Nel corso di un incontro con i giornalisti al termine del G7 in Francia, la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha confermato che il governo non presenterà alcuna proposta di legge per vietare ai minori di accedere ai social media. Una notizia che smentisce alcune speculazioni emerse nel mese di aprile.

Al momento, un disegno di legge per limitare l'accesso ai social media ai minori è al vaglio del Senato italiano. L’esame del testo legislativo, però, ha evidenziato diversi problemi tecnici e di privacy connessi a una misura di questo tipo. Inoltre, l’assenza di misure di verifica dell’età efficaci e le possibili violazioni della privacy, in caso di conservazione o fuga di dati, sono state sollevate da esperti come gravi criticità.

Possibili rischi e alternative da considerare

Uno degli argomenti principali avanzati per non introdurre il divieto è che l’accesso ai social media per i minori può essere facilmente aggirato. Come spiegato da Giorgia Meloni, un divieto potrebbe essere facilmente eluso utilizzando una Virtual Private Network (VPN), che maschera l’identità e l’ubicazione dell’utente.

Il governo italiano, come spiegato dal primo ministro, ha preferito non concentrarsi esclusivamente su un’eventuale legge restrittiva ma ha scelto un approccio più flessibile, invocando maggiore responsabilità da parte delle piattaforme tecnologiche. In questo contesto, l’Italia chiede alle aziende di migliorare l’educazione digitale e di introdurre misure efficaci per proteggere i minori online, senza ricorrere a divieti generalizzati che potrebbero trasferire il problema all’interno della famiglia.

L’Europa spinge una nuova legislazione

Alcuni paesi europei, invece, stanno avanzando con decisione verso il divieto per i minori di accedere ai social media. In Francia, ad esempio, l’Assemblea Nazionale ha già adottato una legge che proibisce l’accesso ai social ai soggetti di età inferiore ai 15 anni. Il Regno Unito ha seguito questa linea introducendo invece un’età limite di 16 anni.

Questo confronto con le altre nazioni ha fatto emergere come diverse strategie siano state adottate per affrontare le problematiche legate ai social media e i ragazzi. Nonostante le divergenze, l’Italia rimane concentrata sul dibattito interno per trovare un equilibrio tra libertà d’accesso, protezione dei minori e rispetto della privacy.

Una legislazione in discussione

Il governo italiano non ha interrotto totalmente la discussione sull’argomento. La commissione parlamentare competente ha avviato l’esame di un nuovo testo, il disegno di legge numero 1136, che prevede un divieto di accesso ai social media e alle piattaforme di condivisione video per i minori di 15 anni.

    • La verifica dell’età dovrà avvenire tramite un “mini-portafoglio nazionale”, reso disponibile entro il 30 giugno 2026.
    • Sembra, tuttavia, che questo strumento sia diverso da quanto previsto nell'IT-Wallet.
    • Il testo, già bloccato da oltre due anni alla Camera, continuerà ad essere esaminato al Senato a partire da queste discussioni.

A livello europeo, la Commissione dovrebbe annunciare una sua iniziativa entro l’estate, in vista di una possibile armonizzazione delle norme sui social media a livello Ue.

Un dibattito lungo e complesso

Il tema della regolamentazione dei social media nei confronti dei minori è uno dei dibattiti più complessi in Italia. La discussione è iniziata formalmente da oltre otto mesi e non ha prodotto finora alcuna intesa condivisa. Il governo, dunque, lascia spazio al Parlamento per valutare eventuali avanzamenti legislativi.

Il Ministro dell’Istruzione ha sostenuto con forza l’introduzione di una legge per vietare l’accesso ai social alle persone sotto i 16 anni, ma il dibattito rimane aperto. Molti sono i fattori che potrebbero influenzare la decisione finale, come le pressioni esterne, la percezione sociale del problema e l’impegno delle piattaforme tecnologiche a introdurre nuove norme interne in materia di accesso ai minori.