali si sono interrotte in modo inaspettato, colpendo duramente l’industria europea, inclusa l’automotive, la produzione elettronica e i servizi ICT.
Che cosa include il pacchetto per la sovranità tecnologica?
Il piano della Commissione si articola in una serie di iniziative mirate a diversificare le fonti di approvvigionamento e a promuovere una produzione locale di elevata qualità. Al centro del progetto c’è la volontà di investire massicciamente in ricerca, innovazione e formazione di personale specializzato nei settori tecnologici.
A titolo esemplificativo, il piano prevede:
- L’accordo con la Commissione di nuove iniziative congiunte con le aziende europee al fine di costruire o rilanciare infrastrutture interne di produzione di chip;
- Il sostegno all’open source, riconosciuto come fondamentale per ridurre la dipendenza da sistemi proprietari;
- L’aumento della capacità di elaborazione locale per il machine learning e l’intelligenza artificiale;
- Investimenti in infrastrutture del cloud e la costruzione di una “nuvola europea” di dati;
- Iniziative per sviluppare una rete di laboratori e centri digitali avanzati dedicati alla tecnologia quantistica.
Resilienza e sicurezza dei dati
L’Europa ha da tempo sottolineato l’esposizione delle sue infrastrutture alle minacce esterne. Il settore digitale, in particolare, ha rappresentato un punto debole a causa della dipendenza da infrastrutture estere. I dati sensibili, che vengono processati in server fuori dal contatto giuridico europeo, rischiano di non essere soggetti alle leggi UE e di essere esposti a minacce informatiche di alto rischio.
Il piano prevede quindi interventi mirati a garantire la sicurezza locale dei dati digitali e l’autonomia nel trattamento. Si tratta di un passo fondamentale per raggiungere la cosiddetta “sovravvivenza tecnologica”, un concetto sempre più importante in un scenario geopolitico sempre più incerto.
I benefici economici e la prospettiva futura
L’indipendenza tecnologica non è un obiettivo puramente difensivo, ma un’opportunità economica. I mercati europei di semiconduttori, intelligenza artificiale e data center stanno crescendo rapidamente e rappresentano oggi un business da trilioni di euro. Costruire infrastrutture proprie e tecnologie di punta permetterà all’UE di cogliere questa opportunità, rafforzando la sua competitività globale.
Un ruolo chiave delle istituzioni e dell’industria
La Commissione non agirà da sola: l’esecutivo ha fatto capire che è necessario il coinvolgimento attivo di Stati membri, industria privata e istituzioni accademiche. Solo con un partenariato forte e una strategia comune sarà possibile raggiungere gli obiettivi di resilienza tecnologica fissati. Altri elementi essenziali includeranno un sistema legale e normativo europeo coerente e una forte capacità di cooperazione con paesi alleati fuori UE, come Canada, Australia e Giappone.
Inoltre, saranno fondamentali gli accordi internazionali per garantire che i partner europei esteri non possano minacciare la sovranità tecnologica del Vecchio Continente.
Pianificazione e tempistiche
Il piano dettagliato della Commissione prevede la realizzazione di progetti pilota per le nuove tecnologie entro il 2026, insieme a un monitoraggio costante sul livello di avanzamento da parte di un’apposita Task Force Europea. Gli investimenti saranno sostenuti attraverso fondi dell’Unione Europea e contributi statali nazionali, con il contributo finanziario della Banca Europea per gli Investimenti.
In conclusione, il piano dell'UE si colloca all’interno di una visione più ampia di resilienza infrastrutturale e tecnologica, necessaria in un mondo in cui la concorrenza globale in campo digitale si fa sempre più aspra, e dove la sicurezza e l’autonomia non sono una scelta, ma una necessità.
